CRONICAMENTE INVIAVEL
Il cinema brasiliano "tocca" le
sponde del Festival e consegna ai festivalieri unopera che, lontana da folklorismi e
boutade esotiche, fa mostra di un quadro per nulla consolante dei vari reali di cui si
compone quella terra. Cè poca voglia di saudage impressionistica in Bianchi, che
anzi compone un film che sembra essere stato girato quasi in una sorta di sua distanza di
sicurezza. Il Brasile non è solo Copacabana o splendide bahiane che pur in qualche breve
flash vediamo in Cronicamente Inviavel, ma un paese sterminato diviso in un nord e in un
sud, fra miseria e ricchezza, tra violenza e rassegnazione, fra bei paesaggi e
"lussuose" baraccopoli. "Il Brasile è un paradiso infernale ci
spiega Bianchi -, un posto dove la vita mostra i suoi cambiamenti, i suoi voltafaccia, a
una velocità davvero stupefacente. Il Brasile ha ancora molta strada da fare, sul piano
della civilizzazione, sul piano della solidarietà, non è quel favoloso luna park che
vedete sugli opuscoli delle agenzie di viaggio".
Attraverso il viaggio di Alfredo, uno
scrittore di mezzetà che vaga per terre brasiliane, il film si apre a una
ridefinizione profonda e aspra della mitologia che opprime questo paese: unopera
politica, di denuncia, come non se ne vedeva da un po nella cinematografia
brasiliana di questi ultimi tempi. Un film che utilizza lo strumento satirico-umoristico
per levare il proprio scudo oppositivo alla smania di cliché.
"Tutte le cose che accadono nel film
sono il risultato di accurate registrazioni, incontri, coincidenze, che ho avuto modo di
sperimentare nellarco di questi ultimi due anni. Come lo scrittore del film, mi sono
limitato a non far si che andassero dispersi nella polvere del tempo fatti e cose che ho
avuto la fortuna o la sfortuna di avere davanti.
Lidea era di fare un film
sullidentità brasiliana. Non volevo fare un film colonizzato, che sparisse nella
massa. Volevo evitare di fare quello che fanno tutti, cioè copiare prodotti americani o
europei nella speranza, comunque vana, di ottenere un successo commerciale. Ho tentato di
allontanarmi il più possibile da una visione colonizzata delle cose.
Ci tenevo a mostrare la mancanza di
solidarietà e il disgregarsi delle relazioni umane che ho occasione di constatare ogni
giorno".
Giocato su una struttura narrativa "ad
infilzamento", Cronicamente Inviavel scopre le carte di un Brasile ancora da vedersi,
che rivendica la propria esistenza, e si frappone ad appassite mode che lo ritraggono
esclusivamente in cartoline troppo falsamente gentili per essere vere.
G. M.
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