Incontro con Spiro Scimone, coo-regista, attore e sceneggiatore di "Due amici"

Come mai hai deciso di fare un film su "Nunzio"?

L’idea è stata di Giuseppe Tornatore. Quando ha letto i miei scritti teatrali, sia "Nunzio" che "Bar" è rimasto molto colpito, e mi ha chiesto di buttare giù una sceneggiarura per un film. Anche se lui vedeva più cinematografico "Bar", io mi sono messo a lavorare su "Nunzio" e, quando ha letto la prima stesura, ha detto che era una bella base di partenza. Poi c’è stato tanto altro lavoro e spesso ho provato anche a chiedere aiuto a lui, ma mi rispondeva sempre che dovevo prendermi il tempo necessario per scriverla, perché solo io sarei riuscito a trovare la chiave giusta di certe scene. Per questo ha voluto anche che la regia fosse mia e di Francesco.

Quindi se ora siete famosi è merito di Giuseppe Tornatore?

Sì, ma non solo. La nostra fortuna è stata quella di essere riusciti ad attirare l’attenzione di Carlo Cecchi. Un giorno ci siamo presentati al suo manager con un copione in mano e gli abbiamo detto che volevamo che Carlo Cecchi lo leggesse assolutamente. Poi Carlo ci ha raccontato che, quando il suo manager gli ha detto cosa era successo, lui ha pensato o che eravamo completamente pazzi o che il copione valesse davvero la pena. Perciò si è incuriosito e l’ha letto. Da quel momento firma la regia di tutti i nostri spettacoli teatrali.

 

E’ molto diverso il testo teatrale di "Nunzio" dalla storia di "Due amici"?

Sì, ci sono delle differenze: per esempio mentre in "Due amici" è Nunzio ad incontrare una ragazza, nel testo originario solo Pino ha rapporti con l’altro sesso. E poi il finale è totalmente diverso, perché nella piece teatrale non c’è nessuna speranza per i due amici, mentre nel film Pino e Nunzio sono in pericolo, ma partono insieme. Non si sa se si salveranno, ma hanno dalla loro l’amicizia che li lega.

Ma adesso che farete: cinema o teatro?

Per ora partiamo con la tournè teatrale: saremo al Teatro Due di Roma dal 10 ottobre e poi al Pierlombardo di Milano dal 7 gennaio, per la regia di Carlo Cecchi. Però non escludo di tornare a fare un altro film. Ma senza fretta, perchè non voglio entrare nel meccanismo di dover sfruttare per forza l’onda del successo per fare subito qualcos’altro: se ho delle idee scrivo, altrimenti lascio perdere.

Francesca Manfroni

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