ANARI
Id.
India, 1959. Regia: Hrishikesh Mukherjee.
Sceneggiatura: Inder Raj Aannd. Fotografia: Kamal Bose. Ms:
Shankar-Jaikishan. Testi: Shailendra.
Interpreti: Raj Kapoor (Rai Kumur), Nutan (Aarti), Motilal (Ramnath),
Lalita Pawar (Mrs. D’sa)
Produzione: L.B. Films. 166’ B/N (hindi)

Il
giovane spiantato Rai Kumur (Raj Kapoor) alloggia presso l’anziana
signora D’sa (Lalita Pawar), vedova scorbutica ma dal
cuore d’oro, che in realtà considera Rai come un figlio.
Un giorno Rai incontra la ricca Aarti, che però, per
rimanere al suo stesso livello sociale, si spaccia per la
servitrice della sua stessa casa. Aarti, commossa dalla
sfortuna di Rai, che non riesce a trovare un lavoro ed è
senza una lira, lo invita nella sua casa per fargli
dipingere il ritratto della "padrona", che però
si rifiuta: alla fine Rai fa il ritratto di Aarti e dà a
lei il ricco compenso ("Noi poveri dobbiamo aiutarci l’uno
con l’altro"). Il padre della ragazza, proprietario
di un’industria farmaceutica, conquistato dalla sincerità
di Rai, lo assume nell’azienda come contabile. Quando
però scopre che la figlia ne è innamorata fa di tutto per
allontanarlo da lei; infine, quando un medicinale guasto
uccide la sig.ra D’sa, l’uomo approfitta dell’occasione
per incolpare Rai di omicidio. Ma alla fine si dichiarerà
colpevole salvando il ragazzo.
Anari è sostanzialmente
un misto tra commedia sentimentale e commedia degli equivoci
(lo scambio di nomi tra Aarti e Asha), anche se verso la
fine vira bruscamente verso il melodramma. La prima parte è
senz’altro la più riuscita, con gli indimenticabili
battibecchi tra Rai e la signora D’sa e le trovate di lei
per aiutarlo senza ferirlo nell’orgoglio. Una scena
esemplare è quella in cui Rai ha appena finito di dire a D’sa
che non ha una lira in tasca per pagarle gli arretrati e che
andrà a letto senza cena. Mentre lui è disteso sul letto,
D’sa mette una moneta sul suo comodino; poi lo sveglia e
lo accusa di aver mentito riguardo ai soldi. "Anari"
(sciocco, idiota) lo chiama spesso, affettuosamente D’sa.
E "Anari" è anche il titolo della canzone che
Aarti e Rai cantano insieme nel giardino, mentre Rai cerca
di metterle un fiore tra i capelli.
Anari,
vincitore di cinque premi Filmfare, ebbe un grande successo
facendo decollare la carriera di Hrishikesk Mukherjee,
al suo secondo film. Più volte accostato dai critici a
Frank Capra, per le tematiche sociali riguardanti l’"uomo
comune" e per il modo leggero e ottimista con cui le
affronta, Mukherjee trova in Kapoor il suo "James
Stewart"; come i personaggi del regista roosveltiano,
il Rai ha un solo grande problema: un’onestà esagerata,
una fiducia negli altri, che è fuori posto in un mondo
sempre più individualista e spietato. Queste sue qualità,
infatti, anziché ripagarlo, non fanno che metterlo in guai
sempre peggiori. Ma alla fine la sua bontà riesce a
trasformare anche gli animi più bui.
Raj Kapoor è un attore
versatile, provvisto di grandi capacità mimiche e comiche
– Anari ne è un ottimo esempio – per le quali è
stato spesso paragonato (forse esageratamente) a Charlie
Chaplin. Figlio d’arte, calca i set cinematografici dall’età
di undici anni. Nato nel 1924 a Pehawar (ora in Pakistan),
verso la fine degli anni Quaranta fonda una propria casa di
produzione cominciando a produrre e a dirigere i suoi film.
Per oltre quarant’anni è stato il filmmaker indiano più
amato dal suo popolo, grazie alla sua capacità di
raggiungere il pubblico più vasto e vario possibile.
Vittorio Renzi