Di seguito vengono riportati i retroscena del nuovo film di Sergio Castellitto, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, “Non ti muovere”.
Un dietro le quinte
che svela segreti, fatti e curiosità che si possono celare dietro al controverso mondo del cinema.
Queste notizie oltre a svelare curiosità, rispondono a dubbi (non solo narrativi) che possono emergere dopo la visione del film.
 

Penelope Cruz

IL LINGUAGGIO: Italia è una donna del sud, una che viene dal Molise.

I dialoghi sono stati girati tutti in presa diretta. L’accento naturale della protagonista era un ostacolo da superare con allenamenti linguistici impegnativi: certo la bravissima Penelope non ha raggiunto proprio la cadenza molisana, un’impresa impossibile! Ma il "Non ti devi preoccupare" come lo dice Italia nel film è davvero suggestivo, come tante altre espressioni opportunamente cadenzate. Ci sono voluti giorni e giorni di studio e impegno.

C'era la preoccupazione che l'accento americano - spagnolo di Penelope potesse stonare. Allora il suggerimento è stato di farla passare come una molisana albanese. Castellitto volle informazioni delle comunità Albanesi del Molise. Così il monologo più lungo della Cruz, quello del mercato, fu fatto leggere ad una donna albanese prima nella loro lingua e poi in italiano nella cadenza di quelle comunità. E venne registrato tutto. Castellitto ascoltò la cassetta e il suo commento fu: "Perfetto!". Ora nel film la madre della protagonista è albanese e la cadenza della Cruz è un elemento che personalizza tutto il film. 

I GATTI: Penelope Cruz volle portare con sé un gattino di quelli randagi che circolavano attorno alla Casa di riposo dei vecchi dove era stato montato l'ospedale. Quando poi morì il suo personaggio Italia, Penelope, con il gatto, se ne partì. Grande tristezza nella troupe. Castellitto aveva la malinconia e volle che catturassero anche a lui un gattino di quelli randagi, ché se lo doveva portare. Però aggiunse:

“Fatelo vedere dal veterinario...”.

Il giorno dopo il gattino che avevano catturato per Castellitto, mentre si giravano le ultime scene in un altro posto, lontano dalla Casa di riposo, sfuggì dalle mani della ragazza che lo teneva e non si trovava più. Fu una tragedia. Fino a che non lo si ritrovò accucciato al caldo del motore di un furgone. Allora la ragazza si calmò.

La casa di riposo, dopo uno o due mesi, l'hanno chiusa per scabbia. E la scabbia la portano i gatti!

E se Penelope e Castellitto si fossero presi la scabbia e non l'hanno detto a nessuno?

ALTRO CHE DIVA…:

Un giorno arrivò ai vecchietti della casa di riposo un bel pacco regalo. Grande.

Mittente Penelope Cruz.

Tutti felicissimi del fatto che non si fosse scordata così facilmente della troupe e dell’esperienza, i vecchi erano ansiosi di vedere il regalo.

Quando aprirono il pacco, che pesava moltissimo, ne uscirono fuori dei barattoli. Molti barattoli. Era il cibo per i gatti là fuori! Proprio un bellissimo dono.

Penelope però coi vecchi era dolcissima. Ogni sera alla fine delle riprese si recava da loro. Li teneva per mano e parlava con loro passeggiando nell'atrio di quell'ospizio. La folla di fans stava fuori ad aspettare un autografo dalla diva del cinema, ma lei amava stare coi vecchi.

Crevalcore

Il cane di Italia, di nome Crevalcore, è costato una cifra come 700 euro al giorno. Tra l’altro nel film non è stato rappresentato cieco, come invece è nel romanzo (accentuando il senso di miseria e disperazione attorno alla casa di Italia).

Forse, farlo recitare non vedente sarebbe costato di più.

Costumi e Scenografie

I costumi di Claudia Gerini e di Sergio Castellitto sono di Cerruti 1881 (la fonte appare bene nei titoli di coda). Nel film c'è una bella inquadratura in grande della marca: pubblicità che di occulto ha gran poco.

Risposta: la pubblicità con le ditte è una questione che riguarda la produzione.

La costumista Zaira De Vincentiis è molto brava. Sul set le costumiste hanno un po' il ruolo di mamme. Ti vestono, stanno attentissime e sempre gentilissime e ti guardano in continuazione fino a che non fai la ripresa. Ma non perché gli piaci, per assicurarsi che il loro costume sia in perfette condizioni.

Lo scenografo Francesco Frigeri è lo stesso del film “The Passion of the Christ”, che sta facendo tanto scalpore ancora prima di uscire.

La casa di Italia è stata costruita in una zona della periferia romana, dopo l’EUR, appositamente per il film. E’ costata la bellezza di 50 mila euro.

Le scene girate in Molise…

Nei titoli di coda come località molisana in cui sono state fatte le riprese viene segnalato solo Boiano, provincia di Campobasso. In realtà le scene girate in Molise non riguardano solo Boiano, ma anche comuni come Fossalto, Sepino, etc. A Boiano è stato girato l’intervento chirurgico e la morte d'Italia, trasformando l’obitorio della Casa per anziani, Gesù e Maria, in camera operatoria e costruendo appositamente la camera dove Penelope muore e qualche esterno (il passaggio del treno e il carro funebre che se ne va).

