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VIENI
AVANTI CRETINO
IT
1982 di Luciano Salce con Lino Banfi, Franco Bracardi,
Adriana Russo, Gigi Reder, Luciana Turina, Mireno Scali,
Ramona Dell’Abate, Alfonso Tomas, Michela Miti, Luciano
Salce, Jimmy il Fenomeno, Giulio Massimini, Nello Pazzafini,
Annabella Schiavone
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a VM18 viaggio nel cinema (semi) invisibile
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a Hard Project:
un viaggio nel cinema erotico/hard d'autore
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La storia dell’imbranato Pasquale Baudaffi che, uscito dal
carcere per un’amnistia, cerca, invano, ogni tipo di
lavoro è soltanto un pretesto per una serie di sketch che
imitano e forzano i cliché tipici della comicità
d’avanspettacolo (la gag mimica, quella burlesca, quella
fisica a base di schiaffoni e porte in faccia, quella
erotica da commediaccia italiana anni ‘70-‘80,
l’equivoco e lo scambio di camere da pochade,
la situazione piccante/imbarazzante, le torte in faccia in
puro stile slapstick,
il momento vaudeville),
esplicitamente omaggiata fin dal titolo che riprende la
celebre battuta dei fratelli De Rege. Inserito all’interno
di un genere spesso superficiale e comunque governato dalle
sue rigide regole, uno dei capolavori non riconosciuti di
Salce, praticamente perfetto nei tempi comici (spesso
improvvisati) e genialmente intuitivo quando si tratta di
dover mettere in scena l’ingenua comicità fisico-verbale
di Banfi (come nella scena in cui l’incontro fra i due
vecchi amici - il prete è interpretato da uno dei Brutos -
che parlano un pugliese incomprensibile è sottotitolato in
arabo!): l’accumulo di situazioni più o meno sempre
uguali o comunque straviste non genera noia o prevedibilità,
mentre la penetrazione psicologica si fa talvolta amara e in
generale sorprendentemente acuta (nella rappresentazione,
per esempio, di “una società impazzita e incomprensibile
che intrappola il protagonista nelle sue follie quotidane”)
e il discorso cinematografico assume plusvalori
meta-artistici (come nell’incipit nel cesso-camerino o nel
finale in cui compare lo stesso Salce a giudicare
l’interpretazione di Banfi e l’intero film). Da
ovazione, letteralmente, la scena nella fabbrica di
cibernetica, dove il collasso fisico si lega
indissolubilmente a quello mentale in un cortocircuito in
crescendo drammatico che rimanda, insieme e di colpo, tanto
al Chaplin di Tempi
moderni quanto alla triste maschera keatoniana.
Particina per Mireno Scali, il sosia toscano di Roberto
Benigni dalla fama effimera; Moana Pozzi, invece, appare per
ben due volte. La buffa canzone è cantata dallo stesso
Banfi.
COMM
96’
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Roberto
Donati
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