III RASSEGNA DELL'ISTITUTO BRASILE-ITALIA
Milano, 10 - 16 dicembre 2007
(Spazio Oberdan e Cinema Gnomo)
L'Istituto Brasile-Italia (IBRIT Milano) in collaborazione con il Comune di Milano , Consolato Generale del Brasile a Milano , Provincia di Milano e Tam Linee Aeree organizzano la IIIª edizione della Rassegna “Brasil: Cinema Contemporaneo 2005 – 2007”
L'IBRIT E IL CINEMA BRASILIANO A MILANO
L' Istituto Brasile-Italia (IBRIT) è un ente che si propone di promuovere la cultura, la musica e il cinema del Brasile. Pertanto organizza mensilmente un ricco programma di incontri, dibattiti, proiezioni cinematografiche e di corsi di portoghese e di ballo. Ritiene necessario far conoscere la ricchezza, la vitalità, la professionalità e la qualità dei registi brasiliani attuali.
In questo quadro l' IBRIT ha già realizzato due rassegne-retrospettive con caratteristiche di mostre del cinema brasiliano dell'ultimo decennio: “Cinema contemporaneo da São Paulo”, nel dicembre 2004, e “Cinema Contemporaneo da Rio de Janeiro” nel marzo 2006. I programmi delle mostre cinematografiche realizzate dall' IBRIT comprendono lungometraggi fiction e documentari che focalizzano aspetti sociali, antropologici e culturali della vita in varie città e Stati del Brasile.
IL PROGRAMMA DELLA III RASSEGNA “Brasil: Cinema Contemporaneo 2005- 2007”
Direzione artistica e selezione dei film: Giovanni Ottone.
Tutte le proiezioni saranno effettuate presso le sale cinematografiche Gnomo e Spazio Oberdan (Museo Nazionale del Cinema) di Milano nell'orario pomeridiano e serale.
Prima di ogni lungometraggio verrà proiettato un cortometraggio in collaborazione con il Festival Internazionale del Cortometraggio di Siena.
Presso l' IBRIT si svolgerà la Tavola Rotonda “CINEMA CONTEMPORANEO BRASILIANO 2005-2007” con la presenza di critici cinematografici, registi e/o attori, relatori brasiliani e italiani di vari enti istituzionali, accademici e culturali.
PROGRAMMA
Film in versione originale con sottotitoli in italiano
Lunedì 10 dicembre - Spazio Oberdan (anteprima)
20.30 : Cinema, aspirinas e urubus (2005-2006), 99', Marcelo Gomes
Road movie esistenziale ambientato nel Sertão nordestino del 1942. Ranulpho, originario del Sertão, decide di partire per il sud del Brasile; sul suo tragitto incontra Johann, un tedesco che vende aspirine in tutto il Paese. Con Peter Ketnath, João Miguel, Hermila Guedes, Mano Fialho.
Presente il regista
Martedì 11 dicembre - Cinema Gnomo
Il Nordeste
18.00: Deserto Feliz (2007), 88', Paulo Caldas
Una storia, ambientata nello Stato del Pernambuco e narrata dal punto di vista soggettivo della protagonista, che racconta la traiettoria esistenziale di una giovane prostituta minorenne, coinvolta nel turismo sessuale. Con Nash Laila, Magdale Alves, Servilio de Holanda, João Miguel, Peter Ketnath.
Presente lo sceneggiatore Marcelo Gomes
20.00: Árido movie (2005-2006), 100', Lirio Ferreira
Odissea vitalista ambientata nel Sertão del Pernambuco, il Brasile dei contrasti. Non piove da mesi nell'entroterra del Paese e le previsioni non dicono nulla di buono. Un enorme, afosissimo sole tramuta la vita in morte. Con Guillherme Weber, Giulia Gam, Mariana Lima, Selton Mello.
22.00: Cinema, aspirinas e urubus (2005-2006), 99', Marcelo Gomes
Presente il regista
Mercoledì 12 dicembre - Cinema Gnomo
Il popolo
18.00: À margem do concreto (2005-2006), 85', Evaldo Mocarzel
Documentario dedicato a una San Paolo che esiste al margine stesso di San Paolo. I movimenti di lotta per il diritto alla casa (sem-teto).
20.00: Meninas (2006), 95', Sandra Werneck e Gisela Camara
Documentario su quattro minorenni incinte nelle favelas di Rio de Janeiro e le loro relazioni con i compagni, la maternità e la famiglia.
22.00: Boleiros 2 (2006), 86', Ugo Giorgetti
Documentario sequel sul mondo del calcio, ambientato in un bar a São Paulo. Quasi tutti i pomeriggi un gruppo di calciatori si riunisce al Bar do Aurélio per parlare di calcio.
Con Lima Duarte , Flavio Migliaccio, Cássio Gabus Mendes, Sócrates, Petrônio Gontijo, Denise Fraga.
Giovedì 13 dicembre - Cinema Gnomo
Repliche
18.00: À margem do concreto (2005-2006), 85', Evaldo Mocarzel
20.00: Deserto Feliz (2007), 88', Paulo Caldas
22.00: Árido movie (2005-2006), 100', Lirio Ferreira
Venerdì 14 dicembre - Cinema Gnomo
La memoria
18.00: Hércules 56 (2007), 94', Silvio Da-Rin
Documentario sul sequestro dell'ambasciatore americano in Brasile avvenuto a Rio de Janeiro nel settembre 1969. Il film ricostruisce il sequestro e le trattative per lo scambio dell'ambasciatore concluse con il rilascio di 15 detenuti politici inviati in Messico a bordo di un Hércules 56.
Con, nella parte di loro stessi, Gregorio Bezerra, José Dirceu de Oliveira, José Ibrahim, Ivens Marchetti, Franklin Martins,Vladimir Palmeira.
20.00: Eu me lembro (2005-2006), 108', Edgard Navarro
Autobiografia poetica ambientata nello stato di Bahia, il film narra la vita di Guiga, la sua infanzia e la sua vita adulta, il passaggio dall'allegria alla disperazione di crescere in un Paese governato da un regime autoritario. Con Lucas Valadares, Arly Arnaud, Fernando Neves, Annalu Avares, Valderez Freitas Teixeira.
Presente il regista
22.00: Batismo de sangue (2007), 110', Helvécio Ratton
Dramma tratto dal libro omonimo di Frei Betto, ambientato in Brasile e in Francia, è la storia della partecipazione dei frati domenicani alla lotta armata contro la dittatura militare alla fine degli anni '60. Con Caio Blat, Daniel de Oliveira, Jorge Emil, Odilon Esteves, Cássio Gabus Mendes, Léo Quintão, Marcélia Cartaxo, Marku Ribas.
Presente il regista
Sabato 15 dicembre - Cinema Gnomo
Vite al limite
14.00: Os doze trabalhos (2006-2007), 90', Ricardo Elias
Rilettura delle dodici fatiche di Ercole: Heracles, giovane afro-brasiliano della periferia di San Paolo, per ottenere un impiego come “motoboy” deve realizzare dodici consegne in vari quartieri della grande città. Con Sidney Santiago, Flávio Bauraqui, Vera Mancini, Vanessa Giacomo, Francisca Queiroz, Cynthia Falabella, Cacá Amaral, Lucinha Lins.
16.00: Cão sem dono (2007), 80', Beto Brant e Renato Ciasca
Tratto dal libro “Até o dia em que o cão morreu” di Daniel Galera, è un r itratto naturalista ed esistenziale di una giovane coppia in crisi, ambientato a Porto Alegre. Con Julio Andrade, Taiá Muller, Luis Carlos V. Coelho, Marcos Contreras.
18.00: Achados e perdidos (2005-2006), 100', José Joffily
Thriller ambientato nel quartiere di Copacabana a Rio de Janeiro e tratto dal romanzo omonimo di Luiz Alfredo Garcia-Roza, è la storia di un omicidio e di un triangolo amoroso. Con Antonio Fagundes , Zezé Polessa , Juliana Knust.
20.00: O céu de Suely (2006), 88', Karin Aïnouz
Ambientato nel Sertão del Ceará, è la storia di Suely, una giovane di 19 anni che mette in palio sé stessa con una riffa per potere lasciare il suo villaggio e andare a San Paolo. Con Hermila Guedes, Georgin Castro, Maria Menezes, João Miguel, Zezita Matos.
