ALAN MOORE:
QUANDO IL GENIO SI FA CORPO
Alan Moore è tra i migliori fumettisti oggi viventi. La
sua fama internazionale è soltanto la punta dell’iceberg, sotto la vastità e
la profondità di un’opera che ancora non ha smesso di illuminarci. L’uscita
al cinema di V for vendetta è l’occasione ideale per delineare la complessa
figura di un genio quale Alan Moore.
Nasce a Northampton nel 1953 da famiglia operaia, da subito si innamora del
fumetto. Alla fine degli anni Sessanta comincia a scrivere fumetti fotocopiati e
mal distribuiti e inizia a farsi l’esperienza necessaria per il futuro lavoro.
Ma la svolta per Moore avviene solo nel 1980, quando comincia a collaborare per
2000 A.D., una testata fumettistica inglese. Qui si dedica ad alcune storie
autoconclusive e ad alcune serie, di cui ricordiamo almeno Capitan
Bretagna.
I primi anni Ottanta sono segnati da un evento: la realizzazione con l’amico
David Lloyd di V for vendetta, un
fumetto futuristico con tinte pessimiste ed una forte base politico-sociale ad
amalgamare il tutto. Questo è il primo capolavoro di Moore. La produzione di
questo fumetto è stata interrotta dopo il fallimento della casa editrice che lo
pubblicava, la Warrior. Anni dopo Moore riprese il suo lavoro e lo concluse per
la DC. Pur essendo evidenti le differenze temporali, che palesano residui di
ingenuità narrativa per quanto riguarda l’incipit, V for vendetta è un
discorso sulla libertà dell’uomo, sulla scelta di questo su come vivere, se
con una dittatura o in anarchia, comunque espressione del suo libero arbitrio
(un po’ come per Mazzini). Il fumetto è a colori, ma rende maggiormente la
versione in bianco e nero (entrambe edite in Italia da Magic press) poiché ha
un taglio noir in linea con l’atmosfera della storia raccontata.
Nel 1982 Moore firma la revisione di Marvelman, poi Miracle man,
summa del fumetto supereroistico degli anni della Guerra fredda. Anche in questo
caso il peso politico ha un’importanza notevole, supportato peraltro da una
prospettiva esistenziale. Il successo di Moore si allarga a macchia d’olio,
raggiungendo immediatamente gli Stati Uniti. Egli, insieme all’amico Neil
Gainman, rivoluzionerà e farà risorgere il fumetto americano. Prima di
trasferirsi in America Moore crea due fumetti da segnalare: Halo
Jones e Dr. & Quinch, sempre per la 2000 A.D.
Il lavoro di Moore in America ha inizio con la serie Swamp
thing, all’interno della quale crea il personaggio di John Constantine,
poi protagonista del fumetto Hellblazer
della Vertigo e della riduzione cinematografica con Keanu Reeves, Constantine.
Qui il fumettista inglese dimostra tutta la sua versatilità nel narrare storie
profonde con un’immaginazione prorompente.
Il suo lavoro prosegue con The Killing Joke, splendido episodio di Batman in cui Moore teorizza
la nascita del joker delinea il legame che ha con il cavaliere oscuro. Ancora
una volta Moore stupisce per la facilità con cui, in poche e apparentemente
semplici righe, riesca a condensare una spessore concettuale inimitabile (e
chiedete all’amico Roberto Donati cosa ne pensa…).
La consacrazione definitiva arriva con Watchmen,
a mio parere il miglior lavoro di Moore insieme a From
Hell e universalmente riconosciuto come un capolavoro del fumetto moderno.
In Watchmen Moore rivede la base
stessa del genere supereroistico e lo stravolge. Dopo Watchmen il fumetto non
potrà più essere lo stesso e così sarà. Oltre alla scrittura ora poetica ora
nostalgica ora pragmaticamente narratologica Moore inserisce ancora una volta
dinamiche politiche internazionali e interne, prendendo le mosse da molta della
letteratura politologia fondamentale e, per quanto riguarda la storia in
particolare, ancora una volta la Guerra Fredda.
Dopo una serie di incomprensioni e prese di posizioni contro il sistema
fumettistico statunitense Moore prese una decisione radicale: tornò in
Inghilterra, nella sua Northampton, dove ancora vive.
Dopo aver iniziato una serie di lavori mai conclusi (Lost
girls con l’attuale compagna Melinda Gebbie), Moore si impegnò in un
lavoro difficile e di ricerca, che sarebbe risultato assolutamente
anti-commerciale: From Hell. Prendendo
spunto dalla storia di Jack Lo squartatore,
Moore dipinge un momento storico e firma un apologo sulla Storia,
sull’uomo, su Dio, sull’Universo, sull’esistenza. From
Hell è in assoluto il lavoro più ambizioso di Moore. Su di esso non mi
soffermerò perché ne ho parlato abbondantemente nella sezione dedicata ai
fumetti in “Central recensisce”. A From
Hell segue una crisi artistica e soprattutto economica che spinge lo
scrittore a tornare al fumetto americano, ma questa volta con la neonata Image,
di Todd McFarlane. Scrive storie per Spawn,
Wildcats, Supreme
(Superman secondo Alan Moore) e Awesome.
Questo fino a quando non fu creata la linea di fumetti ABC (American best comics),
di cui Moore è curatore e supervisore. Sotto questa linea sono nati titoli
quali La leggenda degli straordinari
gentlemen, il minore Top Ten, Tom
Strong, Tomorrow story e lo
stupendo Promethea.
Oggi Moore si occupa ancora di queste serie e della linea in generale, concede i
diritti cinematografici dei suoi fumetti per poi criticarne amaramente i
risultati (è successo per La lega degli uomini straordinari, La vera storia di Jack lo squartatore e l’ultimo V
for vendetta), ma si occupa anche di musica (ha un complesso con cui compone
concerti strumentali), di politica, di storia, di narrativa (ha scritto due
romanzi) e soprattutto di stregoneria. Proprio così. Alan Moore è uno
stregone. Cosa si può chiedere di più ad un semplice essere umano?
Andrea Fontana
andrea_fontana81@yahoo.it