I Diari della Sacher
Ci sono Nanni Moretti ed Angelo Barbagallo
a presentare i nuovi quattro diari - dopo i primi sette
dello scorso anno - prodotti dalla Sacher film e realizzati
da registi emergenti. Le storie sono tratte dalle memorie
depositate presso l’archivio memoristico nazionale di
Piave Santo Stefano, dove, tra piu’ di 4000 scritti, sono
stati scelti una cinquantina di diari da trasformare in
documentari, sotto forma di interviste agli stessi autori.
"Zappaterra" di Cesar Meneghetti
ed Elisabetta Pandimiglio racconta la storia di una donna
analfabeta che a 50 anni decise di mettersi a studiare.
Margherita Ianelli, ormai ottantenne racconta con forza ed
ironia questi momenti legati alle stragi nazifasciste della
seconda guerra mondiale.
"L’acqua in mezzo" di Daria
Menozzi è invece la testimonianza di un uomo fragile e
pieno di paura, ma con grosse passioni. Come la sua fede
religiosa e la sua devozione per il Partito. Ma la sua vita
è stata anche caratterizzata da eventi personali molto
drammatici: la perdita di un figlio e una forte depressione
porteranno Dan Raba’ a tentare il suicidio, fino alla sua
rinascita con il trasferimento in Israele.
"Il salumificio" di Alessandra
Tantillo è invece la storia di un piccolo uomo di un
paesino della Basilicata che, per mantenere la sua numerosa
famiglia (ben sette figli), e non avendo un lavoro, decise
di lanciarsi nell‘avventura imprenditoriale di mettere in
piedi un salumificio. Le cose andranno male e Egidio Mileo
raccontera’, con dignita’ e compostezza, la sua fuga
segreta dal paese in cerca di una nuova fortuna (ed identita’)
lontano dalla sua terra.
"L’implacabile tenente Rossi"
di Francesco Calogero è infine il racconto del tenente
Antonio Rossi, che, al momento dell’armistizio, ha
preferito venire imprigionato piuttosto che aderire all
Repubblica di Salo’. Questo gli costo’ il campo di
concentramento, lontano dal suo Paese e ogni giorno a
contatto con la morte.
"Il nostro Paese non ha memoria"
– spiega Moretti – "e noi abbiamo pensato che
sarebbe stato bello fare un ripassino, come a scuola. Per
questo abbiamo affidato il racconto della storia alle
memorie dirette di chi l’ha vissuta".
Francesca Manfroni
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