OPERA
IT 1987  di Dario Argento con Cristina Marsillach, Urbano Barberini, Ian Charleson, William McNamara, Barbara Cupisti, Daria Nicolodi, Maurizio Garrone, Coralina Cataldi Tassoni, Francesca Cassola.

° Una giovane cantante lirica deve sostituire la prima attrice nel Macbeth di Verdi, opera famosa per portare iella. Iniziano infatti omicidi a catena. Un thriller-horror sontuoso per le inusuali scenografie teatrali (è stato girato al Teatro Regio di Parma e i costumi sono di Francesca Lia Morandini)  e per avere come palcoscenico il mondo della lirica, abbastanza ben conosciuto dal regista che poco prima avrebbe dovuto dirigere una rappresentazione personale (cioè vampiresca) del Rigoletto verdiano, progetto poi non andato in porto per vari motivi. Ormai è dimostrato: Argento – qui morboso come mai - di talento ne ha da vendere ma è sfruttato solo parzialmente (la tensione è presente, come alcune buone scene: celebre la bella idea della soggettiva dei corvi per smascherare il colpevole, contestatissima non a tutti i torti perché considerata puerile e inutile visto l’alto costo, ma memorabile soprattutto la lunga sequenza nell’appartamento della ragazza e il flashback sulla scala a chiocciola in pietra), i musicisti  sono scelti sempre ottimamente (si alternano pezzi classici a brani metallari – come il rock di Brian Eno) ma poi vuole strafare mettendoci molto, troppo del suo adorato “succo di pomodoro” (una delle ricette possibili per il sangue finto è: amalgamare sciroppo di lampone e tempera rossa e poi portare il composto a ebollizione e lasciare raffreddare) : ed ecco la cinepresa indugiare su un pugnale conficcato in bocca, descrivere la dissezione di una donna da parte dell’assassino alla ricerca di un oggetto compromettente e così via. Non resta altro da dire che peccato. A dispetto della (poca) verosimiglianza (a cominciare dall’età del colpevole che desta i suoi dubbi), comunque, uno dei thriller più cartesiani (leggi: logici) del regista - e non è un merito da poco – e sicuramente il suo più sadico: si veda la notevole trovata della coercizione dello sguardo nei momenti più drammatici, resa possibile con spilloni appoggiati alle palpebre, e il movente malsano e perverso dei delitti. Peccato anche per gli attori: la Marsillach (parente della Bianca già utilizzata da Fulci nel Miele del diavolo) è spaesata, la Nicolodi strepita e sgrana gli occhi come al solito e Barberini fa quello che può. L’aiuto regista e pupillo Michele Soavi interpreta l’ispettore Daniele Soave (che fantasia!). La sporadica e orrenda (anche per quello che dice) voce fuori campo appartiene a Dario Argento. Il finale “ecologico” sinceramente non si sa cosa c’entri: forse il regista l’aveva pensato per Phenomena ma s’è sbagliato di film. Argento perse l’abitudine di fumare in quel periodo, visto che dentro al teatro non lo poteva fare.       THRILL        100’         * *
Roberto Donati