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Un'introduzione al festival di Locarno

La giuria

Lo “stile Locarno”, l’ha definito il  nuovo direttore del festival (la direttrice, anzi) Irene Bignardi, parlando a proposito di quello che ormai è diventato il concorso internazionale di film fra i più blasonati al mondo: quella kermesse del cinema che – giunta alla sua 54esima edizione – mantiene il suo aplomb filmico di ferrea rigorosità e diversità dello sguardo, tanto che “non c’è bisogno di un’altra passerella mondana, di vedere in un festival i film che saranno domani in tutti i cinema: ciò che conta è che questo festival del cinema di ricerca porta ogni anno 175.000 spettatori”. 19 film in concorso, 12 cinematografie rappresentate (Italia, Brasile, Francia, Germania, Corea, Gran Bretagna, Hong Kong, India, Iran, Senegal, Stati Uniti e Svizzera), ben 101 film raggruppando le opere delle diverse sezioni ai quali vanno aggiunti i titoli della retrospettiva (dedicata agli “asiatici d’America”, quella parte sommersa di registi ed attori asiatici nati o immigrati in America e che hanno contribuito alla costruzione di tutte quelle tradizioni di genere che fanno la Storia del cinema americano): insomma un “buffet” filmico che anche quest’anno non mancherà di stupire, incuriosire, affascinare, deludere anche. E come in ogni edizione di festival che si rispetti non mancherà nemmeno per questa tornata il “coup de cinèma”, l’evento speciale che più di ogni altro segnerà l’aria di cinema festivaliero: “Il cinema italiano a Locarno nel segno di Nicola Piovani”, una serata (quella del 10 agosto, la celebre Notte di San Lorenzo) nella quale il premio Oscar per la musica di “La vita è bella”, salirà sul palcoscenico di Piazza Grande per il suo Concerto Fotogramma, una session rivisitante delle sue colonne sonore più famose (e Piovani ne ha fatte parecchie, da quelle per Fellini alle più recenti che arrivano fino alla “Stanza del figlio” di Moretti). Se diamo un’occhiata ai film e in specifico a quelli in concorso, non possiamo non immaginare che avranno certo comunque un bel da fare i giurati Laura Morante (la bravissima attrice, moglie - fra le altre cose - di Moretti nel film Palma d’Oro di Cannes), Antonio Skarmeta (lo scrittore cileno), Ferzan Ozpetek (regista di Le fate ignoranti), Emilie Deleuze (regista francese), nello scegliere assieme agli altri cinque componenti della giuria i film da Pardo: “ Avec tout mon amour” di Amalia Escrivà, che firma una storia ambientata nell’Algeria degli inizi del secolo scorso; Comment j’ai tue mon pere” di Anne Fontane, l’incontro dopo molti anni di separazione tra un padre “irregolare” e il molto borghese figlio medico; “Le lait de la tendesse humaine” di Dominique Cabrera, con Valeria Bruni Tedeschi nei panni di una donna in balìa di una depressione post-parto; gli italiani “Alla rivoluzione sulla due cavalli” di Maurizio Sciarra, “Non è giusto” di Antonietta De Lillo, “Dervis” di Alberto Rondalli; i due tedeschi “Ich werde dich auf handen tragen” di Iain Dilthey e “Love the hard way” di Peter Sehr, il primo che ripercorre la dura vicenda personale di una ragazzina fresca di orfanotrofio che si lascia sedurre da uno sconosciuto di passaggio, il secondo che punta invece su New York per delineare l’amore improbabile di una studentessa di biologia e di un piccolo delinquente che vive di truffe e di ricatti; il solo film che batte bandiera britannica, “The lawless heart”, di Neil Hunter e Tom Hunsinger, si apre sulla scena di un funerale e lo scomparso è un omosessuale che lascia il compagno, gli amici, la famiglia e qualche soldo; la pattuglia europea è completata dalla presenza di due film svizzeri “Happiness is a warm gun” di Thomas Imbach e “Scheherazade” del debuttante Riccardo Signorelli, ambientato a bordo di un lussuoso yacht sul Lago di Zurigo. Concludono il cartellone il brasiliano “Bicho de sete cabezas”, della regista Lais Bodanzky, i due film made in Usa Baby boy e Miss Wonton, gli asiatici Dong Ci Bian Wei (su Tienanmen), Nabi, e i Guardiani della Terra, l’iraniano Delbaran e il senegalese L’afrance. Da non perdere l’omaggio a Danièle Huillet e Jean-Marie Straub, che presenteranno a Locarno il nuovo lavoro “Operai e contadini”.

G. M.

Vai a Locarno 2001