Pardo d’onore a Sidney
Pollack
Locarno onora Sidney Pollack, con il Pardo
alla carriera. Una carriera lunga e diversificata di
regista, attore ed instancabile produttore: "Sono molto
contento di essere qui - commenta Pollack - perchè il
festival di Locarno è un momento importante per il cinema
degli outsider di tutto il mondo e, anche se i miei film
rientrano piu’ che altro nel filone commerciale, ho sempre
cercato di fare pellicole intelligenti e di qualità".
Cosa preferisce fare tra l’attore, il
regista e il produttore?
Io mi sento prima di tutto un regista. Poi
con gli anni sono diventato un produttore perchè, anche se
ci sono molti modi di fare questo mestiere, credo di avere
fiuto per il talento. Invece l’attore l’ho fatto sempre
un po’ per caso e piu’ che altro per spiare le idee e il
modo di lavorare degli altri registi.
E cosa ha rubato fino ad ora agli altri
registi?
Niente e tutto: ogni regista ha un suo
modo diverso di lavorare. Per esempio Woody Allen sul set
non ti dice niente, nemmeno buongiorno! La sua abilita’
sta nello scrivere le sceneggiature e nello scegliere il
cast, il resto è lasciato agli attori. Stanley Kubrik
invece controllava ogni singolo movimento, era quasi
maniacale. Io come regista cerco solo di tirare fuori il
meglio da tutti quelli che lavorano con me.
E c’è un progetto nel cassetto che non
è riuscito mai a realizzare?
Sì, vorrei fare un bel film su Hollywood.
Per ora nessuno ha mai fatto un film davvero eccezionale su
questa strana realta’ che è Hollywood, anche se in molti
ci hanno provato. E alcuni ci sono anche andati vicini, come
Robert Altman con „I protagonisti".
E perchè non l’ha ancora fatto?
Se sapessi rispondere avrei fatto il film!
Come sta il cinema americano, dopo l’11
settembre?
E’ una domanda molto complicata. Qui in
Europa bisogna prendere una laurea per rispondere alle
domande. Negli States al massimo mi chiedono com’è
lavorare a fianco di Robert Redford. Comunque, scherzi a
parte, c’è molta attenzione al tipo di film che vengono
prodotti, perchè sarebbe quantomeno di cattivo gusto
riprodurre delle immagini che ci riportino a quel terribile
evento. Credo pero’ che sia un errore quello di fare dei
film sul terrorismo, perchè si finisce comunque per fare
propaganda. Non penso poi che possa essere il cinema a
risolvere certi problemi, perchè l’America deve imparare
a gestire la sua ricchezza e il suo potere: chi ha soldi e
potere non è amato e quindi credo che il nodo da sciogliere
sia questo.
E’ curioso stasera di rivedere il suo
film „They shot horses, don‘t they"?
Si’ molto perchè sono 20 anni che non
lo rivedo. E’ poi la Piazza Grande di Locarno è
bellissima e piena di giovani. Mi chiedo solo una cosa: ma
qui smette mai di piovere?!
Francesca Manfroni
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