Chicago
di Rob Marshall

Non sono molte le riprese di esterni in questa trasposizione cinematografica di uno dei più famosi musicals americani. Il compito di dare allo spettatore la sensazione che siamo davvero a Chicago è lasciato a poche immagini d’archivio, la sede del Chicago Tribune, il tribunale, uno scorcio di una strada dentro il Loop, fiancheggiata da grattacieli e con la sopraelevata che l’attraversa sullo sfondo.

Tra queste cartoline in bianco e nero, inserite per brevi istanti nel flusso del grande spettacolo, spicca la facciata del Chicago Theater, costruito nel 1921, su progetto di Cornelius e George Rapp, due fratelli che si specializzarono nella costruzione di teatri e cinema. Il loro studio, aperto nel 1906 e attivo fino al 1965, ne realizzò oltre 300 in tutti gli Stati Uniti.

La società Balaban & Katz, che in seguito sarebbe diventata la Paramount, possedeva numerose sale in varie zone periferiche e non lesinò spese per la sua prima sede in centro. Costruito in un periodo nel quale l’edificio era altrettanto importante del film, il teatro doveva avere un aspetto opulento e elegante, per attrarre un pubblico di classe. L’idea di fondo era che la borghesia benestante sarebbe stata più disposta ad avvicinarsi a spettacoli considerati adatti ai gruppi sociali inferiori se avesse potuto farlo in un ambiente più adatto alle proprie pretese di decoro.

Il progetto si ispira al modello dei palazzi europei del seicento. In questa sorta di Versailles in miniatura, il cui grande ingresso rimanda alla cappella reale di Mansart, la decorazione è lussuosa ed elaborata: colonne coperte di scagliola per farle sembrare di marmo, lampadari di cristallo, scale coperte di tappeti rossi che portano alle balconate superiori. L’auditorium ha una forma a ferro di cavallo, più largo che lungo, può contenere circa 4000 spettatori ed ha un soffitto completamente scolpito.

Anche la facciata principale, su State Street, rivestita di terra cotta smaltata color bianco crema, è un revival di motivi classicheggianti dove, all’interno di un grande arco, ad imitazione dell’arco di trionfo di Parigi, si apre una finestra tonda con il simbolo di Balaban & Katz. L’insegna verticale, alta sei piani e le cui lettere illuminate si leggono su tre lati, è diventata un simbolo di Chicago.

Oltre che alla decorazione i progettisti prestarono grande cura agli accorgimenti tecnici. Per garantire un adeguato isolamento acustico, ad esempio, la facciata nord, confinante con il Loop, è costituita da due muri, uno interno all’altro.

L’inaugurazione, nel 1921, fu un evento importante perchè, come scrisse il poeta Carl Sandburg segnò l’apertura di un’era, "introdusse il midwest al cinema". L’anno successivo arrivarono i primi spettacoli di jazz, che conservarono a lungo la specialità di essere "jazz suonato solo da bianchi".

Diventato l’epitome del cinema teatro, il Chicago Theater entrò in crisi negli anni ’50, quando i proprietari di cinema esterni all’area del Loop vinsero una causa per far abolire la norma che imponeva di presentare i nuovi film prima in centro. Una forte mobilitazione riuscì a scongiurare la demolizione dell’edificio che, nel 1983, venne designato monumento cittadino.