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INTERVISTA A VILLAGGIO

VILLAGGIOKezich l’ha definita "una caduta dallo schermo" l’ultima straordinaria interpretazione di Paolo Villaggio (Pardo d’Onore alla carriera), che in Azzurro dello svizzero Denis Rabaglia dimostra ancora una volta la sua grandezza. Ormai, come gli capita da un po’ di tempo, gli fanno fare –come dice lui- solo parti da vecchio, anche se tutto ciò non gli dispiace e lo reputa addirittura comodo. Il film visto a Locarno ci consegna un vecchio saggio, Giuseppe, che in un viaggio di speranza con la nipotina Carla, si trova a dover fare i conti con i ricordi di una vita, con il peso degli anni e con una strada che sta per finire.

Come vede la vita in questo suo punto del tempo, che è poi anche quello del protagonista?

Le confesso che da qui, dalla mia vecchiaia, le cose mi sembrano molto più chiare. Si è compreso un po’ del mondo, della vita che hai fatto, di quella che…farai, anche se ovviamente di strada da farne ne rimane sempre meno. E tutto sembra così incredibilmente ridicolo, banale, vano. La vita è la più bella sciocchezza che abbia mai sentito dire in giro, un gioco irripetibile, straordinario ma fatale.

Giuseppe, il protagonista del film, è come me, sorride, s’immalinconisce, e fa un bilancio della propria esistenza. In più si rende utile fino alla fine, trovando i soldi per l’operazione che farà tornare alla vista la piccola Carla.

Nel film si delinea una critica aspra nei confronti del trattamento a cui erano sottoposti i lavoratori italiani che andavano a lavorare in Svizzera. Lei a un certo punto del film sbotta in quell’imprecazione che ha fatto ridere tutti in sala. Cosa pensa di questo paese?

Si riferisce al "Vaffanculo alla Svizzera" che pronuncio al party? Beh, la cosa che mi preme farle sapere è che quando l’ho pronunciata mi sono sentito orgoglioso, è ho provato un certo benessere fisico. Poi che questo posto tutto preciso, tutto pulito, un po’ mi fa paura. Qui sembra che vada tutto bene, poi, mi dicono, che la gente si spara l’eroina nel proprio salotto, e tutto resta nascosto. L’importante è salvaguardare l’immagine di paese delle meraviglie. Poi però me lo spiegate perché le banche sono piene di soldi un po’ sporchini, diciamo così, solo un po’ sporchini, di gente poco raccomandabile, e ogni tanto qualcuno propone un referendum per cacciare i portoghesi o gli albanesi di turno? Ecco un po’ razzisti gli svizzeri lo sono sempre stati, anche con noi italiani, che però abbiamo la pazzesca abitudine di ricordare come un’oasi felice queste terre. C’hanno trattato e sfruttato da schifo, questa è la verità! Giuseppe si accorge dopo molti anni che il lavoro duro a cui era stato sottoposto era in realtà uno sfruttamento vero e proprio: con il suo brevetto, rubatogli da Broyer, la Svizzera ha ricoperto di cemento posti magnifici, guadagnandoci una barca di soldi.

Ecco, devo essere sincero, se proprio dovessi vivere da qualche parte, preferirei che so Palermo, non sicuramente Zurigo.

Mi diceva che si è commosso più volte durante la lavorazione del film.

Si, sa mi sono sentito quasi come il nonno naturale della piccola Carla e in più mi sono rivisto in quei periodici salti nel tempo che faccio ormai da molto tempo, anche nella vita: e la vita, che è quasi uguale a un film, ti lascia alla fine della giornata un leggero e dolce malessere, che ti accompagna a letto e che chissà se potrai tornare a riprovare anche il giorno dopo.

Gianluca Mattei

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