PULP FICTION
USA 1994 di Quentin Tarantino con John Travolta, Samuel Lee Jackson, Bruce Willis, Uma Thurman, Tim Roth, Maria de Medeiros, Harvey Keitel, Rosanna Arquette, Amanda Plummer, Christopher Walken, Quentin Tarantino.

° Partendo da una coppia di rapinatori in un ristorante, la geniale sceneggiatura (di Tarantino e Roger Avary) mescola e intreccia fra loro varie storie che, alla fine (del film, però, non dell’ordine temporale degli eventi), si riuniscono nello stesso ristorante dell’inizio: a collegare il tutto, i personaggi e il versetto Ezechiele 25, 17. Caso cinematografico dell’anno, assurto sin troppo sbrigativamente al rango di capolavoro del cinema, Pulp fiction (cioè “narrativa di merda”, tutta cervelli spappolati e abusi sessuali, stampata su carta di scarsa qualità; ma pulp significa anche massa informe e liquida, come il sangue) è un’operazione furbissima dell’enfant prodige Tarantino (nato a Knoxville, nel Tennessee) che – cresciuto, come molti registi della sua generazione (vedi Burton, ecc.), coi film di gangster e il cinema spazzatura – si diverte a scardinare i dogmi del film noir anni ’40 (trama-puzzle, flashback, finale pessimista) e a presentare un mondo assurdo e impazzito, ma mai ripugnante: a dare senso a tutto questo c’è un senso dell’ironia feroce (si veda l’episodio del “risolviproblemi” Wolff, nel quale appare un ghignante Tarantino nei panni, o meglio, nel pigiama di Jimmy) e la consapevolezza che dentro ogni cattivo che si rispetti c’è un’anima buona o, se non altro, simpatica e che, dopo tutto, è soltanto un film. Dopo Le iene, hanno già fatto scuola i dialoghi a rotta di collo, talvolta interminabili e spesso inseguibili.
La Thurman, mora, è bella come mai e l’intero cast è stratosferico: fu il film che rilanciò le quotazioni di Travolta (utilizzato anche come parodia del suo celebre Tony Manero, nell’indimenticabile scena del twist a piedi nudi), per la prima volta dopo anni di inattività e oblio recitativo in un ruolo di balordo. Vietato ai minori di 18 anni, rinfiammò il vespaio di polemiche contro la rappresentazione della violenza al cinema, tutte chiacchiere che, alla fin fine, servirono ad accrescere la sua fama e lo stuolo di fan: ma in TV (dove c’è il rischio che sia tagliata persino la scena “(in)dolore” dell’ago che penetra nel cuore della “strafatta” Thurman) non pensiate di vederlo integrale. Quando Uma Thurman in macchina disegna con le dita un quadrato che per un attimo si visualizza anche, è un ironico riferimento a un’espressione americana (you’re square = sei quadrato, letteralmente) che sta per “non essere di vedute ristrette”.     BN/COL      GANG       153’       * * * ½
Roberto Donati

Pulp Fiction: le parole e la cultura pop