22.00: Cidade Baixa (2005-2006), 100', Sérgio Machado
Dramma esistenziale e passionale tra due amici e una giovane donna, ambientato a Salvador e nello stato di Bahia. Deco e Naldinho sono amici sin dall'infanzia. Soci in affari, possiedono una barca con la quale si guadagnano da vivere trasportando merci di contrabbando. Sulla strada per Salvador incontrano la spogliarellista Karinna. Con Wagner Moura, Lázaro Ramos, Alice Braga, José Dumont, Harildo Deda, Maria Menezes, Débora Santiago, João Miguel.
Domenica 16 dicembre - Cinema Gnomo
Brasile plurale
14.00: Cão sem dono (2007), 80', Beto Brant e Renato Ciasca
16.00: Eu me lembro (2005-2006), 108', Edgard Navarro
Presente il regista
18.00 Batismo de sangue (2007), 110', Helvécio Ratton
Presente il regista
20.00: O maior amor do mundo (2006), 112', Carlos Diegues
Dramma esistenziale e sentimentale di un intellettuale che riscopre le proprie origini, ambientato a Rio de Janeiro. Un astrofisico cinquantenne torna in Brasile dopo aver vissuto all'estero, conosce e si innamora di una giovane carioca. Con José Wilker, Taís Araújo, Sérgio Britto, Hugo Carvana, Ana Sophia Folch, Léa Garcia, Érika Mader, Sergio Malheiros, Stepan Nercessian, Marco Ricca.
22.00: Os doze trabalhos (2006-2007), 90', Ricardo Elias
Appuntamenti
Café Fashion Colonial, Via De Amicis 12 Milano
Venerdì 14 dalle ore 22,30 – Festa dopo cinema. Buffet e dj set brasiliano con Monica Paes. Prima consumazione € 7,00.
Istituto Brasile-Italia, Via Borgogna 3 (MM S. Babila) Milano
Sabato 15 dicembre alle ore 10,30: incontro-convegno con critici e registi brasiliani e italiani . Ingresso libero. III RASSEGNA CINEMA BRASILIANO – IBRIT
SCHEDE SINOSSI – CRITICA DEI FILM
CINEMA ASPIRINAS E URUBUS - 99' (2005-2006)
Regia: Marcelo Gomes
Sceneggiatura: Marcelo Gomes, Karim Ainuz e Paulo Caldas
Produzione: Sara Silveira
Fotografia: Mauro Pinheiro Junior
Direzione artistica: Marcos Pedroso
Musica: Tomas Alves de Sousa
Interpreti: João Miguel (Ranulpho), Peter Ketnath (Johann), Hermila Guedes, José Leite, Zezita Matos, Osvaldo Mill e Fabiana Pirro.
È un road movie, ricco di sfumature esistenziali, ambientato nel sertão . La vicenda si svolge nel 1942, nell'epoca in cui il presidente-dittatore Getúlio Vargas dichiarò guerra alla Germania nazista. Nelle settimane immediatamente precedenti Johann (Peter Ketnath), un trentenne tedesco, fuggito dall'Europa in guerra, si aggira sulle strade bianche dell' interior pernambucano. È a bordo di un funzionale furgone della Bayer e va di villaggio in villaggio a propagandare e vendere un farmaco miracoloso, l'aspirina, avvalendosi di un apparato di proiezione di alcuni filmini pubblicitari. Un giorno Johann incontra Ranulpho (João Miguel), un trentenne paraibano, in fuga dalla povertà, che cerca il modo di raggiungere la capitale, Rio, nel ricco Sudeste. Tra i due si intreccia uno strano rapporto di scambio reciproco di esperienze e di contenuti culturali, viziato da momenti di diffidenza, ma anche di inquieta complicità. A poco a poco lo scetticismo di Ranulpho, che considera zotici i suoi conterranei, si stempera, essendo conquistato dallo spirito di avventura di Johann. Nel finale quando Johann, per sfuggire al confino o al rimpatrio in Germania, deciderà di mescolarsi alle centinaia di poveracci che stanno emigrando in Amazzonia, Ranulpho erediterà il furgone. È un film di atmosfere, con interessanti tagli documentaristici e rappresentazioni della realtà antropologica. È nel sertão , essenziale ed autentico, che questi uomini sono messi di fronte alla loro natura, alla loro condizione e al loro destino.
Il regista:
Marcelo Gomes studia cinema all'università di Bristol, Inghilterra. Dopo due anni di studio ritorna nella sua città natale Recife, dove fonda la casa di produzione Parabolica Brasil che produce i suoi corti e i video in collaborazione con Adelina Pontual e Claudio Assis ( Amarelo Manga ).
La sua prima sceneggiatura per il cinema “ Maracatu, Maracatus ” viene premiata al Festival di Brasilia come Miglior Film. In seguito realizza “ Clandestina Felicidade ” premiato come Miglior Corto per la critica del Festival di Gramado. Gomes dirige diversi documentari per la TV e collabora al copione “ Madame Sata ” di Karim Ainouz con cui dirige la video-installazione “ Ah! Se a vida fosse sempre assim ” per la 26ª Biennale di San Paolo del 2004. “ Cinema, aspirinas e urubus ” è Miglior Film al Festival Internazionale del Cinema di Guadalajara, Messico 2006. Premiato alla mostra Un Certain Regard del Festival di Cannes 2005. Miglior film della 29ª Mostra Internazionale di San Paolo e Miglior Film del 2005 per l'Associazione Paulista dei Critici d'Arte.
2005 “Cinema, asprinas e urubus”
2000 “Os Brasileiros”
1999 “O Brasil em Curtas 06 – Curtas Pernambucanos”
1999 “Clandestina Felicidade”
DESERTO FELIZ – 88' (2007)
Regia: Paulo Caldas
Sceneggiatura: Paulo Caldas, Francisco Gomes, Xico Sá, Manoela Dias
Produzione: Germano Coelho
Fotografia: Paulo Jacinto Dos Reis
Direzione artistica: Moacyr Gramacho
Musica: Fabio Trummel, Erasto Vasconcelos
Interpreti: Nash Laila (Jéssica), Peter Ketnath (Mark), Hermila Guedes (Pamela), Magdale Alves (Maria), Servilio Holanda (Biu), João Miguel (Mao de Veia), Elane Nascimento (Daiane).
Racconta l'itinerario esistenziale di una giovane prostituta minorenne, coinvolta nell'esperienza del turismo sessuale. È una storia narrata dal punto di vista soggettivo della protagonista, costantemente seguita dalla macchina da presa. La vicenda si sviluppa in tre momenti distinti. Jéssica (l'esordiente Nash Laila) è una ragazza di 16 anni che vive con la madre Maria (Magdale Alves) ed il patrigno Biu (Servilio de Holanda), nel piccolo villaggio Deserto Feliz, nell' interior dello stato di Pernambuco, a centinaia di chilometri dalla costa. Caldas descrive, con immagini crude, distorte e a tratti grottesche, la routine di questa famiglia caratterizzata dal dominio maschile e dalla mancanza di intimità. Maria accetta i comportamenti grossolani del consorte e rimane silenziosa anche quando si rende conto che l'uomo violenta periodicamente Jéssica. La ragazza, emotivamente instabile, inizia a prostituirsi nelle strade del villaggio, fino a quando, con il denaro ottenuto, se ne và. Nel secondo momento del film, Jessica si è stabilita nella grande città di Recife. Abita in uno squallido casermone cadente, l'Edifício Holiday, alle spalle della famosa spiaggia di Boa Viagem. Condivide una camera con due altre giovani prostitute: Jaqueline (Marília Mendes) e Pâmela (Hermila Guedes). Il film registra le loro conversazioni. Descrive la routine delle giornate perse a poltrire sui letti e a mangiucchiare, il rito del “travestimento” serale e le notti di baldoria. Finchè un giorno Jéssica incontra un cliente diverso, il ventenne Mark (Peter Ketnath), che viene da Berlino. Con lui la ragazza sperimenta la droga, ma, per la prima volta, inizia a sentirsi più a suo agio. Il terzo momento del film è una geniale digressione che descrive la labilità di un desiderio che vorrebbe esprimersi, ma non ha le basi per farlo. Lo spettatore vede Jéssica nella camera d'albergo di Recife con Mark e poi la vede risvegliarsi nell'alloggio dell'uomo a Berlino. I due convivono, ma Jéssica non sembra in grado di decidere nulla. Nell'ultima sequenza la ragazza è nella stessa camera d'albergo di Recife, Mark prende le valigie e parte senza salutarla. Un sogno tra due close up e un sostanziale ermetismo emotivo per un finale dove non c'è spazio nemmeno per il dramma.
