Inside man
di Spike Lee
con Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe,
Christopher Plummer
“Quel pomeriggio di un giorno da cani è uno dei miei film preferiti,
e questa storia è una versione moderna di quel tipo di film.” Rendendo
omaggio ai film di rapine e corruzione della polizia degli anni ’70, il
regista Spike Lee
racconta il mistero di una rapina perfetta in un nuovo giallo della Universal
Pictures e Immagine Entertainment. Davanti la macchina da presa
Denzel
Washington,
Clive Owen
e Jodie Foster
interpretano dei duri newyorchesi che si devono superare l’un l’altro in
astuzia per proteggere interessi contrastanti. Tutti rappresentano i pezzi di un
intricato puzzle. Ma ogni pezzo è veramente ciò che sembra?
Sinossi:
Quattro persone travestite da imbianchini entrano nell’affollata hall del
Manhattan Trust, una succursale di un’istituzione finanziaria internazionale a
Wall Street. Nel giro di pochi secondi, quelli che in realtà sono rapinatori
mascherati, mettono la banca sotto un assedio pianificato con meticolosa
precisione, e i 50 tra clienti e impiegati diventano involontari ostaggi di un
furto apparentemente inattaccabile.
I negoziatori degli ostaggi della Polizia di NY, i Detective Keith Frazier (Denzel
Washington) e Bill Mitchell (Chiwetel Edjiofor) vengono mandati sul luogo con
l’ordine di stabilire un contatto con il capo dei rapinatori, Dalton Russell (Clive
Owen), e di assicurare il rilascio degli ostaggi. Lavorando insieme al
Capitano
John Darius dell’Unità Mobile d’Emergenza (Willem Dafoe), tutti sperano che
la situazione possa essere affrontata senza incidenti e che il controllo della
banca e il rilascio di tutti quelli che sono al suo interno possano essere
raggiunti in fretta.
Ma le cose non vanno come previsto. Russell si dimostra essere un astuto
avversario —intelligente, calmo e con la situazione totalmente sotto controllo
— con un dettagliato piano per disorientare e confondere non solo gli ostaggi,
ma anche le autorità. Fuori dall’edificio della banca, la folla di
newyorchesi aumenta, mentre la situazione si fa estremamente tesa, con i
superiori di Frazier che cominciano a nutrire dubbi sulla sua capacità di
tenere la situazione a bada evitando che tutto sfugga al controllo.
I
rapinatori sembrano costantemente essere un passo avanti alla polizia e mettono
Frazier e Darius nel sacco ad ogni occasione.
I sospetti di Frazier che ci sia qualcosa sotto, qualcosa di altro da
quello che si vede, trovano conferma con l’entrata in scena di Madeline White
(Jodie Foster), una potente professionista con i suoi segreti obiettivi, che
chiede di poter avere un incontro a quattr’occhi con Russell.
Anche il presidente del consiglio d’amministrazione della banca, il
potente imprenditore Arthur Case (Christopher Plummer), è personalmente
interessato a quello che accade minuto per minuto all’interno della filiale.
Ma cosa vogliono i rapinatori? Perché
niente riesce a sbloccare la situazione che è in stallo da ore? Frazier è
convinto che un potere invisibile stia dettando le regole e che, mentre la
situazione diventa attimo dopo attimo più instabile, stiano avendo luogo dei
negoziati segreti. Il detective si impegna allora in un rischioso gioco da gatto
e topo—ma con le regole del gioco che cambiano continuamente, una mossa
sbagliata può trascinare la situazione, già provvisoria, verso un finale
disastroso e mortale.
