Elling
di Peter Naess
L’ospedale psichiatrico
da cui viene dimesso, l’abitazione in cui viene sistemato
nella fase di reinserimento alla vita normale, i negozi, i
ristoranti, tutti i luoghi dove Elling si trova a dover
passare, emanano un senso di ordine rassicurante. Tutto,
compreso il traffico tranquillo, contribuisce a dare di Oslo
un’immagine di città benestante e benevola, dove chi ha
disturbi mentali viene curato in confortevoli dimore di
campagna e poi aiutato a tornare alla normalità.
Ma è proprio contro
questo modello di società che si prende cura dell’individuo
anche contro il suo parere, contro questa strategia di
inclusione obbligatoria, che il protagonista lotta durante
tutto il film. Elling non è "matto". Il suo
malessere deriva sostanzialmente dal fatto che egli non
accetta la mano protettiva dello stato che, a fin di bene,
interferisce nella sua vita e vuole indurlo, pur senza
coercizione, a diventare come tutti. A questa visione Elling
non si ribella violentemente, ma oppone una logica diversa
che si manifesta in vari modi, dal rifiuto a rispondere al
telefono alla introduzione delle proprie poesie nelle
confezioni di cibo sui banconi del supermercato.
Il momento culminante
della contrapposizione fra cibo e alimento spirituale è la
spedizione notturna al parco Frogner dove Elling porta l’amico
con cui divide l’alloggio assistito. Si tratta di uno dei
luoghi più visitati di Oslo, nel centro del quartiere
Majorstua. Nel 1907 la municipalità decise la costruzione
di una fontana ornata di statue e ne affidò l’incarico
allo scultore Gustav Vigeland. L’iniziativa fu concretata
solo negli anni ’20. Vigeland realizzò una vasca
sostenuta da sei giganti che rappresentano uomini di diversa
età, mentre sul parapetto si ergono gli alberi della vita,
una combinazione di esseri umani e alberi. Da allora
Vigeland non smise più di occuparsi del parco e di
dedicarsi ad un progetto ambiziosissimo al quale lavorò
fino alla sua morte, avvenuta nel 1943.
Nel complesso, il parco
comprende 192 sculture con oltre 600 figure a grandezza
naturale.
Uno dei pezzi più famosi,
che suscita l’ammirata sorpresa dell’amico di Elling, è
il monolite, una colonna di 14 metri, ricavata da un singolo
blocco di pietra, completamente coperta da 121 figure umane.
I corpi alla base della colonna sembrano inerti, poi inizia
un movimento a spirale sempre più vivace man mano che ci si
avvicina alla cima dove ci sono dei bambini. Sul significato
del monolite esistono varie ipotesi - potrebbe voler
rappresentare la resurrezione, la lotta per la vita, la
ricerca della trascendenza - ma i due "matti"
sembrano più interessati alla fisicità sensuale delle
sculture che alle interpretazioni. E ancor più affascinati
sono dai 36 gruppi in granito che rappresentano il ciclo
della vita e dalle 58 figure di bronzo sul ponte che
rappresentano l’attrazione fra uomo e donna.
Fervente ammiratore di
Rodin, Vigeland è considerato il rappresentante più alto
del simbolismo norvegese nel campo della scultura. Il suo
parco è una perfetta rappresentazione della ribellione di
Elling, ma segna anche il momento di passaggio verso il
ritorno alla vita associata. Solo recuperando l’irrazionale,
Elling conquista una dimensione di vita completa, cioè
normale.