Il regista:
Paulo Caldas esordisce nella direzione di lungometraggi nel 1997 con “ Baile Perfumado ”, co-diretto con Lirio Fereira, vincitore del Festival di Brasilia. Nato a Joao Pessoa nel 1964, comincia la carriera nel Pernambuco scrivendo cortometraggi, la prima opera che scrive e dirige è “ Frustaçoes, isto é um super-8 ” nel 1981. Realizza altri sette cortometraggi con supporti differenti, tra questi ricordiamo: “ Morte no Capibaribe ” (1983), “ Nem tudo sao Flores ” (1985), “ Cha ” (1987), premio Embrafilme per la produzione di cortometraggi, e “ Opera colera ” (1992). Stabilitosi a Rio de Janeiro, dirige videoclips, programmi televisivi, spot e campagne politiche. Nel 2000 lancia il suo secondo lungometraggio, il documentario “ O rap do pequeno principe contra as Almas Sebosas ”, co-diretto con Marcelo Luna, premiato dal pubblico al Festival di Brasilia; partecipa quindi, alla Biennale di Venezia del 2000 e vince come Miglior Film al Festival del Cinema di Havana nello stesso anno. Per la televisione dirige con Lula Buarque de Holanda il documentario “ Sons da Bahia ” (2002). Nel 2007 realizza “ Deserto Feliz ” suo terzo lungometraggio che ottiene svariati riconoscimenti al Festival di Gramado del 2007.
2007 “Deserto Feliz”
2000 “O rap do pequeno príncipe contra as Almas Sebosas”
1996 “Baile perfumado”
ÁRIDO MOVIE – 100' (2005-2006)
Regia: Lírio Ferreira
Sceneggiatura: Hilton Lacerda
Produzione: Cinema Brasil Digital
Fotografia: Murilo Salles
Interpreti: Giulia Gam (Soledad), Guilherme Weber (Jonas), Mariana Lima (Verinha), Selton Mello (Bob).
È al tempo stesso un poema epico, un road movie, un melodramma e un thriller, ma non è riconducibile ad un genere specifico. Racconta una storia attuale che si confronta con il passato nordestino: il sertão e l'eredità dei coronéis , la pseudomodernizzazione di una gerarchia sociale con radici coloniali antiche, la violenza e la vendetta, la fede e il misticismo. Il Nordeste cinematografico di Ferreira è visionario, pop e grottesco. Dialoga con la musica, le arti plastiche, la videoart e le nuove tecnologie. Il film è ambientato prevalentemente nel sertão pernambucano e buona parte dell'azione si svolge in una cittadina denominata fittiziamente Rocha. Il protagonista principale è Jonas (Guilherme Weber), un trentenne trasferitosi in gioventù dal Pernambuco a São Paulo dove è giornalista televisivo, presentatore delle previsioni del tempo. Avendo ricevuto la notizia della morte del padre (Paulo César Pereio), che non vede dall'infanzia, parte improvvisamente per Recife dove apprende che quest'ultimo, rozzo e violento latifondista di Rocha, è stato assassinato per vendetta dopo aver compiuto uno sgarbo. La nonna matriarca, Dona Carmo, lo aspetta al paese, insieme al fratello del padre, Salustiano (Matheus Nachtergale). A Recife, Jonas rivede anche brevemente tre amici, compagni di bagordi e tuttora avidi consumatori di marijuana: Bob (Selton Mello), Vera (Mariana Lima) e Falcão (Gustavo Falcão). Arrivato a Rocha, verrà coinvolto in un sottile gioco di mistica persuasione da Zé Elétrico (José Dumont), uno strano meccanico e borracheiro indio, proprietario di un distributore di benzina. Contemporaneamente i tre amici di Jonas scopriranno una piantagione di marijuana e rischieranno di essere ammazzati dagli sgherri di Salustiano e del suo fratellastro Márcio (Aramis Trindade). Nel finale tutti i personaggi outsiders torneranno a Recife disorientati, mentre Márcio e Salustiano continueranno il lucrativo commercio familiare di marijuana. È un film personale che si avvale di un linguaggio narrativo originale e rischioso. Il montaggio serratissimo delle sue storie accentua la sensazione di coralità dei personaggi e di contemporaneità dei loro percorsi paralleli, collegati ad una predominante fatalità dei luoghi.
Il regista:
Lírio Ferreira co-dirige “ Baile perfumado ” (1996), realizzato con il compatriota Paulo Caldas, biografia di Benjamin Abrahao. Premiato a Brasilia, il film è considerato una delle rivelazioni della generazione dei cineasti brasiliani sorta nella metà degli anni '90. Pernambucano, domiciliato a Rio de Janeiro, il regista conta nella sua filmografia i corti “ O crime da imagem ” (1994), “ That's a lero lero ” (1995), e “ Assombraçoes do Recife Velho ” (2000), co-diretto con Claudio Barroso e Adelina Pontual, e il copione del corto “ Chà ” (1994), dell'amico Paulo Caldas. Dirige e scrive video clips per vari artisti. Nel 2003 filma il suo secondo lungometraggio “ Arido movie ” in concorso nel 2005 alla 62ª Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia nella sezione “ Orizzonti ”.
2003 “Arido movie”
1996 “Baile perfumado”
1995 “That's a lero lero”(corto)
1994 “O crime da imagem” (corto)
À MARGEM DO CONCRETO – 85' (2005-2006)
Regia: Evaldo Mocarzel e Marcelo Moraes
Produzione: 24 VPS filmes
Fotografia: Jorge Bodanzky
Questo documentario è il secondo di una tetralogia che Mocarzel ha voluto dedicare alle strategie di sopravvivenza marginale nella grande metropoli paulistana. Focalizza il complesso puzzle umano schizofrenico presente nel centro della città, dove lo spazio urbano vede, fianco a fianco, contemporaneamente, negozianti e poveri ambulanti, senza casa ed impiegati e funzionari di imprese private, banche ed uffici pubblici. Mette in discussione le contraddizioni tra valore sociale e valore commerciale delle abitazioni e tra patrimonio storico e culturale e speculazione edilizia. Non si tratta di un'inchiesta sociologica né di una visione comprensiva, distanziata e ben risolta, ma piuttosto di uno straordinario viaggio nelle vite, nelle storie, nei pensieri e negli stati d'animo dei senzatetto e degli inquilini paulistani abusivi e poveri. Mocarzel articola il discorso con gli esponenti dell'Unione dei Movimenti degli Inquilini (UMM) che riunisce vari gruppi coinvolti nella lotta per ottenere una casa, riurbanizzare le favelas e ristrutturare edifici fatiscenti. Ci fa conoscere la routine della vita degli occupanti di case abbandonate o mantenute in disuso dalle proprietà. Inoltre è apertamente visibile quando dialoga con i suoi interlocutori, rendendo più contundente il contatto con l'attualità trattata. Il documentario comprende quattro momenti: le interviste ai principali leaders dei movimenti organizzati dei senzatetto che hanno occupato vari edifici del centro; la vita quotidiana e le regole di convivenza nei condomini improvvisati, tra la scarsa privacy ed il timore di essere cacciati; l'identità lavorativa degli occupanti che, per lo più, sono venditori ambulanti, domestiche, muratori e raccoglitori di materiali riciclabili; le varie tappe di un'occupazione vissuta in diretta. La sequenza finale dell'occupazione, convulsa, impressionante ed incompiuta, pur essendo strumentale, ottiene pienamente l'effetto di marcare l'urgenza, ma anche la precarietà della condizione di quegli uomini e di quelle donne.
