| Voto (da 1 a 5): *** ½
Dopo l'indefinibile e a tratti imbarazzante “Femme Fatale”, Brian De Palma torna con l'attesa versione cinematografica de “La dalia nera”- Black Dahlia - dell'immenso James Ellroy.
L'incipit del film è imponente, così come la Hollywood degli anni 40 ricostruita su un set europeo da Dante Ferretti.
De Palma, maniaco dello stile e dell'inquadratura perfetta, sembra mettercela tutta per evitare che qualcuno possa incappare nella solita considerazione “il libro è certamente meglio del film” e via discorrendo.
Tuttavia, per quanto gradevole ed elegante, Black Dalia riesce in un colpo solo a lasciare scontenti sia coloro che hanno amato il romanzo che quelli che ignorano gli scritti di Ellroy.
E' un buon noir l'ultima opera del regista americano che si rifà completamente ai classici del genere degli anni trenta e quaranta . I tratti distintivi del codice De Palma sono tutti al loro posto, inquadrature in soggettiva, assassini e sparatorie che hanno come teatro scalinate e palazzi imponenti, non mancano neanche le solite citazioni Hitchcokiane.
Josh Hartnett non dispiace, Aaron Eckhart è completamente nella parte, la Johansson e la Swank fanno il loro mestiere in maniera dignitosa anche se le “femme” da loro interpretate restano molto poco “fatale”.
Dove risiede quindi il problema che impedisce a Black Dalia di superare una risicata sufficienza?
Probabilmente nel complicato intreccio narrativo del romanzo, difficile da comprimere in due ore di film.
Il rapporto tra i due poliziotti protagonisti resta sempre in superficie, le tante microstorie morbose e di corruzione che hanno come sfondo la Hollywood del dopo guerra, fondamentali per la comprensione della psicologia di ogni personaggio, sono soltanto accennate.
Nel film non ci è dato di capire perché l'efferato assassinio della Dalia sconvolga così tanto le vite degli agenti Blanchard e Bleichert , così come viene svelato in modo del tutto sbrigativo il movente dello stesso delitto in un finale davvero lacunoso.
Problemi di sceneggiatura e tanti vuoti narrativi, un vero peccato.
I film riesce comunque ad incantare in tanti tratti e soprattutto nelle scene del provino cinematografico in bianco e nero della Dalia, una grande Mia Kirshner, vera sorpresa insieme a Fiona Shaw, nella parte della signora ricca e perversa ossessionata,vittima e carnefice, come del resto tutti i personaggi, di mondo nero e corrotto.
Francesco Sapone
Togliamoci subito il pensiero: "The Black Dahlia" non è "L.A. Confidential".
Di quest'ultimo non ha il crescendo narrativo, non ha l'avvincente ed epico
respiro che ti fa desiderare ad ogni visione che non giunga mai la parola
"Fine". Però tranquilli: questo film di De Palma è un "Signor film" e di
questo grande regista, almeno da queste parti, non ne abbiamo mai
abbastanza.
James Ellroy è ancora lì che si chiede come si possano ricavare dai suoi
romanzi-fiume delle pellicole di due ore e rotti e, intanto, i premi ed i
riconoscimenti fioccano. In una recente intervista lo scrittore ammise che
uno dei suoi film cult è "La donna che visse due volte" ("Vertigo") di
Alfred Hitchcock; non per niente questo "The Black Dahlia" (ispirato a fatti
realmente accaduti e, in parte, alla tragica morte per omicidio della madre
di Ellroy) ne ricorda le ossessioni ed i tormenti e, ovviamente, certe
atmosfere voyeuristiche tipiche del regista inglese e, guarda caso, anche
del suo più dotato seguace, ovvero Brian De Palma.
Ho letto un po' in giro che sono in molti a ritenere inadeguato parte del
cast, in particolar modo Josh Hartnett e Scarlett Johansson; della
bionda-labbrona-popputa, che sinceramente ritengo da sempre un po' troppo
sopravvalutata, non posso dirne né bene, né male: ok, forse sarà troppo
giovane per interpretare una "femme quasi fatale", ma a sua discolpa (e del
responsabile del casting) si può dire che è da almeno cinque anni che
Scarlett ne dimostra trenta e, invece, ne ha sempre ventuno! Inoltre la sua
Kay Lake non doveva certo essere un'attempata vecchietta, bensì una scafata
giovincella con un passato alle spalle.
Josh Hartnett, di contro, qui ci sta proprio bene senza riserva alcuna:
certo, per la sua giovane età e per il contrasto con la figura più vissuta
dell'ottimo e credibilissimo Aaron Eckhart, i trailer che vidi tempo fa mi
fecero storcere un po' il naso, ma mi sbagliavo: il ragazzo ha una buona
presenza e riesce a reggere sulle spalle un personaggio che, come un po'
tutti in questa storia, non ha sempre la coscienza così linda.
DA TENERE:
Personalmente ogni volta che vedo apparire sullo schermo "regia di Brian De
Palma" ho un brivido, perciò sappiate che questa pseudorecensione è molto di
parte. La sua maestria nel narrare per immagini è sempre così suadente che
potrebbe benissimo realizzare un film muto che neanche ci si accorgerebbe
dell'assenza dei dialoghi (qualcuno ricorda la lunga sequenza di "Omicidio a
luci rosse" con solo la musica ad accompagnare i protagonisti?).
DA BUTTARE:
Non è esattamente da buttare, ma la storia non "prende" così tanto come
speravo; in mano ad un regista qualsiasi forse avremmo assistito ad un altro"Scomodi omicidi", ovvero ad un "si sarebbe potuto fare di più". Ma De
Palma, per nostra fortuna, non è un regista qualsiasi.
SCIOCCHEZZA FINALE:
"Thank you for smoking", avrà esclamato Aaron Eckhart arrivando su uno dei
set più fumosi che io abbia mai visto! Ma quante sigarette si fumano in
questo film??? Pazzesco! Sarà che Hollywood ha praticamente bandito questo
vizio, ma se penso anche ai vecchi film non riesco a ricordare così tanta
nebbia... Che De Palma si dovesse vendicare di qualche cosa..?
BenSG |