DEVDAS

Id. India, 2002
durata: 178’
Regia: Sanjay Leela Bhansali
Soggetto: romanzo di Sarat Chandra Chatterjee.
Sceneggiaura: Prakash Kapadia, Sanjay Leela Bhansali.
Fotografia: Binod Pradhan.
Coreografie: Birju Maharaj, Saroj Khan, Vaibhavi Merchant.
Scene: Nitin Desai.
Costumi: Abu Jani, Sandeep Khosla, Neeta Lulla, Reza Shariffi.
Montaggio: Bela Segal.
Musiche: Ismail Darbar, Birju Maharaj, Monty. Testi: Nusrat Badr.
Int: Shahrukh Khan (Devdas Mukherjee), Madhuri Dixit (Chandramukhi), Aishwarya Rai (Parvati "Paro"), Jackie Shroff (Chunnilal), Kiron Kher (Sumitra), Smita Jaykar (Kaushalya), Tiku Talsania (Dharamdas), Vyjayendra Ghatge (Bhuvan Choudhry), Ananya Khare (Kumud)
Pr: Boney Kapoor, Sridevi, per Sridevi Productions. 181’

Si tratta del quarto adattamento dal romanzo di Sarat Chandra Chatterjee e di una autentica festa per gli occhi. Il film si distacca sin dai titoli dal (neo)realismo della precedente versione di Bimal Roy (1955), rivendicando una propria autonomia espressiva e gridando la sua ultra-modernità (o postmodernità), i suoi colori accesi, il suo barocchismo, le scenografie e i costumi sconvolgenti. Esaminiamo allora subito le differenze rispetto al racconto originale, le scelte fatte che molto ci dicono delle intenzioni e delle velleità dietro a questo sguardo nuovo su una storia che è talmente radicata nella cultura locale da fare di questo Devdas una delle produzioni più attese e la più costosa in assoluto nel cinema di Bombay.

Anziché iniziare dal racconto dell’infanzia di Devdas e Paro, il film di Bhansali si tuffa subito nel presente, con il ritorno di Devdas da Londra (anziché da Calcutta), mentre il passato viene rievocato da brevi flashback durante un dialogo tra due donne che si ritengono come sorelle: Sumitra (madre di Paro) e Kaushalya (madre di Devdas). Le origini della famigli di Paro vengono meglio specificate: si tratta di una famiglia di danzatrici e teatranti che usava vendere le loro figlie per arricchirsi. Dunque, un passato ignominioso e spregevole per gli altoborghesi Mukherjee: ed è per questo che essi rifiuteranno il matrimonio tra il loro figlio e la sua amata Paro. Una delle prime canzoni vede un delizioso corteggiamento erotico tra Paro e Devdas che alternano occhi dolci a espressioni truci e si lanciano carte da gioco contro il viso, delineando così i loro caratteri opponenti che pure, irresistibilmente, si attraggono.

Tra le scene aggiunte: la pubblica umiliazione di Sumitra – dapprima invitata gentilmente a danzare in casa Mukherjee - architettata da Kaushalya e Kumud (moglie dell'altro figlio) al fine di rendere definitivamente impossibile l’unione tra i due giovani, e la reazione della stessa con toni di profezia e tragedia imminente; il matrimonio di Paro, pretesto per infilare nel corpo del film un altro brano musicale (sono 8 in tutto su un totale di 181 minuti di film). Una variante significativa e, direi, simbolica è l’oggetto che Devdas usa per procurare la cicatrice sulla fronte di Paro poco prima delle nozze di lei con il ricco aristocratico vedovo di Manikpur: un gioiello, anziché il pomo del bastone (che comunque era d’oro…). Ma la licenza maggiore e definitiva, viene sancita dall’incontro tra Paro e Chandramukhi: Paro si reca nella casa della cortigiana, con l’intenzione di riportare Devdas al villaggio: dopo un astioso confronto, fra le due nasce dapprima comprensione, poi una sorta di legame simbiotico reso possibile dall’amore totale che entrambe nutrono per lo stesso uomo. Paro addirittura invita Chandramukhi in casa propria in occasione della Durga-puja (festa dedicata alla divinità Durga – o Shakti, moglie di Shiva – una delle feste più importanti dell’India del Nord) dove ballano insieme cantando all'unisono il loro amore. Dopodiché, dal momento in cui Devdas sale sul treno che lo condurrà – letteralmente e simbolicamente – alla fine del suo viaggio terreno, il film torna fedele alla sua fonte originale.La mdp danza rutilante, vertiginosa tra scenografie elaboratissime e scintillanti all’inverosimile, oppure ci mostra al grandangolo tutta la meraviglia, magnificenza e la superbia dei set costruiti, dipinti, cesellati in ogni dettaglio. Da subito il regista ci dice che siamo in presenza non più di una storia ma di un mito: i dialoghi, tralaltro, sono in forma poetica, come fossero versi di poesie o canzoni.
Viene subito in mente Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann: a parte la forma del musical, che egli adopera al fine di rileggere l’amore nell’era contemporanea - e dunque punto di riferimento privilegiato per chi sta parlando del cinema indiano, che sulla musica e il canto basa tutto o quasi il suo fascino – ritroviamo in questo Devdas caratteristiche molto simili a quelle del regista australiano: stessa libertà espressiva rispetto al testo di partenza, stessa violenza esasperata dei sentimenti, stessa caratterizzazione estrema dei personaggi. Qui ad esempio Kaushalya, la madre di Devdas, non è una tenera creatura ma una ricca signora arrogante, causa prima della rovina del figlio. Kumul, la moglie del fratello di Devdas, è rappresentata come una perfida strega che ordisce trame terribili al solo scopo di precipitare Devdas dalle grazie dei genitori e prenotarsi l’eredità. Chandramukhi, vice versa, si rivela un animo nobile senza mutare le proprie sembianze da cortigiana, senza mai rivendicare, in fondo, una santità che sa di non possedere. Gli uomini si rivelano più succubi e inetti che mai – compreso Devdas - e le donne vengono finalmente in primo piano, sul proscenio: sempre pronte a lanciare strali, o a sacrificare la vita per amore di chi non lo merita, ma non più ad occhi bassi: gli occhi invece bruciano, lo sguardo è dritto e le parole terribili e profetiche. Come la scena assolutamente scespiriana Sumitra grida la sua vendetta subito dopo aver danzato ed essere stata umiliata davanti a tutti da colei che credeva una sorella.

Bhansali dunque riesce a portare avanti un film che non disperde quasi mai la carica tragica del romanzo, pur reinventandone la forma in termini di glamour, grandiosità scenica e prodezze visive.

Sharukh Khan regala al suo Devdas accenti amletici e sardonici; eccezionale come ubriaco, è capace di far affiorare fisicamente ogni sfumatura di esaltazione o di inferno, ciò che le parole sono troppo deboli per esprimere, fino alle dita che spesso e volentieri sostituiscono la voce in gesti convulsi e infantili. Aishwaria Ray è una bellissima Paro, di una grazia ineguagliabile, oltre che una magnifica ballerina. I due avevano già danzato insieme in Shakti: The Power. Non le è da meno Madhuri Dixit (Chandramukhi): la sua "Mar dala", con cui danza il suo amore eterno per Devdas, è la canzone più bella del film.

Vittorio Renzi

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