IL VOLTO  (Ansiktet)
SVE 1958 di Ingmar Bergman con Max Von Sydow, Ingrid Thulin, Gunnar Björnstrand, Bibi Andersson, Naïma Wifstrand, Erland Josephson.

° Nel 1846 una compagnia di illusionisti capitanata dall’ipnotico e muto Alfred Vogler, seguace delle teorie sul magnetismo del celebre Franz Mesmer, è costretta a rappresentare uno spettacolo di trucchi in una villa per gli addetti dell’ordine costituito: tra gli spettatori c’è un medico, il razionalista Vergerus che vuole scardinare il mondo fantastico creato dall’illusionista. Ne nasce così una disputa destinata a concludersi beffardamente per entrambi, poiché nulla è come sembra e nessuno è chi vuole apparire. Uno dei film più belli e affascinanti (fin dall’inizio con la corsa in un bosco spettrale, magnificamente fotografata da Gunnar Fischer) di Bergman: la contesa tra scienza positiva e “scienza” dell’inganno è un pretesto per riflettere sulla menzogna dell’arte (quindi, si badi bene, anche del cinema), della vita e della morte (Vogler finge di morire e di subire persino un’autopsia); ma Bergman è così alto e profondo nel tessere i suoi temi cardine (religione, fede, amore) in una struttura apparentemente anomala che sarebbe ingrato e assurdo voler spiegare in poche righe (e del resto, il regista prende le difese del medico cartesiano ma fa intuire che spesso è l’irrazionale – cioè, molto probabilmente, Dio - a dominare la vita degli uomini). Nessuno può conoscere il volto dell’altro (e forse nemmeno di sé stesso) poiché esso è lo specchio dell’anima: Pirandello, coi suoi Giganti della montagna, l’avrebbe adorato. Paradigmatica, in tal senso, la scena della confessione sotto ipnosi della moglie del capo della polizia, che ne dice di cotte e di crude della sua famiglia per poi ritornare ipocrita borghese una volta svegliata. Un’opera modernissima e magica, cioè dotata – proprio come la magia - di un’oscura semplicità: dietro un volto accigliato e incorniciato da un’atra barba si cela l’indole di un uomo insicuro per primo di sé medesimo e vigliacco, dietro quello di un impostore che spaccia elisir d’amore si cela l’anima di un innamorato sensibile, dietro quello di una simpatica vecchietta quello di una vera truffatrice, … Nelle sue cadenze di ilare e fantastico balletto hoffmaniano, partorisce sequenze orrorifiche (l’autopsia descritta dai ragazzotti per spaventare e circuire le donzelle, l’inizio che pare tratto da Dracula) e altre invece ironiche, sensuali e dolcissime – valga per tutte la deliziosa e divertentissima seduzione reciproca dei due giovani dopo aver bevuto il filtro d’amore. Autentico cinema da vedere cogli occhi e da gustare con la mente, una summa della carriera e del pensiero di Bergman.         BN       FANT       100’       * * * * ½
Roberto Donati

Scandinavia mon amour viaggio nel cinema del nord