Sudafrica
Il
Sudafrica è una faccenda a parte.
L’IMDB
attesta 399 film, ma tali sono solo se a fare la nazionalità è il nome di una
stato e non la propria cultura, tradizione e storia. L’apartheid ha fatto del
Sudafrica una succursale dell’occidente, molti film raccontano storie che non
sono europee o americane solo per le location, ma non per i nomi di registi e
attori, non per le trame messe in scena, non per lo stile.
Il
primo film sudafricano giunto in Italia è del 1966 ed è già una coproduzione
con gli USA: La preda nuda (The
Naked Prey) di Cornel Wilde, interpretato da Morrison Gampu, Ken Gampu, Gert
van den Bergh e Cornel Wilde. Il film è comunque piuttosto interessante, poiché
racconta di un crudele cacciatore bianco che finisce col diventare preda per gli
indigeni. La messa in scene sfrutta gli ambieti africani non per farne delle
belle immagini turistiche, ma anzi dimostrando un interessante senso espressivo
del paesaggio che fa da perfetta cornice all’atmosfera tesa, paurosa e
angustiante in cui si ritrova il protagonista.
Si
deve poi arrivare agli anni ’80 e ’90 per trovare altri film esportati in
Italia, ma, ancora una volta, basta scorrere un po’ di titoli e i nomi dei
registi per rendersi conto che tra questo cinema e quello degli altri paesi
sopra citati non c’è niente a che fare. Inoltre, anche in fatto di qualità,
siamo molto lontani dal film di Cornel Wilde: Chen il pugno che uccide (Kill
or Be Killed, 1980, in coproduzione con gli USA), Karate Olympia (Kill or Be
Killed,1980) e La grande rapina (Vengeance
Cops, 1987) tutti di Ivan Hall; Abissi
profondi (Evil Below, 1987) di
Jean-Claude Dubois; Laser Mission (Laser Mission, 1989, in coproduzione con USA e Germania) di Beau J.
Davis; African Dundee (Kwagga
Strikes Back, 1993) di David Lister; African
Cop (U' Bejani, 1997) di Wayne Crawford.
Si
tratta di film polizieschi o d’azione di interesse minimo o nullo. Accanto a
questi se ne trovano però anche altri più interessanti, anch’essi diretti ed
interpretati da persone le cui origini, benché magari nati in Sudafrica, sono
tutt’altro che africane. Tra questi film vanno ricordati almeno I giganti della foresta (Circle
in a Forest, 1988) di Regardt Van Den Berg, opera ecologista dedicata ad un
boscaiolo in lotta per salvare animali e alberi; Sarafina!
Il profumo della libertà (Sarafina!,
1992, in coproduzion con Gran Bretagna e Francia) di Darrell James Roodt e
interpretato da Whoopi Goldberg e Miriam Makeba, che parla della condizione dei
neri e si conclude con la protagonista che organizza un recital per chiedere la
scarcerazione di Nelson Mandela; Terra
senza pietà (Dangerous Ground,
1997, in coproduzione con gli USA) di Darrell Roodt, con Ice Cube, Elizabeth
Hurley, Ving Rhames e Sechaba Morojele, che racconta la storia di un dissidente
politico che torna in Sudafrica dagli USA per il funerale del padre: scopre che
poco è cambiato e che il fratello è scomparso.
Alla
fine l’unico film giunto sui nostri schermi che può dirsi sud-africano (benchè
in coproduzione con Gran Bretagna e Francia) è The Wooden Camera (2003) di Ntshaveni Wa Luruli, con Lisa Petersen,
Innocent Msimango, Dana de Agrella, Jean-Pierre Cassel. È la storia di due
ragazzini, Madiba e Sipho, che giocando lungo una ferrovia vedono che da un
treno qualcuno getta fuori un cadavere e una valigetta. Dentro vi trovano una
pistola e una telecamera e i due ragazzini decidono di spartirsi il contenuto
segnando così in modi opposti il loro futuro.
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