FAUST: LOVE
OF THE DAMNED
Di
Brian Yuzna
InFaust
Un
supereroe da bruciare… non solo all’Inferno!
Tratto
da un fumetto (tra l’altro il design del personaggio e la
storia ricordano curiosamente un’altra trasposizione dalle
strisce allo schermo: SPAWN), questo film di Brian Yuzna
segna un altro capitolo non memorabile della sua carriera.
Famoso prima, e ancora adesso, come produttore, Yuzna è
assurto da tempo alla fama di regista di horror di culto, ma
non di qualità. Considerando solo i pochi film usciti in
Italia (tra gli inediti ricordiamo solo il buon NECRONOMICON,
film in tre episodi di cui ne firma uno oltre alla cornice
narrativa con Jeffrey Combs nei panni di Lovecraft),
salverei solo il suo debutto SOCIETY e il secondo seguito di
RE-ANIMATOR (pare che ne abbia realizzato anche un terzo
episodio quest’anno, ma, com’è tradizione, da noi è
ancora inedito).
FAUST
fa tremare solo per l’entità del mito con cui si
confronta. Per il resto è un confuso pasticcio in cui
vengono mescolati con disinvoltura fumetto, heavy metal, un
po’ di violenza gratuita, una manciata di sesso
pruriginoso, splatter artigianale anni ottanta e horror
digitalizzato degli ultimi tempi. Lo spazio che rimane per
Goethe è praticamente nullo. Ma non è certo questo il male
più grande, e neanche lo avremmo mai preteso, tanto più
che il modello cui si ispira questo “nuovo” super-eroe
maledetto sta a metà strada tra Batman e Freddy Krueger.
Benché
abbia vinto il premio per i migliori effetti visivi al
Festival di Sitges 2000, curati dal celeberrimo Screaming
Mad George (THE ABYSS, NIGHTMARE 3 e 4, PREDATOR,
SOCIETY…), neppure quelli mi sembrano degni di nota. Se si
escludono alcune trasformazioni per lo più animatroniche e
qualche effetto di trucco (un po’ di mani e teste
tagliate, anche troppe), molti dei quali belli ma inutili,
tutto il resto in animazione digitale è in gran parte
scadente. Il mostro finale, in teoria suprema manifestazione
del male, è una specie di Alien e sputa un fuoco che più
finto non si può, tanto da ricordare le vecchie produzioni
Empire dei fratelli Band, girate in Italia con budget e
risultati modesti, prima che realizzassero qualcosa di
decente con Stuart Gordon e, appunto, Yuzna.
Degli
attori citiamo Jeffrey Combs, per sottolineare quale gradita
sorpresa sia ogni volta in tutti i film in cui compare; il
protagonista Mark Frost, per bocciare la sua interpretazione
bi-espressiva (col trucco e senza); infine Isabel Brook nel
ruolo della Dr.ssa De Camp, bella e basta.
Paolo
Dallimonti
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