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FAR FROM HEAVEN
USA 2002 di Todd Haynes
con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysbert, Viola Devis, Patricia Clarkson.

Hartford (Connecticut), anni ’50: Cathy, casalinga e ottima madre di famiglia, trasecola quando vede suo marito Frank tra le braccia di un altro uomo. Messo in terapia il marito, la donna stringe amicizia col giardiniere di colore Raymond, e la sua vita nell’America perbenista di quell’epoca prenderà una svolta radicale. Solita rivisitazione cinefilo-anastatica postmoderna, per niente ironica e non troppo evidentemente cinefila (si ispira ai melodrammi anni ’50 di Douglas Sirk): ma ce n’è ancora bisogno? Già i titoli non presagiscono nulla di buono, poi il film procede – edulcorato e anacronistico, fasullo e inutile – come una soap d’annata percorsa da una colona sonora (del fu grande Elmer Bernstein) disgustosa e a dir poco invadente. Haynes, arrabbiato e vivace esponente della colorata controcultura anni ’80, ha perso tutto il suo smalto e snocciola temi (l’omosessualità, il razzismo) in un film già saturo in partenza. Il classico film che il critico snob dei miei stivali, non potendo pensare di essere stato preso in giro o dovendo per forza andare controcorrente ed elogiare la rivisitazione, lo giudica "genialmente manierato" (a Venezia è stato anche applaudito e la Moore - francamente sconfortante - ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile). Ambientazione d’epoca tutto sommato dozzinale, regia paesaggistica e piatta (in sequenza: albero in fiore-personaggi-albero in fiore), morale spicciola e ambigua (gli importanti temi esistenzial-sociali trattati come in una filodrammatica, il negro perfettino ispira subdolo odio alla prima inquadratura, la donna-santa che perdona schiaffi e scappatelle al marito ed è sempre pronta ad ammansirlo con tanti "tesoro, caro", l’omosessuale ripreso di spalle come fosse un assassino/minaccia): ovviamente tutti a giustificare un film così spudoratamente brutto e falso con la scusa della volontarietà, ma il film resta pur sempre brutto e falso. Un prodotto né carne né pesce, ma in realtà molto furbo (non a caso produce George Clooney e "Mister Indisponente" Steven Soderbergh) e da verace bestemmia liberatoria: aridatece Tarantino e Le iene. La fotografia (premiata a Venezia) è di Ed Lachman, anche coautore di Ken Park, sempre presente alla Mostra sul Lido. DRAMM 107’ ½

Roberto Donati

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