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 SANGUE E POESIA, TAKESHI KITANO

Mitragliatrice –
in mezzo alla fronte  
fioriscono fiori rossi.

Saito Sanki (1900 - 1962), poeta haiku

“La yakuza è ancora il simbolo della violenza, ma non solo. È il simbolo del male, e la cultura giapponese ci porta ad avere grande interesse e curiosità nei confronti del male, che ci spaventa ma ci attrae irrimediabilmente. È un gioco di repulsione e di attrazione. La yakuza rappresenta la morte, la paura, ma è proprio dalla morte e dalla paura che ci sentiamo attratti da sempre.” Il perché della presenza costante della yakuza nei suoi film viene perfettamente chiarito da Kitano in questa dichiarazione: repulsione e attrazione verso il male, timore di un’entità troppo grande per essere tranquillamente giudicata ma allo stesso tempo arrendevolezza alla sua imponenza. Conseguenza di ciò è come il cinema del regista nipponico si basi su questo equilibrio tra violenza fine a se stessa e violenza come arte sublime; l’una non può prescindere dall’altra, in tal caso l’equilibrio si spezzerebbe. E sebbene sia ardua la distinzione fra queste due categorie, fin dalla realizzazione di Sonatine è saliente il tentativo da parte di Kitano di mettere a freno, in certi momenti, la pura crudeltà dei suoi personaggi, evitando così il banale film d’azione; inoltre per ricorrere a ciò, spesso si serve di una semplice ma sempre efficace comicità che sovente cade (ma non scade) nel grottesco e nell’infantilismo determinato dalla forte influenza del regista da parte della corrente dadaista: basti pensare agli yakuza di Sonatine che giocano come bambini sulla spiaggia oppure a quelli di Brother che montano un canestro nello studio.

In film come L’estate di Kikujiro o Dolls, in cui violenza e sangue sono praticamente assenti, risaltano invece altri aspetti che caratterizzano altrimenti il cinema di Kitano: qui la poesia è vista come mera malinconia. Il signor Kikujiro provoca malinconia per mezzo del suo umorismo e del suo carattere burbero e scontroso ma pur sempre sensibile, mentre nella triplice storia in Dolls la malinconia è provocata dalle bizzarre relazioni umane; è essenziale ricordare come questa componente sentimentale, e mai sentimentalistica, sia evocata dalle struggenti musiche di Joe Hisaishi (“River side”, “Angel Bell”) e dalla fotografia lineare e spietata di Katsumi Yanagishima.