CITY OF GOD
(Cidade de Deus) BRAS-FR-USA 2002 di Fernando Meirelles (e Kátia Lund, non accreditata) con Alexandre Rodrigues, Leandro Firmino da Hora, Douglas Silva, Seu Jorge, Matheus Nachtergaele, Philippe (Phelippe) Haagensen, Jonathan Haagensen, Alice Braga.

° Basato su storie vere, tratte dal libro di testimonianze oculari dirette di Paulo Lins. Cidade de Deus, la più antica e malfamata favela di Rio de Janeiro dalle case tristemente tutte uguali e dalle strade non asfaltate: Rocket (nella versione inglese, in originale Buscapè), oggi affermato fotoreporter afrobrasiliano che ha trovato la sua redenzione nella fotografia, racconto a ritroso la sua storia, che gravita attorno a quella di parenti e amici, dagli anni ’60 agli anni ’80, tra amori e speranze di cambiamento, spacci di droga e lotte di quartiere che volgono in vere e proprie guerre civili. Un Goodfellas alla brasiliana per struttura a incastro e per come entriamo con naturalezza nella mentalità criminale, in un mondo che sembra dimenticato da Dio (tranne che, ironia della sorte, nel nome) e che non riuscirà mai a rialzarsi in piedi, sfiancato com’è dalla povertà e dalla morte: Meirelles, finora regista di tv e di documentari (infatti per girare è entrato rischiosamente nel ghetto), dice che la violenza chiama violenza e che il giro della malavita è un circolo vizioso che coinvolge tutti (innocenti, bambini, animali) e dal quale non si esce. Pur narrato dalla voce del "buono" di turno, il film è complesso e profondo ed evita di schierarsi e di giudicare i pulsanti personaggi, che l’ironia amara e la partecipazione emotiva profuse dal regista arricchiscono di calore umano e di diritto alla vita. Straordinario il lavoro sul ritmo e sulla forma, caleidoscopico e a ogni sequenza innovativo montaggio di immagini (spesso sgranate, spesso riprese con camera a spalla), tecniche e stili, suoni e rumori a rendere il caos impazzito e la vitalità furibonda di una gioventù vittima di proditori simboli (la droga, le armi) e di un mondo derelitto che si sta ripiegando su sé stesso (e Meirelles, però, non si piange addosso invocando gli sbagli altrui) ma che avrebbe la fora e le possibilità – anche con l’arte, come le fotografie di Rocket dimostrano – per riemergere da un presente di sangue e di sopraffazione armata. Gran colonna sonora, nessun facile folclorismo, incipit da antologia con una gallina fuggiasca, sceneggiatura arguta e interpreti perfetti (tutti veri abitanti della favela scelti e istruiti con cura insieme alla co-regista Lund, e ai quali è stato spesso chiesto di improvvisare): osannato ovunque, inedito in Italia. La bellissima Angelica è interpretata a Alice Braga, nipote di Sonia. Realizzato dopo cinque anni di preparazione, è cinema che trasuda cinema allo stato puro che non solo mostra la realtà, ma la fa capire meglio con la forza della sintesi e della tecnica peculiari di questa arte. GANG 130’ * * * *

Roberto Donati

Vai a Sudamerica e...dintorni!