The village

the village THE VILLAGE THE VILLAGE THE VILLAGELa forza di M. Night Shyamalan sta nell'abbinare soggetti originali e sfiziosi a uno stile avvolgente, fatto di ritmi dilatati e movimenti di macchina morbidi e suadenti. Si percepisce un'idea di cinema molto personale, in cui nulla avviene per caso, ma al sesto lungometraggio l'elogio dell'attesa, a cui il regista indiano ci ha ormai abituati, mostra segni di stanchezza, perlomeno nello spettatore. Il problema di "The Village", gia' evident  anche nel precedente "Signs", e' che l'effetto domina sulla sostanza. Poco male se il retrogusto mantenesse intatto il senso di meraviglia (come ne "Il sesto senso" e, almeno parzialmente, in "Unbreakable"), invece lo stupore ha una data di scadenza molto ravvicinata e si rivela incapace di garantire la necessaria sospensione di incredulita'. Gia' raccontare le premesse della vicenda diventa come sparare sulla Croce Rossa, perche' la narrazione inciampa quasi subito nelle incongruenze. C'e' un villaggio circondato dai boschi in cui gli ingenui abitanti, che non fanno nulla durante il giorno se non estenuanti riunioni consiliari, vivono nel terrore delle creature "innominabili" che popolano la foresta (dei claudicanti Grinch con la voce cavernosa). Nel momento in cui la violenza rovina l'armonia della vita comunitaria (non era mai successo in tanti anni, ma sono uomini o automi privi di pulsioni? E "Il signore delle mosche" non ha insegnato nulla?), la necessita' di medicinali fa nascere l'esigenza di uscire dal confino. Chi sara' il prescelto per la rischiosa e pioneristica impresa? Una ragazza cieca (che, pero', in piu' di un'occasione ci vede meglio di un dieci decimi)! Procedere ulteriormente raccontando stonature e inverosimiglianze significherebbe rovinare la sorpresa (comunque intrigante) degli sviluppi, ma sono troppi i momenti in cui la palpebra ha percettibili cedimenti e il nonsense prende il sopravvento. Si dira' che il tema della paura inconscia dell'ignoto e' forte e realizzato con fantasia, che il mistero genera pericolose ossessioni, che con il terrore si possono governare intere nazioni, e che il film lo dimostra con intensita', ma perche' piegare a una causa giustissima un racconto cinematografico, con regole ben precise e codificate? Il risultato e' comunque accattivante, ha il pregio di non fossilizzarsi in un genere e di indurre alla riflessione, ma la sceneggiatura non regge e le deduzioni a cui giunge peccano di superficialita'. La tesi da esporre finisce cosi' per produrre l'effetto di una maglietta indossata di due taglie piu' piccola: stringe il film fino a soffocarlo. Sottotono la recitazione degli attori, tra cui si distingue la volonta' di Bryce Dallas Howard e la schiena (perche' soprattutto quella ci viene mostrata) d  William Hurt. Totalmente ingannevole il trailer, che promette piu' brividi di quelli elargiti (bello, comunque, l'inseguimento nel bosco). Il passaparola non giovera' al botteghino.
Luca Baroncini (
da www.spietati.it)

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