GUNAAH
Id. India, 2002 durata: 135’

Regia
: Amol Shetge
Sceneggiatura
: Mahesh Bhatt.
Coreografie
: Reshma Khan.
Fotografia
: Ishwar Bidri.
Scene: Satyen Chowdhary.
Montaggio: Mohammed Rafique.
Musiche: Anand Raji Anand, Sajid Wajid. Testi: Anand Bakshi, Praveen Bhardwaj. Int: Dino Morea (Aditya), Bipasha Basu (Prabha), Irrfan, Vishwajeet Pradhan, Yashpal Sharma (Parshuram), Ashutosh Rana, Pr: Vishesh.

La prima immagine, fissa, stilizzata, è quella di una città vista dal mare; la musica ci introduce subito al genere: un thriller/mélo metropolitano.
Lei è Prabha, agente di polizia determinata e onesta, mentre il suo superiore, Pandey, è corrotto e malvagio. Ha un trauma: figlia di una prostituta, da piccola ha ucciso un uomo che stava picchiando selvaggiamente la madre. Viene chiamata a interessarsi al caso dell’omicidio di un dottore da parte di un giovane sconosciuto e bellissimo. Il giovane, Aditya (Dino Morea), fa parte di un’organizzazione terroristica dai fini non ben specificati, ma comunque "ribelle al sistema" e tanto basta ad Adituya: infatti suo padre, un giornalista, fu malmenato e ucciso proprio da Pandey, omicidio al quale lo zio di Prabha, allora poliziotto, assistette impotente e subito dopo lasciò la polizia. Durante un inseguimento, Aditya salva la vita a Prabha e tra i due scocca la scintilla. Il problema per Prabha diventa dunque cercare di convincerlo a lasciare da parte i suoi propositi di vendetta e ad aiutarla invece ad affrontare Pandey nella legalità in cui lei crede irremovibilmente.

Per capire il livello del film basterebbe anche questa sola frase che Prabha dice ad Aditya in una cella: "Dio ti ha dato un bel viso, avresti potuto diventare una star del cinema. Perché hai commesso un omicidio?". La stessa domanda potrebbe essere rivolta all’attrice, la bellissima Bipasha Basu:, che nei panni di una poliziotta è credibile almeno quanto lo sarebbe stata in quelli di Madre Teresa: con un così bel viso perché accettare un ruolo simile, in un film che è insostenibilmente brutto? Sì, stavolta tocca dirlo chiaramebnte. Gunaah è un film brutto, pessimo, non merita la visione nemmeno da parte dei più curiosi. Il motivo è che esaspera quelli che sono i maggiori difetti del cinema bollywoodiano (trama come puro pretesto, dialoghi insulsi) e ne aggiunge persino altri, come una brutta regia (intesa anche e soprattutto come direzione degli attori, inesistente) e la totale insipienza di quelli che normalmente sono i punti di forza di un film commerciale hindi: i numeri musicali. Qui sono solo quattro, si riferiscono tutti all’amore impossibile tra i due protagonisti, e sono ispirati da un’immaginazione visiva e da un nitore fotografico degni di uno spot per saponette.

Vittorio Renzi

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