Incontro con Stefano
Accorsi
In che cosa ti vedi simile a Dino Campana?
Quello che mi ha affascinato di questo
ruolo è proprio il fatto che mi sentivo trascinato dal
personaggio. Non tanto perché mi ci rivedessi, ma perché
mi affascinava il suo modo di essere estremo. La follia di
Dino è solo uno degli aspetti della sua personalità, che
ho cercato di far venir fuori piano piano. In realtà, dalle
sue poesie e da quello che emerge dalle lettere che scriveva
a Sibilla, era una persona molto complessa e
contraddittoria, come tutti i grandi artisti. Il fatto di
poter interpretare un uomo tanto inafferrabile mi ha
permesso di mettermi molto in gioco. E’ un personaggio
spiazzante, anche per me che l’ho interpretato.
Come è stato il rapporto con Laura
Morante e Michele Placido sul set?
Si sono creati degli strani rapporti,
perché il nostro modo di interagire era sempre estremo, sia
in positivo che in negativo. Si è anche rischiato il
dramma! Mi sono sentito più volte mancare la terra sotto ai
piedi, come se non ci fossero mai certezze. Era tutto in
divenire e non solo tra i personaggi, ma anche tra i
personaggi e la macchina da presa. Nemmeno noi sapevamo dove
saremmo arrivati.
Il film è stato fischiato dalla critica e
applaudito dal pubblico. Cosa ne pensi?
In realtà non è stato proprio odiato da
tutta la critica, ma sicuramente ha creato delle fratture.
Come è giusto che sia, perché è un film forte che non
lascia indifferenti. Io credo che la cosa importante sia
quella di non fare film "carini", senza azzardare
nulla. Per fortuna io sono sempre riuscito a scegliere e ho
sempre optato per copioni coraggiosi e per ruoli, come
questo, che mi avevano fatto innamorare.
E’ vero che quando hai saputo del film
hai subito scritto a Placido per avere il ruolo?
Sì perché mi sembrava veramente una
grande occasione per me interpretare un personaggio così
bello. E lo è stata!
Francesca Manfroni