I registi:
Evaldo Mocarzel nasce nel 1960 a Niteroi, stato di Rio de Janeiro. Laureatosi in cinema e giornalismo all'Universidade Federal Fluminense di Rio nel 1982, per diverso tempo si dedica all'attività di giornalista presso il quotidiano “ O Fluminense ”, dove firma la rubrica di cinema; in seguito passa a “ O Estado de São Paulo ” e per anni è editore di “ Caderno 2 ”. Nel 1999 frequenta un corso di cinema alla New York Film Academy e nello stesso anno gira il suo primo cortometraggio, “ Retratos no parque ” (incentrato sul confronto tra un senzatetto ed un turista che si incontrano in un parco), inaugurando felicemente la sua carriera di regista di corto e lungometraggi a sfondo sociale, sempre molto apprezzati da pubblico e critica. “ À margem do concreto ” è la seconda parte della tetralogia che cerca di tracciare una panoramica sulle strategie di sopravvivenza degli emarginati nella città di San Paolo; gli altri titoli di questo progetto sono “ À margem da imagem ”, “ À margem do lixo ”, “ À margem do consumo ”. Il lungometraggio ha vinto il premio del pubblico al Festival di Brasilia del 2005, premio come Miglior Documentario nella Giornata Internazionale di Bahia del 2006, e nuovamente considerato Miglior Documentario al Festival di Rio 2006.
2006 “À margem do concreto”
2005 “Do luto à luta”
2004 “Mensageiras da luz, parteiras da Amazônia”
2003 “À margem da imagem”
2001 “À margem da imagem” (corto)
1999 “Retratos no parque”
Marcelo Moraes collabora con Evaldo Mocarzel alla stesura del copione del film “ À margem do concreto ” e lavora al montaggio della pellicola.
MENINAS – 95' (2006)
Regia: Sandra Werneck
Sceneggiatura: Bebeto Abrantes
Produzione: Sandra Werneck
Fotografia: Fred Rocha e Heloísa Passos
Direzione artistica: Sandra Werneck
Musica: José Miguel Wisnik e Paulo Neves
Interpreti: Etilene, Luana, Eveline, Joice, Antonimia Ferriera dos Santos, Nilson Diogo da Silva Jr, Jéssica Ferriera do Amaral.
È un instant movie straordinario. Trae spunto da una drammatica realtà sociale: sebbene il tasso generale di natalità sia decrescente in Brasile, dagli anni '70 ad oggi, le nascite da madri teenagers sono state in costante aumento negli ultimi trent'anni. Si calcola che, attualmente, tra il 20% e il 25% del totale delle donne incinte siano teenagers, in maggioranza delle classi popolari. Il documentario offre uno spaccato intimo e realistico della vita di quattro giovani teenagers di Rio de Janeiro, di età compresa tra 13 e 15 anni, appartenenti alle classi popolari, nell'epoca della loro gravidanza. Pone al centro la soggettività delle loro storie, i desideri, i dubbi e tutte le problematiche sentimentali, affettive e materiali. Evelin, di 13 anni, tipica ragazza della Rocinha (la nota favela di Rio), si è resa conto di esser incinta il giorno del suo compleanno. Il padre del nascituro, Sérgio, di 22 anni, era coinvolto nel traffico di stupefacenti. Poco dopo la fine delle riprese del film, nelle quali non mostra mai il volto, venne ucciso. Luana, di 15 anni, orfana del padre dalla tenera età, ha coscientemente voluto la gravidanza, probabilmente perché influenzata dal suo ruolo materno nei confronti delle quattro sorelle. Edilene, di 14 anni, non ha preso alcuna precauzione contracettiva e si è trovata nella strana situazione di essere incinta contemporaneamente alla gravidanza della propria madre. Inoltre ha dovuto fronteggiare con angustia il fatto che, nella stessa epoca, il suo innamorato, Alex, è risultato responsabile della gravidanza di un'altra ragazza, Joice, di 15 anni. L'aspetto più rilevante del film è l'attesa delle protagoniste, il “vuoto quotidiano” da cui emergono le incerte aspettative successive e la progressiva chiarezza sui nuovi limiti della loro vita futura. Sandra Werneck ha saputo inserire la macchina da presa, con grande naturalezza, nei difficili contesti familiari. Non giudica, ma ci porta ad andare oltre la facile constatazione della mancanza di responsabilità e di un banale circolo vizioso che si ripete facilmente in quella realtà sociale.
La regista:
Sandra Werneck direttrice di due pellicole romantiche, in cerca del successo del pubblico, e autrice di “ Pequeno dicionario amoroso ” (1996) e “ Amores possíveis ” (2000). Prima del suo primo lungometraggio era già conosciuta come realizzatrice di documentari in forma di corti e mediometraggi, che enfatizzavano i problemi di stampo sociale. Ad eccezione di “ Pena prisao ” (1984), “ Damas da noite ” (1987) e “ A guerra dos meninos ” (1991). Divide con Murilo Salles il polemico corto “ Pornografia ” (1992). Il suo secondo lungometraggio “ Amores possíveis ” vince il premio come Miglior Film latino-americano al Sundance Film Festival. Nel 2003 gira “ Cazuza-Preciso dizer que te amo ” co-diretto con Walter Carvalho e prodotto dalla Globo Filmes. Il documentario “ Meninas ” è indicato per il Grande Premio Cinema Brasil come Migliore Documentario.
2006 “Meninas”
2003 “Cazuza preciso dizer que te amo”
2000 “Amores possíveis”
1996 “Pequeno dicionário amoroso”
BOLEIROS 2 – 86' (2006)
Regia: Ugo Giorgetti
Sceneggiatura: Ugo Giorgetti
Produzione: Malu Oliveira
Fotografia: Pedro Pablo Lazzaroni ABC e Rodolfo Sanchez ABC
Musica: Mario Giorgetti
Interpreti: Flavio Migliaccio (Naldinho), Denise Fraga (Juiza Neidinha), Cassio Gabus Mendes (Zé Américo), Otávio Augusto (Virgilio Penalty).
Il tema del film è l'essenza del football, grande passione ed anima del popolo brasiliano. L'azione si svolge in un bar storico di tifosi di São Paulo. In quel luogo, quasi tutti i pomeriggi si riunisce un gruppo di ex giocatori che si incontrano per ricordare antichi episodi, storie curiose e gloriose dell'epoca in cui erano professionisti attivi. Vengono raccontati i casi classici, gli archetipi e gli incontri con i grandi campioni presenti negli stadi dagli anni '60 agli anni '90. Giorgetti registra il tutto con partecipazione empatica e concentra lo sguardo sulla gente, descrivendo personaggi, sentimenti e passioni dei suoi piccoli e grande interlocutori. La sua scelta è quella di ricercare la semplicità del quotidiano, ma è abile nel mescolare registri diversi: il realismo e la caricatura, il comico e il caustico, la bellezza del gesto sportivo e la malinconia. Emerge con forza il tema della perdita di un momento, di un'epoca e del talento, per sottolineare che anche il mitico mondo del calcio è costretto a fare i conti con le regole del tempo che trascorre e con la dinamica della vita. La narrazione è solo apparentemente episodica. Non rappresenta la solita drammaturgia del football che emerge dalle trasmissioni televisive e dai giornali. Nella sua lateralità ed atipicità manifesta una grande sensibilità sociale ed uno humour spiccato.
Il regista:
Ugo Giorgetti nasce a San Paolo nel 1942. Vanta una lunga carriera come regista di lungometraggi, cortometraggi, spot pubblicitari e documentari; ha prodotto “ À margem da imagem ” di Evaldo Mocarzel.
