SAW - ANALISI DI UN SUCCESSO ANNUNCIATO

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SAW - ANALISI DI UN SUCCESSO ANNUNCIATO ” di Fabrizio Fogliato

Morpheo Edizioni, Piacenza (pagg. 111, € 12,00)

Spero mi si perdoni se per una volta parlo di un approccio particolarmente personale con un libro, ma credo che in questo caso sia la modalità più adatta..

Quando mi sono accostato a questo libro non nascondo di aver provato una leggera diffidenza. Non per Fabrizio Fogliato, di cui colpevolmente non conoscevo ancora il nome, ma per la saga di cui il volume trattava, ovvero la sanguinosa serie di Saw . Non essendo amante dello splatter ma ormai fiducioso del catalogo Morpheo, ho cominciato a sfogliare il libro prima di vedere i film di cui esso trattava. Pratica non molto ortodossa, lo ammetto, ma volevo anche trovare un appiglio, da amante del cinema, per potere apprezzare un genere che non figura tra i miei preferiti.

Credetemi, sarà stato strano, ma se avessi visto il film prima non avrei colto fin da subito alcune profondità di linguaggio immerse nel sangue della pellicola. Forse ad una seconda visione certe sottigliezze le avrei notate anche autonomamente, ma solo un autentico fan di quel cinema avrebbe avuto un occhio analitico per così dire ‘immediato' e così approfondito.

L'errore che fanno i ‘profani del genere' è infatti quello di lasciarsi fuorviare da commenti positivi di tipo spesso grossolano di alcuni ‘intenditori' in realtà fanatici solo dell'aspetto ultra-gore di certi film. In realtà, come ben ci spiega Fogliato, i fini di Saw erano due: certo dare pugni nello stomaco per far parlare di sé e farsi sì apprezzare dai fan dell'horror sadico commerciale, ma anche lanciare dei segnali psicologici che solo un pubblico dal palato fine poteva cogliere. L'autore è forse uno dei pochi ad incarnare i due pubblici di Saw : l'appassionato e l'approfonditore; figura, quest'ultima, che dai produttori (ma anche dai critici) non verrebbe in mente nemmeno di accostare a certi titoli. Per esempio ho trovato interessantissimi certi accostamenti filosofici tipo quello che ho letto alla pagina 42: “Le ferite […] e la rinuncia a qualcosa di intimamente personale sono quindi il tributo che la società deve pagare al dio del ‘piacere'. L'accettazione della prova, e quindi del dolore, da parte delle vittime, è strumentale in funzione del pensiero comune che dopo il dolore e la sofferenza ci sia sempre e comunque il piacere”. La legge del contrappasso era nell'ossatura del lavoro dei registi Wan e Lynn Bousman.

Per i fan della saga non c'è nulla da aggiungere se non di comprarsi questo libro, magari per coglierne qualcosa in più che nella tensione non emerge facilmente. Ai diffidenti come ero io, invece dico: per una volta, infrangete la regola aurea di guardare prima il soggetto di cui si tratta in un libro e leggetevi prima le osservazioni scritte. Potrebbe rappresentare l'apertura ad un nuovo concepimento del cinema. Altrimenti rischiereste di vedere solo la META' di un film come Saw . Anche se arrivate fino alla fine.

Giovanni Modica (modica@iperbole.bo.it)