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ASOKA
(As¯oka) IND 2001 di
Santosh Sivan con Kareena Kapoor, Shah Rukh (Shahrukh) Khan,
Ajit (Ajit Kumar), Suraj Balajl.
° India, terzo secolo a.C.: il principe
As¯oka (pronunciare "ascioka" con la o stretta
pugliese) si innamora di Kaurwaki e rinuncia al trono di
Magadha, ma quando il fratellastro Susima fa uccidere la
madre diventa un grande imperatore e si dedica alla violenza
e alle conquiste dei territori del vicino regno di Kalinga,
per poi accorgersi di essere solo e iniziare a diffondere il
verbo buddista nel mondo. Una storia vera (ma drammatizzata
per esigenze di spettacolo, dicono le didascalie iniziali)
rivive in un tipico kolossal Bollywood (ossia la Hollywood
di Bombay, a sorpresa la maggior produttrice annua di film):
in tre ore (ma la versione corta dura 155’) di immagini
estetizzanti e pause per balletti in stile videoclip c’è
spazio solo per l’antefatto della biografia di As¯oka, ma
ciò che ne esce, pur con qualche momento più autentico, è
paccottiglia superficiale e senza spessore, poeticistica e
con personaggi caricaturali recitati da attori
imbarazzantemente legnosi. Un mero esercizio di gusto kitsch
(con tanto di doccia alla Arrapaho in versione casta)
e di saturazione visivo-auditiva, dove la (minima)
componente culturale indiana è al servizio di un
intrattenimento popolare di massa dozzinale e poco
divertente: anche perché, tra mille citazioni (da Rambo
a Shakespeare a Braveheart) e volti simili a figure
note in Occidente (As¯oka che perde sangue dal naso quando
medita sembra Stallone, Susima è identico a Joe Mantegna e
c’è persino un clone di Enzo Cannavale in versione hindi),
i riferimenti e i simboli sono ampiamente riconoscibili
anche da noi occidentali. Seconda parte migliore; fu
presentato fuori concorso a Venezia 2001. Sivan (il cui
primo film, The terrorist, fu acclamato in Usa) è
anche cosceneggiatore e direttore della fotografia (sua
precedente attività). Da notare la differenza fra castità
di immagini ed esplicitazioni sessuali nei dialoghi/canzoni
e nei simboli, indice di rigida censura e probabile
repressione. Il protagonista Khan è una star in patria.
AVV-STOR 180’ *
Roberto Donati
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