2004 “Boleiros 2”
2002 “O principe”
1998 “Boleiros, era uma vez o futebol”
1995 “Sabado”
1989 “Festa”
1985 “Jogo duro”
1977 “Quebrando a cara”
1975 “Prédio Martinelli”
1973 “Campos Elisios” (corto)
HÉRCULES 56 – 94' (2007)
Regia: Silvio Da-Rin
Sceneggiatura: Silvio Da-Rin
Produzione: Suzana Amado
Fotografia: Jacques Cheviche
Musica: Gilberto Gil, Berna Ceppas
Interpreti: Gregorio Berra, José Dirceu de Oliveira, José Ibrahim, Vladimir Palmeira (tutti nella parte di loro stessi)
È un'inchiesta emozionante, costruita con la logica di un thriller affidato alle parole. Ricorda ed analizza una delle azioni più audaci compiute dagli oppositori clandestini alla dittatura militare. Si tratta del sequestro dell'ambasciatore statunitense Charles Burke Elbrick, avvenuto a Rio il 6 settembre 1969, ad opera dei gruppi Dissidência da Guanabara , poi divenuta MR-8 , e Ação Libertadora Nacional . Il risultato fu lo scambio diplomatico con 15 detenuti politici (nelle carceri dei militari brasiliani), leaders studenteschi, sindacali e di partito, di diverse fazioni, che furono inviati in esilio in Messico a bordo di un aereo Hércules 56 della Força Aérea Brasileira . In seguito molti di loro approdarono a Cuba, dove furono addestrati alla guerriglia. Il documentario ricostruisce quel capitolo storico attraverso due piani narrativi che si intersecano. Da un lato recupera immagini ed un ricco materiale audiovisivo dell'epoca, tra cui, nel fotogramma iniziale del film, la fotografia autentica che riunisce 13 dei 15 militanti liberati, di fronte all'aereo, prima dell'imbarco. Quindi intervista, uno ad uno, i 9 esiliati sopravvissuti (e rievoca i 6 scomparsi), facendoli parlare delle loro esperienze, dei loro traumi e della vita successiva fino ad oggi, soli di fronte alla telecamera, riproducendo l'isolamento individuale che vissero in carcere. Dall'altro riunisce in studio, provocandone l'incontro, 5 dei militanti autori del sequestro, lasciandoli liberi di esporre, senza interferenze, i loro punti di vista su quell'azione e su quella fase politica. L'incontro è filmato con varie telecamere, per mantenere il flusso della conversazione collettiva e della narrazione, che peraltro mescola le diverse fasi dell'operazione. È un'operazione semplice, ma geniale e sottile, frontale, razionale e credibile e, soprattutto, ricca di umanità. Non vi è astrazione né distanza critica, mitizzazione eroica o vuoto revisionismo. Ne risulta la ricostruzione di un'azione che provocò in seguito la recrudescenza della repressione dei militari. Ne emergono significati nuovi, particolari inediti, esitazioni ed errori, incongruenze ideologiche, critiche ed autocritiche, contrastanti e non necessariamente ben definite. Si tratta di vicende di persone, in una sovrapposizione di momenti storici e di fasi della vita. Da-Rin ha raggiunto il risultato di recuperare una memoria vera e di chiarire aspetti di quella lotta armata, senza ricercare una presunta sterile obiettività.
Il regista:
Silvio Da-rin, annata 1949, laureato in comunicazione visiva presso l'ESDI partecipa ad un workshop sull'audio per il cinema presso la UCLA, California, nel 1981.
Nel 1980 il regista carioca dirige il corto “ Fenix ” e, nel 1984, “ Principe do fogo ” corto premiato al Festival di Leipzig. Uno dei primi presidenti della Federaçao de Cineclubes, Silvio Da-rin è oggi conosciuto come talentuoso tecnico del suono e il suo nome è presente nei crediti di diversi film realizzati negli anni '90. “ Hercules 56 ” è un film che porta il pubblico a conoscenza di uno degli episodi più importanti nella storia della repressione e della guerriglia negli anni della dittatura militare brasiliana. Il lungometraggio vinse cinque premi al Recine, Festival di Recife, per le categorie Miglior Film, Miglior Film per la Giuria Popolare, Miglior Direttore, Miglior Edizione e Migliore Realizzazione Sonora. L'opera venne ulteriormente premiata al Festival di Campo Grande.
2006 “Hercules 56”
2001 “Tempo Inoculado”
2000 “Rus Tropique”
EU ME LEMBRO – 108' (2005-2006)
Regia: Edgar Navarro
Sceneggiatura: Edgar Navarro
Produzione: Sylvia Abreu e Moisés Augusto
Fotografia: Hamilton Oliveira
Direzione artistica: Moacyr Gramacho e Shell Jr.
Musica: Tuzé Abreu
Interpreti: Luca Valadares, Arly Arnaud, Fernando Neves, Annali Avares, Valderez Freitas, Teixeira, Fernando Fulco, Nélia Carvalho.
È una cronaca, poetica e sentimentale, di memorie familiari e personali. Trae spunto da una materia autobiografica, che, tuttavia, assume una valenza più ampia, coinvolgendo le esperienze di una generazione che ha trascorso l'infanzia negli anni '50 e i momenti decisivi della prima età adulta negli anni '70. Il protagonista, alter ego del regista, è Guiga, che all'inizio del film è un bambino appartenente ad una famiglia borghese, con un padre autoritario ed una madre affettuosa e tollerante. Navarro descrive la sua traiettoria di scoperte e conflitti con l'educazione cattolica, attraverso una successione di riti di maturazione sessuale ed affettiva. La narrazione è efficace, limpida e finemente umoristica. Le pulsioni infantili appaiono pienamente credibili. I successivi passaggi temporali e gli episodi di trasgressione sono marcati dalla scoperta del corpo e del desiderio: la prima masturbazione, l'esperienza del primo rapporto sessuale, ecc.. L'estetica naturalista e la sincerità dello sguardo, dolce, ma non banale, evitano qualsiasi deriva voyeuristica o morbosa. Il film risulta invece meno riuscito, appesantito e troppo dispersivo nell'enunciare molteplici temi, nella seconda parte. Dopo i vent'anni Guiga deve confrontarsi con alcuni amici, oppositori della dittatura militare, subisce un tracollo depressivo. Si riprende e sperimenta la rivoluzione sessuale e l'amore libero, poi le droghe dell'epoca hippie e infine sceglie di autorealizzarsi e di “redimersi”, esprimendosi con la cinepresa. Molte sequenze risultano un po' didattiche. Tuttavia non mancano felici spunti creativi ed un immaginario che mescola con maestria motivi surreali ed onirici.
Il regista:
Edgar Navarro nasce a Bahia nel 1949. Il film “ Eu me lembro ”, primo lungometraggio del regista, vince al Festival di Brasilia il trofeo Fandango nelle categorie: Miglior Direttore, Miglior Film, Miglior Sceneggiatura.
2005 “Eu me lembro”
1998 “Penitência”
1994 “Heteros – a comédia”
1990 “Anil”
1989 “Superoutro”
BATISMO DE SANGUE – 110' (2007)
Regia: Hélvecio Ratton
Sceneggiatura: Dani Patarra e Hélvecio Ratton, tratto dal libro omonimo “Batismo de Sangue” di Frei Betto
Produzione: Hélvecio Ratton
Fotografia: Lauro Escorel
Direzione artistica: Adrian Cooper
Musica: Marco Antonio Guimarães
Interpreti: Caio Blat, Daniel de Oliveira, Cassio Gabus Mendes, Angelo Antonio, Leo Quintão, Odillon Esteves, Marcélia Cartaxo, Marku Ribas.
È un dramma di notevole impatto emotivo perché privilegia le tinte forti nell'approccio alla sua centralità narrativa: la violenza fisica della tortura durante la dittatura militare. Si tratta dell'adattamento dell'omonimo romanzo di memorie del frate scrittore mineiro Carlos Alberto Libânio Christo, conosciuto come Frei Betto. Ratton racconta la vicenda di un gruppo di religiosi ventenni, alla fine degli anni '60: Frei Betto (Daniel de Oliveira), Frei Tito de Alencar Lima (Caio Blat), Frei Oswaldo (Ângelo Antônio), Frei Fernado (Léo Quintão) e Frei Ivo (Odilon Esteves). Essi, nascostamente rispetto alle gerarchie della Chiesa Cattolica, diedero appoggio ai guerriglieri dell'opposizione armata di sinistra, in particolare a quelli dell'organizzazione di Carlos Marighella (Marku Ribas), durante la dittatura militare, nel periodo più oscuro del governo del generale Médici. La sequenza chiave è collocata all'inizio del film: descrive, con toni freddi, il suicidio per impiccagione di Frei Tito, in Francia, nel 1974. L'uomo era incapace di dimenticare le torture subite dal sadico ufficiale di polizia Sérgio Paranhos Fleury (Cássio Gabus Mendes). La narrazione seguente è leggibile come una descrizione di fatti, senza grandi approfondimenti né un sufficiente distanziamento critico, per motivare il travaglio e la sofferenza dei religiosi. Il ritratto dell'epoca è curato nei particolari, ma risulta un po' esterno ai personaggi. Il film denota un forte carattere pedagogico e, purtroppo, alcuni limiti di fragilità narrativa e drammaturgica, ma è certamente efficace nel determinare un sentimento di indignazione nello spettatore.
