A proposito di Schmidt
di Alexander Payne
Non è la prima volta che
Alexander Payne ambienta e gira una sua midwestern comedy ad
Omaha, capitale del Nebraska. A chi gli chiede le ragioni di
tale scelta, il regista, che vi è nato e cresciuto, ama
rispondere che tra Los Angeles e New York c’è un
continente poco conosciuto.
Piccola per numero d’abitanti,
ma importante per le attività che vi sono insediate –
occupa sempre una delle posizioni di testa nelle graduatorie
compilate dalle riviste finanziarie delle città dove far
affari e vivere – Omaha ha cominciato a svilupparsi
attorno al 1850, con l’arrivo delle prime carovane di
mormoni e soprattutto con la costruzione del terminal della
ferrovia della Union Pacific. Conobbe un momento di
particolare successo negli ultimi anni dell’Ottocento,
quando l’urbanista Horace Cleveland progettò un sistema
di parchi, ed ospitò, nel 1898, una grande fiera, la Trans
Mississippi Exposition che avrebbe dovuto pubblicizzare lo
sviluppo degli stati dell’ovest.
Omaha, così chiamata dal
nome del gruppo di indiani che abitavano nella zona, è
considerata un prototipo della città di frontiera. Il gioco
d’azzardo e la prostituzione vi hanno a lungo prosperato e
governato, come dimostrano gli innumerevoli scandali
politici che si sono succeduti senza interruzione,
soprattutto durante il periodo del sindaco Dennison, il cui
sistema di potere è rimasto in piedi per ben quarant’anni.
Saldamente in mano ai
repubblicani, la città vanta una tradizione di stretti
rapporti tra mondo degli affari e governo locale ed una
forte presenza dell’industria militare. Negli impianti di
Fort Crook è stato prodotto il B 29 che lanciò l’atomica
su Hiroshima.
Dopo la seconda guerra
mondiale, la sua trasformazione ha seguito le stesse fasi di
molte città americane; rinnovo urbano e autostrade negli
anni ‘50, spopolamento verso i sobborghi, progetti per la
revitalizzazione del central business district, fino alle
più recenti demolizioni degli insediamenti di edilizia
residenziale pubblica, a cominciare dal Logan Fontanelle, un
quartiere di 500 abitazioni e 2000 persone, costruito
durante l’amministrazione Roosevelt, che è stato spazzato
via per cedere i suoi 15 acri di terreno al North Omaha
Business Park. L’immagine della città e la sua
riconoscibilità sono affidate a due grattacieli, la Woodmen
Tower, di cui il protagonista era vice vicepresidente, e la
sede della First National Bank, il più alto edificio del
Nebraska, che si vede nelle sequenze iniziali. Ancora in
costruzione quando è stato girato il film, adesso è
terminato e, come recitano gli slogans dell’urban
marketing, ha drammaticamente modificato la skyline di Omaha.
In questo informe
paesaggio, che in qualche misura è la materializzazione
della povertà spirituale di Warren Schmidt, non stupisce
che la tardiva ricerca di un senso della sua vita, resti
infruttuosa. Più che l’impossibilità di riconoscere i
luoghi dell’infanzia, dove c’era la sua casa c’è un
negozio, colpisce il desolante tentativo di esplorazione
della memoria collettiva che Schmidt cerca di compiere
visitando il Great Platte River Road Archway. E’ un theme
park dedicato alle imprese dei pionieri, dove ora, dopo
il successo del film, a chi esibisce il biglietto del
cinema, viene offerto un ingresso gratuito.