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TOTO’
CHE VISSE DUE VOLTE
IT 1998 di Daniele Ciprì, Franco Maresco con Salvatore
Gattuso, Marcello Miranda, Carlo Giordano, Pietro
Arcidiacono, Baldassarre Catanzaro, Fortunato Cirrincione,
Francesco Anitra.
°
Tre scenette, tra il triviale e il blasfemo, per dire che la
vita fa schifo e che nel mondo non esiste più nemmeno la
traccia di un valore o di
un ideale. Film scandalo, vietato e censurato alla
mostra di Venezia (con stupore degli autori, che fanno
coppia fissa dal 1986, prima con una meritevole opera di
cineforum culturale nel malfamato quartiere Brancaccio di
Palermo, poi con gli sketch di CinicoTv
trasmessi da Raitre con il plauso di Ghezzi e poi al cinema
sempre con il loro stile provocatorio, le loro tematiche
pre-umane e bestiali e i loro toni destabilizzanti):
insopportabile e ruffiano nel voler far passare come arte,
grazie a belle immagini e una raffinata fotografia in
bianconero di Luca Bigazzi, un cinema che gioca ambiguamente
sull’osceno e sull’amorale anche con grande moralità di
visione e fa della spazzatura vizio e virtù, pregio e
difetto, chiave d’accesso e limite strutturale. Echi
pasoliniani e viscontiani (la scelta di girarlo in siciliano
stretto, tanto da doverlo sottotitolare) per la
rappresentazione cruda, ma fine a se stessa, di una realtà
senza speranze. Disturba l’ostentazione gratuita,
compiaciuta e insistente delle varie oscenità, e il tutto
finisce per passare indenne e per non provocare affatto.
Nessuna donna recita, anche se i ruoli femminili non
mancano. La Commissione di revisione cinematografica (leggi:
censura) tentò di impedirne addirittura l’uscita nelle
sale; non riuscendoci invocò la denuncia per vilipendio
alla religione di stato e per tentata truffa, ma i registi e
la produzione, dopo il processo, ne uscirono indenni,
giustamente assolti dal Tribunale di Roma. Prodotto da
Galliano Juso. BN
DRAMM
93’ ½
Roberto Donati
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