Il regista:
Hélvecio Ratton comincia la sua carriera cinematografica con il lungometraggio “ A dança dos bonecos ” (1986) premiato a Brasília, a Gramado e in Festival in Italia, Germania e Portogallo. Il regista torna ad occuparsi dell'universo infantile con il suo secondo lungometraggio “ Menino maluquinho ” (1995). In seguito fonda la Quimera Filmes in società con Simone Matos e gira “ Amor & cia ” (1998). Minatore di Divinópolis, nato nel 1949, milita nel movimento studentesco e si esilia in Cile negli anni '70 dove collabora a diverse produzioni. Di ritorno in Brasile, studia psicologia alla PUC di Minas Gerais e si associa al Groupo Novo de Cinema dirigendo e producendo film e cortometraggi. Nel 2002 con la Quimera Filmes dirige il suo quarto lungometraggio “ Uma onda no ar ” vincitore di tre premi in Europa, Stati Uniti e Brasile.
2002 “Uma onda no ar”
1995 “Menino maluquinho”
1986 “A dança dos bonecos”
OS 12 TRABALHOS – 90' (2006-2007)
Regia: Ricardo Elias
Sceneggiatura: Ricardo Elias
Produzione: Van Fresnot
Fotografia: Jay Yamashita
Direzione artistica: Ana Maria Abreu
Musica: André Abujamra
Interpreti: Sidney Santiago, Flavio Bauraqui, Vera Mancini, Vanessa Giacomo, Francisca Queiroz, Cynthia Falabella, Caca Amaral, Lucinha Lins, Luiz Baccelli, Thiago Moraes.
Racconta la storia di un percorso esistenziale in uno spazio urbano variegato ed accelerato, la megalopoli di São Paulo, ed in un arco temporale definito, 24 ore. Il protagonista è Heracles (Sidney Santiago), un giovane afrobrasiliano appena uscito dal carcere minorile correzionale, dopo aver scontato una condanna di due anni per furto d'auto. La vicenda si apre con le immagini di Heracles sulla moto del cugino (Flávio Bauraqui) che lo porta all'agenzia di consegna di dispacci urgenti (pony express), di cui è dipendente. Ottiene di lavorare anch'egli come moto-boy: il primo giorno sarà la prova per ottenere l'assunzione definitiva. Heracles cerca di portare a termine con dedizione i suoi 12 incarichi. Si dimostra attento e cauto, intelligente e sagace, flessibile, ma privo di soggezione nei confronti degli altri moto-boys più anziani che lavorano con lui. È soprattutto molto vero. Deve fronteggiare situazioni semplici e difficili, tipi umani amichevoli ed ostili: funzionari, poliziotti, segretarie, avvocati, insegnanti, professionisti tossicodipendenti, la giovane amante del cugino, ecc.. La narrazione è semplice ed efficace. La rilettura contemporanea del mito greco di Ercole non vuole trasformare il personaggio in un eroe, orgogliosamente sopravvissuto al sistema, ma, semplicemente, vuole descrivere la maturazione di una persona perbene. Heracles è a contatto con i soprusi, la violenza, il costante pericolo del traffico ed è sottoposto ad una tensione continua. Tuttavia possiede uno spirito creativo che gli consente di contrastare l'alienazione: disegna strisce con storie mirabolanti. Elias ci fornisce un ritratto realista di una delle emergenze sociali più acute in Brasile: la pericolosità e l'incertezza del lavoro per i giovani delle classi sociali inferiori. Alla felice distanza da ogni tentazione sociologica e/o moralistica corrispondono le qualità estetiche del film, con la cinepresa che insiste sul volto di Heracles, rivelando l'anima del personaggio.
Il regista:
Ricardo Elias nasce a San Paolo nel 1968. Laureato alla Scuola di Comunicazione e Arti della USP; per la televisione dirige diversi programmi in onda su Tv Globo, Tv Cultura, Tv Escola e Canal Futura. “ Os 12 trabalhos ” vince due premi come Miglior Film ai Festival Internazionali dell'Havana e San Sebastian e un premio per il Miglior Attore (Sydney Santiago che lo divise con l'attore Selton Mello) al Festival di Rio 2006.
2006 “Os 12 trabalhos”
2003 “De Passagem”
1999 “Um filme de Marcos Medeiros”
1994 “Lumpet” (corto)
1993 “Derrube Jack” (corto)
CÃO SEM DONO – 80' (2007)
Regia: Beto Brant e Renato Ciasca
Sceneggiatura: Marçal Equino, Beto Brant e Renato Ciasca; tratto dal libro di Daniel Galera “Até o dia em que o cão morreu”
Produzione: Bianca Villar
Fotografia: Toca Seabra
Direzione artistica: Luiz Roque
Musica: Istituto, Planondas, Nação Zumbi, Lupicínio Rodrigues
Interpreti: Julio Andrade (Ciro), Taina Muller (Marcela), Luiz Carlos V. Coelho (Elomar), Marcos Contreras (Larcio), Janaina Kaemer (Ana), Roberto Oliveira (papà), Sandra Possani (mamma), E Churras (il cane).
Racconta una storia essenzialmente urbana, optando per una recitazione ed un'atmosfera naturalistiche. Osserva l'intimità di persone normali, della classe media, contemplando la complessità e la difficoltà della vita. È girato a Porto Alegre, a partire dal romanzo dello scrittore locale Daniel Galera “Até o Dia em que o Cão Morreu”. Anche gli attori del cast sono gaúchos . Il protagonista, costantemente inquadrato dalla telecamera, è Ciro (Júlio Andrade), un ventenne da poco laureato in letteratura, traduttore di russo, con un certo talento e capacità. Si sostenta con lavori occasionali, senza chiare prospettive. La sua vita risulta in qualche modo limitata al presente, prigioniera di una logica impietosa che lui stesso ha creato, ricca di istanti intensi, ma priva di ambizioni concrete. È scettico e si esprime sostanzialmente a livello fisico e biologico, senza astrazioni. Vive solo in un appartamento in affitto (la sua “torre d'avorio”), con un cane randagio che ha adottato. Conosce Marcela (Tainá Müller), una giovane modella, sognatrice ed estroversa. La loro relazione è carnale e diretta. Il film descrive le scene di intimità, sessuale e non, nella concretezza fisica e tattile degli spazi, dei corpi e delle azioni. Marcela viene investita da un motociclista ed è sofferente per una frattura ad una gamba, ma reagisce con ottimismo. Nel finale, aperto, Ciro sembra in fase di superamento della sua apatia e sembra dimostrare un interesse sentimentale per quella relazione. Il film si sviluppa attraverso un'alternanza di momenti di felicità e di tristezza, con ampio spazio al dolore fisico, senza un vero inizio e una vera fine. Lo stesso finale, vagamente surreale, non è affatto un happy end. A livello stilistico sono da segnalare il prevalente uso della telecamera a mano, i convincenti piani fissi, lo scarso impiego della luce artificiale, le immagini in controluce e i diffusi suoni ambientali. Beto Brant e Renato Ciasca registrano episodi e porzioni di vita, separati da significative ellissi narrative, con un approccio sensibile ed istantaneo. Tuttavia, nonostante una tecnica di rodaggio che enfatizza gli aspetti reali, non ricercano il realismo. Evitano di guardare nell'animo dei personaggi, e quindi rifuggono il moralismo e lo psicologismo.
I registi:
Beto Brant nato nel 1964 si forma in cinema alla FAAP nel 1987 e comincia la sua carriera producendo cortometraggi: “ Aurora ” (1987), “ Dov'è Meneguetti ” (1989). Si avvale di una stretta collaborazione con lo scrittore Marçal Aquino co-autore dei copioni di tre suoi lungometraggi. Il regista realizza tre lungometraggi tra il 1997 e il 2000, tutti a basso costo, e con uno stile narrativo così particolare da valergli il riconoscimento come uno dei nuovi talenti del cinema brasiliano.
2007 “Cão sem dono”
2005 “Crime delicado”
2002 “O invasor”
1998 “Ação entre amigos”
1997 “Os matadores”
Renato Ciasca, nato nel 1961, si laurea in cinema per la Fundação Armando Alvares Penteado. Comincia la carriera nel 1983, ancora studente alla facoltà, con stages in produzioni pubblicitarie.
Conosciuto per le sue collaborazioni con il regista Beto Brant, insieme lavorarono a numerosi progetti tra cui il cortometraggio “ Aurora ” 1987, il lungometraggio “ Ação entre amigos ” (1998), “ O invasor ” (2001). Parallelamente al suo impegno nel mezzo cinematografico, Renato Ciasca lavora in pubblicità dirigendo videoclip.
