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PERSONA
SVE 1966 di Ingmar
Bergman con Liv Ullmann, Bibi Andersson, Gunnar Björnstrand,
Margaretha Krook.
° Una
giovane infermiera si deve prendere cura, in una casa di
campagna che diventa un altro claustrofobico set teatrale
(per Bergman, infatti, anche la vita lo è), di un’attrice
di cinema che ha perso la parola: o è vero il contrario? Il
Bergman che non ti aspetteresti mai, sperimentale per come
opera concretamente sull’immagine, maggiormente arcano e
audace nell’usare metafore e simboli psicanalitici a lui
cari (come quelli legati al sesso e al doppio), inquietante
ma inaspettatamente greve nell’analisi della mentalità e
gestualità femminile. Uno dei suoi film più arcigni e
funebri, dove lo spettro di un bambino desiderato morto
prende vita e accarezza il volto della madre e dove la
dedizione è l’altra faccia della schizofrenia e il
lamento esistenziale giunge al consapevole e reciproco
autoannullamento simbiotico nell’identità altrui (in una
scena ripetuta dai punti di vista delle due protagoniste),
ma anche uno dei suoi più freddi, evidente frutto di un
ricovero ospedaliero: la passione artistica sembra aver
sterilmente soppiantato tutto (addirittura anche l’amore
materno) e si è trasformata in malata ossessione
egocentrica, mentre il cinema si è ridotto a tecnica e a
mero corpo fisico (la macchina da presa, la pellicola che
prende fuoco) che di per sé non costituisce un puro ed
eterno mezzo di comunicazione di valori e idee. Nel voler
essere ostentamente moderno, risulta così ingenuo e datato,
anche se mantiene integra una carica sconvolgente notevole
“nell’esprimere l’inesprimibile”. La fotografia,
sfocata e piena di aloni, è, al solito, di Sven
Nykvist.
BN
DRAMM 85’
* * ½
Roberto Donati
Scandinavia
mon amour viaggio nel cinema del nord
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