A SNAKE OF JUNE
(Rokugatsu no hebi)
GIAP 2002 di Shinya Tsukamoto
con Asuka Kurosawa, Yuji
Koutari, Shinya Tsukamoto, Tomoro Taguchi, Susume Terajima.
° Giugno, la stagione delle piogge in
Giappone: Rinko è una donna tranquilla e dedita al suo
lavoro, il marito è un fanatico dell’igiene. Ma un giorno
la donna riceve una busta contenente delle foto
compromettenti e viene ricattata da un maniaco… Diviso in
tre parti simboliche (donna, uomo ed entrambi), pensato da
almeno una decina di anni e girato in maniera folgorante e
raggelata (in un bianco e nero azzurrognolo che rievoca la
costante pioggia che scroscia sulla città), il film di
Tsukamoto è uno straordinario saggio di erotismo malato
aperto alla speranza, impregnato dei simboli e dei temi
della cultura nazionale (l’incubo viscerale della
degenerazione fisica) e di contaminazioni occidentali (Lynch
e Cronenberg su tutti, per quanto riguarda la struttura
onirica e l’idea della mutazione). Il sound design
e la colonna sonora sono curatissime e le riprese effettuate
con camera a mano sono tra le più belle e pregnanti dell’ultimo
decennio: come al solito, Tsukamoto firma quasi tutto
(produzione, scenografia, fotografia, sceneggiatura,
montaggio) e interpreta anche la parte del maniaco voyeur,
evidente metafora del regista che attraverso il cinema
unisce e salva le persone. Bravissima e bellissima la
protagonista, il cui pianto impotente, ansioso e vulnerabile
lacera l’animo e commuove gli occhi. Evidente l’influsso
del lavoro fotografico del celebre artista Araki. Nei manga
il serpente è un ovvio simbolo fallico. In assoluto, il
miglior film della 59a mostra d’arte cinematografica di
Venezia (anno 2002). BN/BLU DRAMM-EROT 77’ * * * *
Roberto Donati
"Non ti dico di fare sesso, ti dico
di fare cio' che vuoi!" Questo il ritornello con cui
Iguchi (lo stesso Tsukamoto), un malato di cancro allo
stomaco, spinge la giovane Rinko, impiegata in una sorta di
"Telefono Amico" e sposata con un maniaco delle
pulizie, a dare sfogo alle proprie pulsioni. Tsukamoto ci ha
abituato fin dall'originale "Tetsuo" (che ha fatto
proseliti, soprattutto nello stile visivo) ad una narrazione
non propriamente tradizionale, basata su elementi quali il
connubio uomo-macchina, la violenza e il sesso. Anche in
"A snake o June" si affida ad un bianco e
nero virato azzurro e ad un montaggio sincopato per
raccontare l'incomunicabilita' dei suoi personaggi. Solo la
realizzazione delle proprie fantasie permettera' alla coppia
protagonista di ritrovare la complicita' perduta. Ma il
cammino sara' lungo e, soprattutto, doloroso. Per nulla
morboso, nonostante le numerose varianti sessuali suggerite,
piu' che esibite, (non manca una citazione metallica del
precursore "Tetsuo"), Tsukamoto sembra
abbandonare, o comunque sfumare, il pessimismo che ha
ispirato la sua produzione cinematografica. Lancia infatti
l'esplicito appello al pubblico (e forse a se stesso) di
liberarsi delle maschere dietro cui sonnecchia e si
amplifica il vero io.
Affascinante nell'accuratezza visiva, suggestivo negli incastri
narrativi, manca al film un po' di ironia a rendere meno
estremi e piu' leggibili i personaggi. Ma, forse, la vera
forza di Tsukamoto e del suo cinema sta proprio nella
grevita' e nel piglio apocalittico con cui racconta la
deriva umana di un Giappone in cui non puo' che piovere
sempre.
Luca Baroncini (www.spietati.it)
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