2007 “Cão sem dono”
2001 “O invasor”
1998 “Ação entre amigos”
1997 “Matadores”
ACHADOS E PERDIDOS – 100' (2005-2006)
Regia: José Joffily
Sceneggiatura: Paulo Halm, tratto dal
Romanzo di Luiz Alfredo Garcia- Roza
Produzione: Coevos Filmes, Pimenta Jr.
Fotografia: Nonato Estrela
Direzione artistica: Claudio Amaral Peixoto
Musica: André Abujamra
Interpreti: Antonio Fagundes (Vieira), Zezé Polessa (Magali), Juliana Knust (Flor), Genezio de Barros (Monteiro), Malu Galli (Vanessa), Hugo Carvana (Juiz), Roberto Bomtempo (Souza).
È un thriller che presenta personaggi tipici del sottobosco sociale ed umano di Copacabana, il noto quartiere di Rio. È basato sull'omonimo romanzo di Luiz Alfredo Garcia-Roza. Il protagonista è Vieira (Antônio Fagundes) un commissario di polizia in pensione, principale sospetto dell'omicidio della sua amante Magali (Zezé Polessa), trovata nel proprio letto, soffocata da un sacchetto di plastica. Lo stesso Vieira è incerto rispetto alla sua responsabilità nell'assassinio, perché il giorno prima del crimine era ubriaco fradicio e non ricorda la precisa sequenza degli avvenimenti. La sua situazione si complica ulteriormente quando compare Monteiro, un poliziotto suo ex collega convertitosi in politico influente, che lo ricatta. Stanco ed oppresso dal suo torbido passato, Vieira vive l'illusione di un'ultima occasione di amore vero, con la giovane e seducente prostituta Flôr (Juliana Knust), e di un nuovo inizio. Nella vicenda si intrecciano anche aspetti della violenza e della corruzione che ricorrono comunemente nella società brasiliana. Triste e ricco di atmosfera, il film intreccia i destini dei personaggi fino ad un finale sorprendente. Joffily ci offre un'analisi psicologica dei protagonisti non di maniera. Inoltre dimostra una notevole capacità di direzione degli attori e riesce a dosare bene i toni disperati, violenti, ma anche poetici, di un'azione che risulta complessivamente emozionante.
Il regista:
José Joffily nasce a João Pessoa, Paraiba, nel 1945. Si laurea in Diritto alla UERJ e, per diverso tempo, lavora come fotografo freelance per riviste come “ O Cruzeiro ”, “ Realidade ” e “ Placar ”. E' anche produttore di numerosi suoi lavori e ha collaborato, tra le altre, alle sceneggiature di “ O sonho não acabou ” (1981) di Sérgio Rezende, e “ A cor de seu destino ” (1986) di Jorge Duran. Per “ Dois perdidos numa noite suja ” al Festival di Berlino vince il “Troféu Candango” come Miglior Regista. Con il film “ Achados e Perdidos ” vince il premio Miglior Film e Miglior attrice (Zezé Polessa) al Festival del Cinema Brasiliano di Miami 2006; ottiene, inoltre, il Grande Premio BR del cinema brasiliano 2005.
2005 “Achados e perdidos”
2003 “Dois perdidos numa noita suja”
2001 “O chamado de Deus”
1996 “Quem matou Pixote?”
1992 “A maldição do Sanpaku”
1985 “Urubus e papagaios”
1980 “Copa mixta” (corto)
1980 “Curta sequência: galeria Alaska” (corto)
1978 “Alo Tetéia” (corto)
O CÉU DE SUELY – 88' (2006)
Regia: Karim Ainouz
Sceneggiatura: Mauricio Zacaria, Felipe Bragança e Karim Ainouz
Produzione: Walter Salles, Mauricio Andrade Ramos, Hengameh Panahi, Thomas Haberle, Peter Rommel
Fotografia: Walter Carvalho
Direzione artistica: Marcos Pedroso
Musica: Berna Ceppas, Kamal Kassin
Interpreti: Hermila Guedes, Maria Menezes, Zezita Matos, Joao Miguel, Georgina Castro.
È la storia di una traiettoria esistenziale, ma anche di un itinerario emotivo. È una vicenda narrata dal punto di vista soggettivo della protagonista, una giovane ventunenne, Hermila (Hermila Guedes), che ha vissuto per due anni a São Paulo e ritorna, con il figlio appena nato, a Iguatú, il proprio villaggio nel Nordeste. Accolta nella casa della nonna, attende ansiosamente l'arrivo di Mateus, il suo compagno. Quando capisce che l'uomo non verrà più, avverte acutamente il suo malessere. Il suo desiderio di tornare alle origini è in conflitto con la sua trasformazione. È fragile e dolce, ma anche insolente e determinata. Spinta dalla solitudine, riprende a frequentare João (João Miguel Leonelli), un ex fidanzato che si offre di occuparsi di lei chiedendole una relazione stabile. A poco a poco la donna diventa consapevole di avere il coraggio e la volontà di modificare la sua vita. Capisce di dover trovare i soldi per lasciare l'opprimente Iguatú. Quindi decide di mettere in palio se stessa alla riffa solo per una volta, adottando il nome di Suely. Spezza un tabù morale e mette a nudo il maschilismo dominante nel Nordeste. Soffrirà la severa riprovazione della nonna che la scaccerà di casa e sarà oggetto dei pettegolezzi e dell'odio delle mogli di quelli che hanno comprato i suoi biglietti. Tuttavia, dopo aver pagato di persona, concedendo ad uno sconosciuto la propagandata “notte in Paradiso”, Hermila salirà sull'autobus che la porterà lontano, verso il “suo cielo”. Il Nordeste del film è quello di una cittadina di passaggio, indefinita ed immersa in un intenso calore. Di giorno il sole è impietoso e prevalgono luce e colori. Le notti sono afose, pallide e buie. Il linguaggio narrativo del film si basa su precise scelte stilistiche che valorizzano il percorso emotivo della protagonista. All'inizio è statico perché prevalgono i campi lunghi e le inquadrature persistenti, per fissare il luogo ed il ritmo delle azioni. Con il trascorrere del tempo viene messo in evidenza il corpo di Hermila che diventa l'elemento a fuoco che si muove su uno sfondo leggermente sfuocato.
Il regista:
Nato nel 1966 nel Ceará, realizza il primo lungometraggio avendo già esperienze nei corti e nei video. Karim Ainouz selezionato con il suo primo lungometraggio “ Madame Satã ” (2002) a Cannes e premiato, in seguito, nei festival internazionali di Chicago e Huelva. Collabora con Walter Salles nel copione di “ Abril despedaçado ” (2001). Lavora come curatore, assistente di direzione e assistente di montaggio in vari progetti come “ Veneno ” (1994) di Todd Haynes e “ Arizona dream ” (1993) di Emir Kusturica. Il lungometraggio “ O céu de Suely ” (2006) è pluripremiato: vince il trofeo Redentor al Festival di Rio come Miglior Film, Miglior Direttore e Miglior Attrice (Hermila Guedes); altri premi li conquista ai Festival di Havana, Salonica, Punta dell'Este.
2006 “O céu de Suely”
CIDADE BAIXA – 100' (2005-2006)
Regia: Sérgio Machado
Sceneggiatura: Sérgio / Karim
Produzione: Mauricio Andrade Ramos e Walter Salles
Fotografia: Toca Seabra
Musica: Carlinhos Brown e Beto Villares
Interpreti: Wagner Moura (Naldinho), Lázaro Ramos (Deco), Alice Braga (Karinna), Harildo Deda (Careca), Maria Meneze (Luzinete), Joao Miguel (Edvan), Débora Santiago (Sirlene), Valéria (Zilù).