Altri tre giorni di ripresa si sono svolti al motel Da Roberto (realmente esistente), dove Italia si sente male. Da Roberto è un ristorante super attrezzato per i matrimoni, con varie sale per centinaia di persone, giardini e spazi esterni per raduni, fontane per le foto e addirittura una chiesetta e infine alcune stanze d'albergo. Il proprietario era il più gran rivenditore di tartufi del Molise, tartufi che esportava in tutto il mondo. Dopo le riprese del film sembra che gli abbiano tolto tutto: un capitale enorme. Ma come avrà fatto? Il popolino maldicente va dicendo che si sia giocato tutto a carte, ma è difficile crederci. Durante le riprese, comunque con la troupe si è comportato in modo squisito, grande ospitalità e generosità. E’ una persona con un gran cuore.

Per la ripresa del passaggio della automobile di Timoteo all’interno degli scavi di Altilia (Sepino), manco dieci secondi di film, si sono dovuti pagare alla Soprintendenza ai monumenti oltre 2000 euro, per legge.

Quando bisogna tagliare per forza…

Il personaggio del becchino, che nel romanzo trova molto spazio, nel film è stato drasticamente ridotto a due scene brevissime con dialoghi concisi. Pensandoci, è un peccato che nel film il protagonista non salga nemmeno in macchina, tutto il viaggio tra i due uomini (lungamente descritto nel libro), è eliminato a priori. Certo, non necessariamente si deve riproporre pari pari il libro sullo schermo, tuttavia il momento appare davvero affrettato. Si sarebbe potuto far vedere almeno che Timo (il protagonista) saliva in macchina (del resto diversamente stona parecchio perché lui era perdutamente innamorato della vittima) e mostrare un piccolo confronto psicologico tra i due uomini (bastava un brevissimo dialogo).

Altro elemento: che senso ha far vedere il becchino che si infila nel taschino della giacca una bustina di zucchero presa in Autogrill, se poi la cosa non è spiegata e portata avanti come avviene nel romanzo? L'impressione è che siano state girate varie scene, poi, tagliate (e fin qui così è avvenuto), però poi non sono state modificate le precedenti che con le successive trovavano un senso.

Risposte: innanzitutto il primo problema è stata la lunghezza. Del resto un libro così denso deve per forza subire una brusca riduzione. Due ore e cinque minuti sono più che sufficienti. Ma il motivo forte è un altro.

Sembra che Castellitto fosse entrato in contrasto con la produzione per aver accumulato tre settimane di ritardo nelle riprese. Qualche dissapore era emerso perciò per problemi economici: per le scene in esterno in Molise vi erano un gran numero di comparse e mezzi, che costavano parecchio.

Tra un contrasto e l'altro, proprio il giorno prima che si girassero queste benedette scene esterne del Molise, quelle con gli attori, (ad Altilia, al cimitero di paese dove avevano fatto scavare già la fossa, a Campobasso), ma proprio il giorno prima, il regista decise che quelle scene non si sarebbero più girate e tutto andò all'aria: quasi cento comparse non utilizzate, il padre di Italia che non si sa che fine ha fatto durante la trama, la bara di Italia che il protagonista manco sa dove va a finire, i mezzi di scena inutilizzati. Anche il prete che avrebbe dovuto celebrare il funerale (un prete vero nella realtà) si è lamentato con la troupe perché aveva portato la tonaca dal sarto che gli andava stretta e poi in lavanderia a farla stirare (erano anni che non usava più la tonaca lunga). E poi invece nessuno si era fatto più vedere.

Non deve essere stata una bella sensazione.

In pratica così si recuperarono alcuni giorni rispetto a quelli previsti: questione di soldi.

E così la bustina di zucchero viene presa e infilata nella giacca dal becchino, inspiegabilmente, perché Castellitto ancora non sapeva che il giorno dopo non avrebbe più girato le scene successive nelle quali quella bustina avrebbe avuto un suo specifico ruolo.

E se Castellitto l'avesse lasciata in fase di montaggio per dare sottinteso il viaggio verso il cimitero a chi ha letto il libro? Questo dubbio è anche giusto perché nel montaggio quella bustina poteva anche tagliarla.

La Prima a Roma: 9 marzo 2004

Alla prima c'era tutta la troupe, in buona parte amici e parenti tra di loro. Ad un certo punto una spettatrice si è sentita male, è svenuta, forse per il film (speriamo di no), forse per fatti suoi, ma è svenuta: l'ha soccorsa un chirurgo presente. Meglio, Il chirurgo del film, che nella vita è realmente un chirurgo!

Ma lo ha fatto controvoglia, l'hanno chiamato solo perché lo conoscevano e questo s'è perso il finale e non ha visto nemmeno il suo nome, che come quello degli attori minori compare sui titoli di coda, e che non si leggerà mai perché nelle sale accendono le luci e la gente se ne va.