|
|
|
Da un nostro lettore
“City of light”
Quello di Collateral é un cinema che abbaglia per la
ricercatezza, la cura e la luce delle proprie immagini. Fatto ancor più
sensazionale dato che é girato interamente di notte. Un’unica, palpitante
notte a Los Angeles, la metropoli tanto cara ed amata, nella quale Mann aveva
gia’ ambientato Heat -La sfida, il suo insuperabile capolavoro. E’ lei
"La citta’ della luce" (…ancora Heat), la vera protagonista di
questo stupefacente thriller notturno. Una città sterminata, dove le auto ogni
giorno finiscono per essere la vera dimora dei suoi abitanti. Dall’aria
minacciosa e dal fascino speciale, lontana anni luce da quella consueta
raccontata in modo uguale da decine di inutili film, quella dei negozi di lusso
di Beverly Hills, dei ghetti e delle immancabili palme di Ocean Drive. Una
metropoli poliglotta, più vera ed autentica, magnificamente fotografata (grazie
all’uso del digitale ad alta definizione) anche nel più piccolo ed
apparentemente insignificante particolare, che di notte riesce a trasmettere
un'emozione del tutto speciale. E con l’aiuto della quale Mann, riesce a
vincere la sfida di nascondere ed annullare persino l’identità del suo
protagonista Tom Cruise, che sicuramente questa volta verrà ricordato per la
forza del suo personaggio più che per la sua immagine di star. Cruise, capelli
brizzolati, barba incolta, vestito anonimamente di grigio, sembra inizialmente
presentarsi a Max (J.Foxx), suo timido (filosofo) tassista, come un deciso uomo
d’affari. Ben presto quest’ultimo capirà che in realtà non é così… e
che Vincent, questo é il suo nome, é invece uno spietato sicario, che suo
malgrado, nel corso della notte, dovrà accompagnare a "chiudere" una
serie di contratti… Ancora una volta quindi, nel cinema di Mann, siamo davanti
ad un incontro/scontro tra due personalità tanto diverse quanto speculari, ad
una corsa alla sopravvivenza che diventa racconto morale e ha la forza della
tragedia classica. Un film di genere certo, ma avvincente e serrato, con un cast
splendido anche nei ruoli secondari, e che nelle mani di Mann diventa personale
ed unico. Merito anche della sceneggiatura, un meccanismo ad orologeria
perfetto, nella quale man mano si incastrano i vari tasselli della storia.
Sarebbe un errore dare troppo peso alla sua, a volte, scarsa plausibilità, le
logiche della finzione, come sappiamo, sono diverse da quelle della realtà.
Meglio evidenziarne piuttosto l’originalità, perché a ben vedere, inizia
laddove altri avrebbero finito, concentrandosi esclusivamente sull’atto
finale. Non sappiamo nulla del killer, non sappiamo per chi lavora e perché...non
sappiamo nulla degli atti iniziali... Pur inserendosi all’interno di un
genere, pur usandone i temi cardine, Collateral non ne segue la consueta
linearità. Si puo dire che sia da questo punto di vista come il Jazz, che come
ci viene spiegato in una memorabile scena/deviazione …"non si ferma alla
melodia, va al di là, é improvvisazione, non é mai quello che ti
aspetti". Mann non ha paura, anche se tutto si svolge in una sola notte, di
spezzare il ritmo dell’azione, non se ne preoccupa, non rinuncia alla sua
cifra stilistica fatta di accelerazioni (l’incalzante sequenza della strage in
discoteca, nella quale Cruise trasferisce la sua proverbiale atleticità) e
improvvise decelerazioni (Vincent che incontra la madre di Max in ospedale),
vere deviazioni necessarie a tratteggiare e definire meglio i suoi personaggi.
La magnifica colonna sonora scandisce e sottolinea i tempi della narrazione,
giocando in tal senso un ruolo fondamentale. Il suo montaggio é curatissimo in
ogni dettaglio, con una precisione che oggi forse non ha eguali. L’amore di
Mann per i suoi personaggi é come sempre fortissimo, riesce ad avvicinarli
tantissimo allo spettatore. La grande prova di Cruise (molto più che quella del
troppo umano Foxx) contribuisce alla riuscita del film, perché riesce a
diventare Vincent, a rendere caldo e umano quello che inizialmente sembrava
essere un gelido killer, un indifferente simil Terminator, anzi di più, un
T-1000. Certo Mann si supera, riesce ad andare oltre alla perfezione, quando
arriva quasi a congelare per qualche breve, magico istante, l’azione, nella
sequenza da brividi nella quale tre coyote attraversano lentamente la strada
davanti agli occhi di Max e Vincent, una scena da applausi che ci ricorda come,
ancor oggi, la natura regni padrona. Un film formidabile dunque, vero capolavoro
nel suo genere, che si pone ai vertici della filmografia manniana, ed é tutto
dire. No, non si può non amare Michael Mann.
Roberto Giglio
|
|
|