CITRÖEN (voto 7)
Tra corti, millimetraggi 100 mm (durata max 100 secondi) e spot creativi per la C3 Pluriel, passiamo soddisfatti 2 ore in scioltezza.

RETOUR À KOTELNITCH (voto 8)
Toccante opera prima di Emmanuel Carrère, scrittore francese di madre russa. Attraverso il lutto vero di una famiglia per la perdita di una giovane donna e del suo bambino, uccisi a colpi d'ascia in circostanze poco chiare, si racconta la vita di un intero paesino disperso nella Russia, a 600 km a est di Mosca. La freddezza dei paesaggi stride con il calore e l'umanità delle persone contattate dal regista.
Il linguaggio universale delle immagini mette a nudo i moti più sinceri dell'animo senza protagonismi né personaggi, ma solo persone. Guardando i treni passare sotto la neve, riscopriamo le radici dell'autore, le sue motivazioni più intime. Film necessario, bellissimo, scandito a ritmo di vodka.

THE FIVE OBSTRUCTIONS (voto 6)
Film strutturato come una terapia di psicoanalisi tenuta da quel demone di Lars Von Trier ai danni del collega/amico Jørgen Leth, anch'egli regista. Questi è costretto a rivisitare oggi una propria opera concettuale del passato, "L'uomo perfetto", attraverso cinque episodi vincolati dagli ostacoli a volte assurdi imposti da L.V.T. (ad esempio, nel primo episodio ogni scena deve essere girata con al massimo 12 fotogrammi in una location decisa lì al momento).
Buona l'idea, meno il risultato finale.

LE CERF-VOLANT (voto 7)
Vita di confine tra Libano ed Israele, descritta con studiata ironia e poesia.
Brava e bella la giovane protagonista.

SILENCE BETWEEN TWO THOUGHTS (voto 6.5)
Spiazzante ritorno a Venezia dell'iraniano Babak Payami (ricordate "Il voto è segreto"?).
Ritmo lento, trama rarefatta, film di riflessione. La storia: un boia è costretto a sposare la propria vittima, una giovane vergine condannata a morte dal violento signorotto di un paese povero e sperduto in un Iran senza tempo.

LOST IN TRANSLATION (voto 6)
Divertente quanto basta, vive delle invenzioni mimiche e delle smorfie di un istrionico Bill Murray.
Ottima la colonna sonora per il secondo film di Sofia Coppola (dopo gli Air, qui troviamo con piacere i Jesus & The Mary Chain).

ABJAD - THE FIRST LETTER (voto 9)
Il mio Leone personale va ad Abjad, film commovente, appassionante, divertente, che consiglio a tutti di andare a vedere! La storia: siamo nell'Iran degli anno '70. Un esuberante 14enne, molto sveglio ed intelligente è affascinato dalle modernità occidentali e cade spesso in conflitto con l'ortodossia coranica - specie alla voce Amore verso una propria coetanea.
Tratto da una storia vera, vi conquisterà e vi farà restare incollati allo schermo.

THE DREAMERS - I SOGNATORI (voto 8)
Bertolucci realizza un film intenso, a tratti perfetto, a più piani di lettura e farcito di citazioni. Il regista cala i tre giovani protagonisti all'inizio del '68 parigino, in una storia vista con occhio dolce e malinconia per la giovinezza che fu.
Molte le scene di grande cinema.

FLOATING LANDSCAPE (voto 7)
Poesia a palate, tanti pensieri positivi e voglia di ricominciare per questo tenero film, in cui si ridona speranza ad un'affranta giovane orientale, rimasta orfana del proprio grande amore, un artista morto di malattia. Partendo da là dove la fiamma si era spenta - dal paesaggio ritratto nell'ultimo incompiuto acquerello dell'artista (quell'acquerello sarà quasi un omen lasciatole come testamento), la giovane ritrova calore e forse l'amore per un postino sinceramente disposto ad aiutarla.

ZATOICHI (voto 7.5)
Spettacolare, assurdo, tradizionale, pittorico, geniale, divertente, e chi più ne ha più ne metta! Solo lodi per Takeshi "Beat" Kitano, il maestro conclamato dei festival, qui vero erede di Kurosawa.

MATCHSTICK MEN (voto 7.5)
Sceneggiatura di ferro, niente colossal ma perfetta mescolanza di registri per il nuovo film di Ridley Scott. Bravi tutti gli attori, giganteggia Nicholas Cage.
Occhio ai colpi di scena!

LIBERI (voto 5.5)
Il più debole dei film da noi visti (una "muccinata" mal riuscita) è purtroppo dell'italiano Tavarelli, cui prediciamo un futuro come regista televisivo di marescialli, medici e nonni felici.

INTOLERABLE CRUELTY (voto 7)
Il titolo italiano, brutto assai, riassume tutta la trama: la pluridivorziata Zeta-Jones prima si sposa con il cinico avvocato Clooney e poi lo rovina. Dal cilindro di una storia un po' scontata, i fratelli Cohen estraggono un film doc, solo in apparenza scanzonato.
Si ride molto, sopra le righe i due protagonisti.

Vai a Venezia 2003