A
tempo pieno
(Le emploi du temps)
di Laurent Cantet
Il miglior film della Mostra di Venezia 2001 e certo uno dei migliori dell'anno. Uno dei rari
film che riescono a partire da una storia, anzi, da una situazione e da un
personaggio, e creare una perfetta commistione tra film "francese",
inteso come pellicola di dialoghi e silenzi, e riflessione filosofica su un tema
forse mai affrontato nel cinema, come la possibilita' di una vita moderna senza
il lavoro. Senza esibire ambizioni esteriori, ma lavorando di peso su
sceneggiatura e
recitazione (e magistrale direzione degli attori), "Le emploi du temps"
riesce ad elevarsi cosi' sottilmente verso una dimensione di universalita' e
verso una dignita' tipica dei capolavori.
Con alcune sequenze da antologia, e un grandissimo attore protagonista su cui si
regge per intero, il film, nonostante il rimo lento, dura 133' minuti senza un
momento di noia, di allentamento della tensione drammatica, di caduta nella
banalita'. Assolutamente da non perdere.
Voto: 9
Francesco
----- Le
emploi du temps - A TEMPO PIENO di Laurent Cantet - LAURENT
CANTET
Come reagireste a un licenziamento
in tronco, considerando la vita agiata che conducete, la
famiglia da mantenere e un certo prestigio sociale a cui non
volete rinunciare?
E' quello che si chiede Vincent, il protagonista
dell'interessante "L'emploi du temps" di Laurent
Cantet (gia' apprezzato per l'intenso e problematico
"Risorse umane"). E la scelta e' di inventarsi un
nuovo impiego all'O.N.U. per mettere a tacere amici e
familiari, passando in realta' le giornate girando in
macchina senza una meta e senza sentirsi mai davvero libero
e sereno come avrebbe sperato.
Il film, dopo un avvio molto lento, permette di entrare con
graduale intensita' nella psicologia del protagonista (un
bravissimo Aurelien Recoing). Tutto e' piu' suggerito che
spiegato (come la tradizione francese impone), ma il film ha
la sua forza nei dubbi che insinua e nella pacata ma dura
critica che rivolge ai pilastri di un sistema di vita che
viene spesso ritenuto come l'unico possibile.
Ma il viaggio compiuto dal protagonista non e' una semplice
e sbrigativa parabola del "lavoriamo troppo,
riappropriamoci dei nostri spazi"! Il personaggio di
Vincent e' infatti molto contradditorio nel fingere che
nulla sia accaduto, vuole una vita diversa, ma vuole che
intorno a lui tutto resti immutato. E' piu' un tentativo di
evasione da un ingrananggio di cui non si sente piu' parte,
un vuoto interiore che non offre alternative. E lo sguardo
finale di Vincent trasmette un'amarezza, un senso di
vittoriosa sconfitta, che dice molto piu' di tante parole.
Luca Baroncini
----- Le
emploi du temps - A TEMPO PIENO di Laurent Cantet - LAURENT
CANTET
"L'emploi du temps"
e` un esempio stupefacente di come si riesca a fare grande
cinema lavorando su temi intimistici, parlando della
tristezza della vita quotidiana, mettendo in scena
personaggi ridicoli o minimi, e senza voler strafare. Sembra
il ritratto in positivo di "Brucio nel vento", che
questi obiettivi li fallisce piu` o meno tutti; sembra
proprio quello che in Italia si cerca di fare da anni senza
riuscirci. Invece dopo "Risorse umane",
interessante anche se un po' pesantino qua e la`, il
quarantenne Laurent Cantet prende il volo e realizza un
grande film.
La storia: Vincent, felicemente sposato e padre di tre
bambini, probabilmente ex executive di una media ditta, ha
perso il lavoro. Ma non lo racconta in famiglia; piuttosto,
preferisce inventarsi una vita in cui si e` licenziato da
se', e` stato assunto all'ONU, ha due macchine una piu`
grande dell'altra e puo` permettersi di mantenere la
famiglia allo stesso tenore di vita di prima. Naturalmente
il gioco non regge e a Vincent, dopo avere fatto il
contrabbandiere per un po', non resta che tornare nei
ranghi, stavolta davvero inserito in una grande ditta grazie
alla spintarella del padre.
E` una storia, ancora una volta, di rapporti familiari che
vanno aggiustati: in "Risorse umane" il figlio
laureato e il padre operaio finivano sotto la stessa
bandiera dopo avere sviscerato i rispettivi contrasti; qui
Vincent, avendo pagato pegno alla sincerita`, viene accolto
dalla famiglia come il figliol prodigo, aiutato a reinserisi
e lanciato verso un Radioso Futuro. Quello che rende
il film spettacolare e` lo sguardo che Cantet rivolge su
Vincent, per tutto il film, senza mai lasciarlo (grazie, per
esempio, alla profondita` di campo perennemente bassa e alla
musica straziante): Vincent ha semplicemente paura. La paura
del fallimento, di deludere, di non essere all'altezza delle
aspettative degli altri; tutti l'abbiamo provata prima o
poi, e tutti sappiamo quanto sia umiliante.
L'umiliazione di
Vincent e` resa in modo perfetto: sorprendente come il film
riesca a ridurre un uomo all'apparenza felice,
professionale, retto, perfino ben piazzato fisicamente, in
un povero bambino impaurito, un cerbiatto in fuga disperata
per le autostrade francesi: al venerdi` sera, la barba
lunga, si rade e si risistema e poi torna a casa dove i
marmocchi gli corrono incontro abbracciandolo. Vincent
viaggia senza meta per cinque giorni la settimana, dorme in
auto, mangia quel che puo` in autogrill, e cerca di fare
qualche soldo proponendo ad amici e conoscenti investimenti
fasulli; viene smascherato da un vecchio parvenu dedito al
contrabbando di frontiera; intraprende il mestiere pure lui;
ma finalmente viene scoperto. Menzione speciale alla scena
in cui la moglie Muriel capisce tutto grazie al dialogo del
contrabbandiere, Jean-Michel, con suo figlio. Un gioiellino
da cinema muto, che mi ha ricordato l'effetto di una scena
analoga di "The 39 steps". Due ore e passa,
e sembrano trenta minuti. Niente cadute di tono, e
soprattutto nessuna concessione alla retorica: dialoghi
asciuttissimi, no scene madri. Cosi` si fa, e di qui i vari
Soldini, Piccioni e c. avrebbero parecchio da imparare. Il
cinema non e` fotografare gente che conversa! (bum... ma il
succo e` proprio questo) Gran finale: al funzionario
del settore risorse umane che lo intervista prospettandogli
grandi responsabilita` e grandi guadagni, Vincent risponde:
io non ho paura. Fine. Ovviamente non e` vero... o forse e`
vero, perche' ormai Vincent ha accettato di tornare per
sempre nella minuscola nicchia insignificante che
l'esistenza gli ha riservato da sempre. Da non
perdere, assolutamente.
Claudio Castellini
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