Racconta la storia di un triangolo amoroso tra tre giovani ordinari, appartenenti, nel bene e nel male, al povo brasileiro di oggi, con le loro passioni, i sentimenti e le contraddizioni. È un film prevalentemente notturno che si svolge nella Cidade Baixa di Salvador, nelle sue strade, pensioni, boites e locali di streap-tease al porto. La cifra del film è il realismo. È uno spaccato vitale e dai toni crudi, ma privi di volgarità e cinismo, genuinamente umano, con un retrogusto amaro e vagamente romantico. La storia inizia a Cachoeira dove si trovano Deco (Lázaro Ramos), nero, ex boxeur, riservato ma determinato e Naldinho (Wagner Moura), spavaldo e sanguigno. Sono ventenni, amici d'infanzia, fortemente legati e complici, proprietari di un battello a motore che serve per trasporti e piccoli traffici. I due incontrano Karinna (Alice Braga), una prostituta poco più giovane di loro, che chiede loro un passaggio. Nel corso del viaggio, una drammatica rissa, in cui Naldinho è ferito gravemente, rafforza i loro legami. A Salvador, Karinna li coinvolge in alcune stangate a danno di marinai e turisti. Ma, soprattutto, la donna si dà ad entrambi senza sapere o volere scegliere. È un triangolo instabile e presto le passioni vere provocano gelosia, rabbia e scontri fisici, anche violenti, tra Deco e Nandinho. Fino ad un finale aperto che riunisce i tre in una prospettiva esistenziale incerta, ma dominata dalla volontà di una nuova vita che sembra avere ragione della pulsione di morte e della vergogna. Duro e sensibile, integro ed energico, il film è lontano dalla radiografia antropologica e dalla deriva folklorica. Da segnalare inoltre la fotografia contrastata di Toca Seabra che si accorda perfettamente all'uso della telecamera a mano per filmare la mescolanza di sangue, carne e sudore che impregna molte scene. Infine la colonna sonora, curata da Carlinhos Brown, alla sua prima esperienza in veste di compositore per il cinema, in collaborazione con Beto Villares.
Il regista:
Sérgio Machado nato a Salvador nel 1968, si laurea in giornalismo e comincia la carriera nel cinema con la direzione di due documentari che realizza durante un viaggio in India: “ Bagunçaço ” e “ Tres canções indianas ”. Ancora studente dirige l'ultimo lavoro di Grande Otelo, il mediometraggio “ Troca de cabeças ”(1993). Assistente alla direzione di “ Central do Brasil ” (1998) di Walter Salles e di “ O primeiro dia ” (2000) di Walter Salles e Daniela Thomas, è co-sceneggiatore e assistente alla direzione di “ Abril despedaçado ” (2001) di Walter Salles. Dirige nel 2003 il suo primo lungometraggio di finzione: “ Noites de temporal ” ispirato alla leggenda di Tristano e Isotta.
2005 “Cidade baixa”
2004 “O diabo a quatro”
2003 “Noites de temporal”
2001 “Onde a terra acaba”
O MAIOR AMOR DO MUNDO – 112' (2006)
Regia: Carlos Diegues
Sceneggiatura: Carlos Diegues
Produzione: Renata Almeida Magalhaes
Fotografia: Lauro Escorel
Direzione artistica: Tulé Peake
Musica: Chico Buarque
Interpreti: Taís Araujo (Luciana), Léa Garcia (Zézé), Sérgio Britto (Maestro), Sérgio Malheiros (Mosca), Marco Ricca (Maestro giovane), Deborah Evelyn (Carolina), Clara Carvalho (Sonia), Max Fercondini (Antonio giovane).
È un intenso ed ambizioso road movie ambientato nelle strade di Rio de Janeiro. È un film centrato sulle relazioni umane e giocato sulla rappresentazione “realista” di un itinerario esistenziale e sentimentale. Antônio (José Wilker) è un famoso ed affermato astrofisico brasiliano che ha vissuto gran parte della sua vita adulta negli Stati Uniti. All'età di 55 anni scopre di essere affetto da un tumore cerebrale e decide di tornare in Brasile per ricevere un ultimo tributo ufficiale al suo lavoro. A Rio incontra l'anziano padre adottivo (Sérgio Britto) che gli rivela l'identità della sua vera madre biologica. Antônio vaga per la città e giunge nella favela dove la madre ha vissuto. Conosce la vecchia Mãe Santinha (Léa Garcia), che risulta essere stata la miglior amica della madre defunta, ed inizia un'ultima storia d'amore con la giovane afrobrasiliana Luciana (Taís Araujo). Tra ricordi d'infanzia e scoperte relative all'eccezionale storia d'amore che unì i suoi genitori legittimi, Antônio rivede la sua vita in una diversa prospettiva, fino al tragico finale. Diegues ha costruito un grande affresco in cui si intrecciano vari temi: l'amore materno, l'amicizia, il desiderio sessuale, la riscoperta dei luoghi di una città e la morte.
Il regista:
Carlos Diegues direttore, produttore e sceneggiatore è uno dei cineasti di maggior rilievo nel panorama del cinema brasiliano dai tempi del Cinema Novo. Rappresenta per sei volte il Brasile al Festival di Cannes oltre ad essere parte della giuria ufficiale del Festival nel 1981. I suoi film vengono selezionati ai festival dove ottengono numerosi premi tra cui Miglior Film al Festival di Londra e Miglior Direzione al Festival di Havana per “ Bye bye Brasil ” e “ Veja esta canção ” e Miglior Film al Festival di Cartagena per “ Orfeu ” (1998). Nato a Maceió, Alagoas, nel 1940 e cittadino di Rio de Janeiro dai sei anni d'età, entra a far parte del mondo del cinema alla fine degli anni' 50, realizzando film amatoriali con David Neves e Alfonso Beato. Il suo primo lungometraggio “ Ganga Zumba ” (1963) sottolinea un tema dominante nella sua produzione: la cultura nera in Brasile, che prosegue con le opere “ Xica da Silva ” (1976), “ Quilombo” e “Orfeu ”. “ Orfeu ” riporta nel cinema brasiliano il carnevale e la tradizione carioca, temi di esordio in “ Escola de Samba-Alegria de viver ”, terzo episodio del lungometraggio “ Cinco vezes favela ” (1961), uno dei film fondatori del Cinema Novo. Nel 2003 dirige e lancia “ Deus é brasileiro ” che ebbe un pubblico di più di 1,6 milioni di spettatori. Il film “ O maior amor do mundo ” divide il premio principale nel Festival del cinema del mondo di Montreal con il film giapponese “ Nagai sanpo ”.
2006 “O maior amor do mundo”
2003 “Deus é brasileiro”
1996 “Tieta do Brasil”
1980 “Bye bye Brasil”
1978 “Chuvas de verão”
1976 “Xica da Silva”
1973 “Joanna Francesa”
1972 “Quando o carnaval chegar”
1969 “Os herdeiros”
1966 “A grande cidade”
1963 “Ganga Zumba”
1962 Episodio “Escola de samba” del film “Cinco vezes favela”
Al Cinema Gnomo (Via Lanzone 30/a, biglietto d'ingresso E.4,10)) prosegue la rassegna "Brasil: cinema contemporaneo 2005-2007", co n la più recente produzione brasiliana. Questa sera (venerdì 14) la rassegna è dedicata alla memoria. Alle ore 20.00: Eu me lembro (2005-2006), 108' , del regista "baiano" Edgard Navarro, che incontrerà il pubblico. Il film è un'a utobiografia poetica ambientata nello stato di Bahia e narra la vita di Guiga, la sua infanzia e la sua vita adulta, il passaggio dall'allegria alla disperazione di crescere in un Paese governato da un regime autoritario. Gli altri film della giornata sono Hércules 56 (ore 18), 94' , di Silvio Da-Rin, d ocumentario sul sequestro dell'ambasciatore americano in Brasile avvenuto a Rio de Janeiro nel settembre 1969 e Batismo de sangue (ore 22), 110' , di Helvécio Ratton: d ramma tratto dal libro omonimo di Frei Betto e ambientato in Brasile e in Francia, è la storia della partecipazione dei frati domenicani alla lotta armata contro la dittatura militare alla fine degli anni '60. La serata continua al Café Fashion Colonial, Via De Amicis 12 Milano – Festa dopo cinema, con buffet e dj set brasiliano con Monica Paes.
Sabato 15 alle 10,30 si terrà un i ncontro sul cinema brasiliano all'Istituto Brasile-Italia (Via Borgogna 3, ingresso libero ) condotto dal critico Giovanni Ottone. Partecipano i registi Edgard Navarro e Renato Ciasca. Dalle ore 14 al Cinema Gnomo si riprende il programma della giornata dal titolo "Vite al Limite" e si potrà vedere "Cão sem dono" di Renato Ciasca. L'ultima giornata (domenica 16), sempre allo Gnomo, ha come filo conduttore il Brasile Plurale. Programma completo: www.ibrit.it |