| Il viaggio degli immigrati siciliani in USA, è stato il film più acclamato al festival di Venezia 2006.
Vincitore del Leone d'Argento “Film Rivelazione”, anche se in molti, noi inclusi, lo ammettiamo, avrebbero sperato nel massimo alloro veneziano.
Il film è realistico, immaginifico e surreale allo stesso tempo, in uno stile felliniano, che ha sorpreso piacevolmente molti spettatori.
Soprattutto quelli che non conoscevano lo spirito e l'indole artistica di Crialese.
Il film rappresenta il “classico” viaggio della speranza oltreoceano di una famiglia siciliana, e ci porta tutti a Ellis Island, l'isola della speranza per gli immigrati.
Ellis Island era la porta di accesso al NuovoMondo, la golden door da cui dovevano transitare tutti gli immigrati dall'Occidente.
Il film ci racconta il travaglio del viaggio e le difficoltà nel superare le rigorose prove di ammissione, per essere “degni” di entrare negli USA.
La storia dice che in un certo periodo storico gli americani consideravano addirittura i siciliani "Not White", come razza, e dal film traspare la durezza delle prove cui erano sottoposti.
Al di là delle varie riflessioni che tematiche di questo genere fanno scaturire automaticamente (ma basti leggere “Quando gli albanesi eravamo noi”, per avere una disamina dell'argomento), quello che colpisce principalmente è lo stile antirealistico e a tratti quasi favolistico con cui l'autore ha voluto rappresentare questa cruda realtà.
Nuovomondo è associabile a Respiro , film precedente di Crialese , sul rapporto tra tra tradizione e modernità, tra dimensione arcaica e moderna contemporaneità.
Nuovomondo ha il fascino dei film ispirati.
Racconta soprattutto attraverso immagini e suoni, con pochissime parole (uno dei protagonisti si spaccia addirittura per muto) avvalendosi di una bellissima fotografia che immortala a volte una Sicilia arida e poco ospitale, altre volte un viaggio claustrofobico, sostanzialmente senza esterni, e per finire un arrivo a Ellis Island ancor più claustrofobico, con l'isola-prigione a farla da protagonista.
Crialese alterna realismo e onirismo: dialetti e superstizioni; il realismo della duratraversata; la speranza visionaria riposta nel nuovo mondo.
In questo mood cinematografico ondeggiante, le emozioni e i sentimenti dei personaggi sono spesso soffuse e delicate, come anche la vena ironia non è mai grassa e volgare, ma molto raffinata.
Il regista non persegue né l'afflato epico di certi film hollywodiani, nè una stucchevole retorica “neorealista” modernizzata, ma riesce a presentare un punto di vista originale sul tema dell'emigrazione.
Un tema già più volte affrontato sul grande schermo da grandi registi, per dirne uno su tutti, l'Amelio di Lamerica (guardacaso).
L'America di Crialese è un sogno, un'ideale, non è mai mostrata nella sua cruda realtà (vedasi il cruento film di Scorsese Gangs of New York), ma è solo il Paese della Cuccagna e del bagno nel latte.
E' un film che costruisce emozioni e visioni cinematografiche sul “non detto”, sulle piccole cose, sui gesti, sulle emozioni soffocate.
Il realismo è solo accennato, e la narrazione scorre via divertita.
Il Nuovomondo non si vede mai, forse in realtà non è un luogo reale, ma è un luogo della psiche, annegato in un mare di latte...
Imperdibile.
Vito Casale |