L’OSPITE
SEGRETO
UNA STORIA CHE SI SVOLGE IN QUALUNQUE
PAESE DEL MONDO…
di
Paolo Modugno
Interpreti:
Corso Salani, Romina Mondello, Ludgero Fortes Dos Santos,
Spiros Focas, Gigi Angelillo e
la partecipazione di Ben Gazzara.
Sinossi:
Hadì, un ragazzo di colore, è in fuga dal suo paese.
Inizialmente cerca di sopravvivere (nel paese dove arriva)
vendendo the, ma subisce le angherie del mafioso di turno,
quindi decide imbarcarsi e fuggire al di là del mare, ma i
soldi non bastano mai. Quando finalmente riesce a racimolare
il denaro necessario, la sera della partenza, Hadì ha uno
scontro col poliziotto che gli aveva promesso di farlo
imbarcare e, durante la colluttazione, il poliziotto rimane
ucciso, quindi il ragazzo è costretto a scappare. Si tuffa
nelle acque del porto e nuota, fino a quando non incontra
una nave, sulla quale c’è Alliano, un giovane capitano
della Marina che, lo salva e incautamente, decide di
nasconderlo nella sua cabina.
Paolo
Modugno (il regista) ha detto che gli avevano proposto una
sceneggiatura che trattava di una vicenda di immigrazione
clandestina che si svolgeva fra Istanbul e la Puglia, ma che
lui ha pensato di travalicare gli angusti ambiti geografici
di quella storia e immaginare, al contrario, una storia di
clandestini “in generale” che si svolgesse in un posto
“in generale” (o qualunque).
In questo modo nel suo film appare un clandestino “in
generale”, un poliziotto corrotto “qualsiasi”, uno
sfruttatore “qualunque”, il buono di turno
“universale”…e via astraendo.
Il risultato è che la sua storia appare senza nessun
carattere e forza propria, non ha – come si dice- né capo
né coda, snocciola uno dietro l’altro l’assoluta
banalità dei luoghi comuni sull’immigrazione smarrendo
fin da subito la benché minima traccia di senso compiuto.
Quei personaggi, assoluti o in generale, si muovono in una
atmosfera vuota, fintissima, non riuscendo a conquistare nessuna
credibilità e tanto meno a suscitare alcun interesse o
emozione nello spettatore.
Oltre a questa strategia narrativa totalmente insensata, il
film soffre di uno stile – che Modugno sembra mutuare dai
suoi precedenti televisivi – altrettanto banale; una messa
in scena, movimenti di macchina e direzione degli attori
degni di uno mediocre sceneggiato televisivo.
In questo senso, probabilmente, fra piccolo e grande schermo
in quest’opera c’è la ricerca della possibilità di uno
schermo universale
(in generale).
Insomma una prova deludente sotto tutti i punti di vista,
uno spreco di tempo e di denaro (il film gode di un
finanziamento pubblico) assolutamente
evitabili.
Andrea Scaccia
Modugno ha voluto
evidenziare la storia di Hadì con una colonna sonora che è
diventata parte integrante del film e l’ha fatto (parole
sue) "per sottolineare il tratto documentaristico del
mondo dell’immigrazione". Effettivamente il taglio
del film è documentaristico, ma più che sul mondo dell’immigrazione
sembra un documentario su questo gruppo rock emergente:
tutto il film è invaso dai suoni di questi musicisti pseudo
– posse, ma è più di un sottofondo, diciamo quasi che è
quasi un concerto di un’ora e mezza, inframmezzato dai
segmenti di una storia, la storia di Hadì, un immigrato che
non si capisce da dove viene, né dove si trova, né tanto
meno dov’è diretto. Il regista ha spiegato che la
decontestualizzazione è voluta perché si tratta di una
storia che potrebbe succedere in qualunque parte del mondo,
e questo è vero, ma per come è stata raccontata la storia
si capisce che Hadì si trova in Italia, perché se si
trovasse per esempio in Germania, la storia sarebbe stata
completamente diversa.
Non mi sembra una buona idea quella di decontestualizzare
completamente una storia sull’immigrazione, in primo luogo
perché la decontestualizzazione non è mai completamente
possibile, a meno che non si giri un film su Marte, con
regista e attori originari di Marte, quindi senza che ci
siano influenze culturali!! Inoltre non credo che sia
possibile decontestualizzare un’opera cinematografica, per
quanto la storia possa essere generica.
Per il resto non mi sembra che ci sia molto da dire su un
film come questo, anzi una cosa c’è: non andate a
vederlo!
Giuditta Martucci
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