Una
sguardo in camera. Una voce fuori campo. Cosi si apre l’ultimo capolavoro di
Spike Lee. Ambientato in una New York moderna,
attuale. Talmente attuale che allo spettatore può sembrare il lungometraggio di
una diretta televisiva. La trama è apparentemente
semplice, la sceneggiatura geniale. Una rapina, un delitto perfetto. Un
tipo di delitto sempre difficile da praticare, ma affrontato con maestria dal
regista di Atlanta. Un intrecciarsi di trame, che, come in qualsiasi manuale di
suspence, attraversano tutta la durata del film, incollando lo spettatore allo
schermo e talvolta disorientandolo. Nessuna scena è inutile. Qualsiasi cosa
appaia sullo schermo è un indizio che troverà la sua soluzione solo pochi
istanti prima dei titoli di coda, momento in cui ogni pezzo del puzzle tornerà
al posto giusto ed avrà un suo perché. Ma non è solo un manuale di
tecnica questo film. È critica. Una critica velata, sottile da parte del
Regista al sistema America. Un sistema che ha sempre raccontato in tutti i suoi
film, ma che indubbiamente non ha mai amato. E lo deride con la sua sottile
ironia. Lo fa mostrando un’America debole. In ginocchio per una rapina, dove
le forze dell’ordine vengono dipinte in maniera grottesca e ridicola. E lo fa
mettendo in discussione un intero sistema. Lo sviscera, lo rende nudo
descrivendolo nella sua totale vulnerabilità, mettendo in mostra
tutte le sue contraddizioni, sfottendolo. La corruzione è ovunque,
niente è esente dal compromesso. Realizza
la fotografia di una società apparentemente all’ avanguardia, ma che
conserva ancora al suo interno dei pesanti limiti. Dal pregiudizio razziale,
alla violenza armata, dalla corruzione presente in tutti i rami della società,
(soprattutto quella più ricca e rappresentabile), fino ad arrivare alla
fragilità interna nei momenti di crisi. Nessuno fa niente per niente secondo
Spike Lee. Chiunque ha, volente o nolente, il suo scheletro nell’armadio. A
tutti forse qualche scena del film ha vagamente ricordato, ponderando
adeguatamente le differenti situazioni, il panico dell’11 settembre, di un
paese che, quando viene colpito, non sembra avere la forza di reagire e si
mostra fragile, in difficoltà. Sembra che una banda di cinque rapinatori,
per quanto dotati di un piano geniale possano mettere in difficoltà
Manhattan , il cuore di New York e degli States. Questa è l’America di
Spike Lee. Un’America apparentemente esemplare e forte, ma ricca di
lacerazioni e contrasti interni. Un sistema
di cui si fa portavoce critico da ormai quasi
trent’anni, ma sempre con la stessa voglia di far cambiare qualcosa.
Alberto Tanas
Voto (da 1 a
5): *** ½
Spike
Lee è morto, viva Spike Lee! Finalmente il solitamente troppo indipendente
regista newyorkese decide di mettersi al servizio di un film di genere e di non
ripercorrere per l'ennesima volta i suoi miraggi autoriali. Già con "La
25sima ora" qualcosa in questa direzione si era visto, ma qua il balzo è
davvero lungo: Spike Lee che dirige un poliziesco??? Ebbene sì e pure in modo
egregio. Certo, la brillante (seppur non innovativa) sceneggiatura di Russell
Gewirtz funziona alla perfezione, rivisitando in versione più
"leggera" quel capolavoro che fu "Quel pomeriggio di un giorno da
cani" (Sidney Lumet, 1975).
Sorvolando sulla trama (il trailer anticipa più di quello che dovrebbe, al
solito), i tempi dilatati sono scanditi da botta-risposta, azione-reazione del
gatto con il topo in modo egregio, facendo dimenticare che, incredibile ma
vero!, qui non ci sono vere scene d'azione! Non che se ne senta la mancanza, per
carità, e la sensazione di assistere a qualcosa di "più
intelligente" (passatemi l'espressione...) del solito action-movie c'è e,
molto gradevolmente, ti accompagna anche a visione ultimata.
DA TENERE:
Non è un film di Michael Mann e non è un capolavoro, sia chiaro; però è un
gran bello spettacolo ed il lavoro di tutto il cast merita di essere premiato
con una visione. Sì, al cinema ("big is better", o non lo
ricordavate..?).
DA BUTTARE:
Il soggetto lascia pochi margini di movimento: rapina in banca con assedio.
Fortunatamente a Hollywood c'è ancora qualcuno che si ricorda che pure la
sceneggiatura ha la sua importanza.
CONSIDERAZIONE FINALE:
Insomma, una pellicola intelligente, ben scritta e ben recitata, diretta da un
regista solitamente molto snob nei confronti delle major, ma che, evidentemente,
deve anche lui mangiare il classico piatto di minestra a fine giornata; in
questo caso, visto il buon riscontro di pubblico negli USA, credo proprio che
Spike Lee potrà permettersi di portar fuori a cena tutta la famiglia...
Buona visione!
BenSG
In anteprima
esclusiva su Studio Universal (Sky), venerdì 31 marzo alle 23.05, i primi 10
minuti di “Inside man” il nuovo film di Spike Lee, distribuito dalla UIP, in
uscita nelle sale cinematografiche il 7 aprile. Dopo Ray, Lords of Dogtown,
Seven Swords, The exorcism of Emily Rose, Truman Capote, The Producers e tanti
altri, continua l’appuntamento del Canale di cinema americano con i 10 minuti
dei grandi film in uscita nelle sale.
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