FRITZ IL GATTO
(Fritz
the cat)
USA 1972 di Ralph Bakshi.
° Fritz,
“pornogatto” fricchettone e pseudo-rivoluzionario dalle
fattezze umane (come tutti gli altri animali), si barcamena
tra squallide bettole e circolini elitari per rimorchiare
facili prede e sconvolgere il sistema. Dal fumetto pulp
di Robert Crumb, un film d’animazione celebre soprattutto
(anche per chi non l’ha visto) per essere stato il primo
cartone vietato ai minori di 18 anni: Bakshi vuole celebrare
il testo di partenza – critico nei confronti della società
e del sogno americano – e contemporaneamente demistificare
lo strapotere disneyano con uno stile grafico volutamente
sporco e apparentemente rozzo (in realtà, invece, elaborato
nel corso di vari anni). Il suo limite principale, comunque,
resta quello di non sapere infondere vivacità e ritmo a un
esperimento potenzialmente interessante - anche se, visto
oggi, appare non tanto simpatico (l’ironia è davvero di
basso gusto) quanto risibile e pedante: accoppiamenti
felini, droga-party, gattone discinte e parolacce sono tutte
cose superate di gran lunga nei manga animati, ben più
radicali e coraggiosi. Alti costi ma incredibile incassi ne
hanno fatto un immediato cult-movie, spesso sopravvalutato per il suo
statuto di prodotto controcorrente da intellettualoidi snob
che lo stesso personaggio di Fritz, in fondo, incarna e
satireggia. Generalmente aborrita, la versione italiana (in
cui lo slang americano viene distillato in un doppiaggio che
assegna alle varie figure dialetti italiani diversi, con
spiazzamento linguistico forse ma una resa espressiva e
colorita che rende merito allo spirito originario del
progetto di Bakshi) risulta invece simpatica e mai fine a sé
stessa, nonostante qualche termine inventato di sana pianta
o non pedissequamente rispettato dall’originale (viene
citato persino Mike Bongiorno). I titoli di coda presentano
immagini reali che sfumano, alla fine, di nuovo in disegni
animati. Con un seguito (praticamente sconosciuto in
Italia): Le nove vite
di Fritz il gatto [The
nine lives of Fritz the cat del 1974 di Robert Taylor
(in seguito disegnatore per la Disney, suo il televisivo Aladdin
e il re dei ladri del 1996), durata 77’ (curiosamente
simile nel titolo a
uno dei primi porno firmati con uno pseudonimo da Abel
Ferrara, Nine lives of
a wet pussycat del 1976)]. Bakshi tenterà ancora,
sempre con scarsi risultati (accompagnati stavolta da
scarsissimi esiti commerciali), la via dell’animazione
adulta: prima col Signore
degli anelli, poi con Fuga
dal mondo dei sogni. Prodotto da Steve Krantz.
BN/COL
ANIM 76’
* ½
Roberto Donati
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