Locarno 2001: atmosfera difficile da descrivere... vedere Irene
Bignardi direttore di un festival di
cinema ti fa sentire un po' ai confini della realta' (e si sta pronti a turarsi le orecchie casomai le venisse
voglia di spoilerare il film che
stai per vedere [l'ha fatto anche ultimamente a milano, alla presentazione di "il terzo uomo" e a chi si e'
lasciato andare a
fischi ha detto, serafica "ah, non lo sapevate?"]).
Per il resto, siamo state troppo poco per capire che aria tira fra il
pubblico...
Alcune note di colore: il premio del pubblico e' sponsorizzato da UBS e pare che i fischi che riceveva il loro logo prima
dei film fossero talmente tanti che hanno commissionato un sondaggio al volo per sapere come mai il pubblico lo facesse...
Dall'edizione di quest'anno manca la sottotitolazione in
italiano...perche'? film in inglese e sottotitoli in italiano esercitano
sinapsi del mio cervello che non pensavo di avere, e sono curiosa di vedere come la memoria a lungo termine rielaborera' il contenuto cosi'
immagazzinato (che ha allegramente sorvolato l'area della comprensione linguistica "normale". Non sto scherzando, la questione non e'
banale).
E' stato proiettato il documentario girato su materiale di 40 registi italiani (e non?) su Genova...molta folla fuori dal cinema, piu'
di una proiezione. Il sabato sera sul palco di Piazza Grande e' stato applaudito a lungo uno striscione su Genova, tanto quanto, all'incirca
e' stato fischiato ieri sera Sgarbi, che una telecamera stava inquadrando e mandando in diretta sul grandissimo schermo della Piazza
Grande. Il cameraman della televisione della Svizzera italiana ha dei bei riflessi, il capello unto e' stato
immantinente sostituito dalla ripresa ravvicinata di una fioriera...
Premio "Pardo d'oro" a "Alla rivoluzione sulla due
cavalli", che non ho visto. Il premio e' stato dato con una piccola nota del
presidente della giuria per raccontare che non e' stata raggiunta l'unanimita': si sono accapigliati (pare letteralmente) perche' una parte della giuria l'ha giudicato immeritevole: superficiale e
buffonesco, una brutta copia di Marrakech express, una sequenza di luoghi comuni.
Un po' di commenti ironici sui film (assolutamente spoiler free) assolutamente in ordine di
visione:
- Moulin Rouge, di Baz Luhrmann
Cosa c'e' nell'acqua che si bevono gli australiani non so, ma qualcosa
che li fa essere cosi' singolarmente fuori di testa secondo me, si deve
ammettere, c'e'. Come fanno a prendere i generi e mettergli qualcosa
di assolutamente kitch di fianco, qualcosa di assolutamente naive
sotto,
qualcosa di incredibilmente roboante a sinistra, qualcosa di
perfetto tecnicamente sopra, e rendere il tutto cosi' nuovo e bello e
porcatroia,
cinematografico? Moulin Rouge e' indescrivibile: tecnicamente un musical, e che musica: un pizzico di Elton
John, Nirvana, Freddy Mercury, i Police...per commentare la sturiellet d'amore del povero scrittore e della bella regina del
varieta', intessuta di scenografie e
costumi che l'horror vacui dei monaci medievali che istoriavano i codici al confronto e' sobria pulizia.
- Il pianeta delle scimmie, di Tim Burton
Maestria, goduria, effettoni, letteralmente, scimmie e banane...abbondanza di tutto tranne che di cuore, in questo
roboante
remake. Godurioso, e che fa saltare sulla sedia, con Whalberg privo di una sia pur minima espressione (anche le due che si
dice avesse Clint
Eastwood). Del primo ricordo alcune battute di raffinata ironia
("Seamus, sii scimmia!"). Qui non saprei...beh. Il fatto
che ormai
tout le monde sa come finisce l'originale non impensierisce
Burton, che apparecchia il finalone
l'istess. Complimenti.
- The Emperor's new clothes, di Alan taylor
Non ho voglia di scartabellare, ma Taylor non e' proprio di primissimo pelo e ci ha anche un bell'istinto spettacolare e commerciale. Per cui
questa storia di quando e come veramente finisca la vicenda terrena di Napoleone Bonaparte (non esattamente il 5 maggio 1821 a
sant'elena) e'
molto godibile e divertente. Potrei scendere in particolari, ma perche'? tecnicamente si potrebbe dire che e' un film di fantapolitica,
praticamente e' un film da non perdere al cinema, ingegnoso e benissimo interpretato da Ian
Holm.
- Miss Wonton, di Meng Ong
Appena arrivata in america dalla Cina rurale, una ragazza comincia a conoscere il suo nuovo paese, fra errori e buffe
ingenuita'. Film un po'
aereo, fino a che non scopriamo di piu' sulla vita e le vicissitudini che hanno condotto la protagonista fin
li', serve sopratutto come
memento. sigh.
- Dervis, di Alberto Roncalli
Eccolo. Un gioiello. Film italiano, cari miei, di regista italiano. Non so se qualcuno lo conosce, a me pare che
questo "Derviscio" sia un'opera prima di Alberto Rondalli (tratto da romanzo molto famoso), che pero' viene dalla regia teatrale. Dov'era
nascosto? Non me lo lascero' mai piu' scappare! Ambientato all'inzio del '900 (ma fuori dal tempo) in Turchia, da attori turchi, parlato in
turco, alla faccia della poca pratica internazionale. Amara storia sulla corruzione che da il potere, e' come vedere la fortezza dei tartari dal
di fuori, dalla parte della prateria polverulenta. Immagini pulite e abbacinanti, un silenzio prezioso ovunque, inquadrature che lasciano
senza fiato, un ritmo che si allarga immediatamente finche', alla fine del film, si esce dal cinema e non si sa piu' come sia fatta l'Europa.
Non perdetevelo.
- Le stade de Wimbledon, di Mathieu Amalric
Cosa c'entri lo stadio di Wimbledon si capisce solo negli ultimi 5 minuti e non importa, dato che, in effetti e lasciatemelo rivelare,
Wimbledon non c'entra niente. Una studiosa francese vagola per l'Europa in cerca delle persone che hanno conosciuto Bobby
D., uno scrittore che
non ha mai scritto niente e che ha "non scritto niente" sopratutto a Trieste, che ci viene mostrata in lungo e largo mentre lei parla con
vecchi compagni di bevute, amiche del nonscrittore e librai. Infine approda a Londra eppoi a
wimbledon, dove continua la sua ricerca sulle
motivazioni del rifiuto di scrivere di Bobby. Poi finiscono gli 80 minuti del film, ci si alza dalla poltroncina e ci si mangia un gelato.
Ho letto che il regista ha dichiarato "non esisteva sceneggiatura, l'abbiamo girato giorno per giorno lasciandoci guidare dall'estro".
Ma va là...
- The Deep End, di Scott McGehee e Davi Siegel
Se non ho capito male le spiegazioni in proposito, questo e' un noir, ambientato in atmosfera patinata alla
"verita' nascoste" e pero' tutto giocato su personaggi e relazioni, dialoghi e atmosfere tese da ricatti e conti alla rovescia. Tilda
Swinton, involontaria dark lady (come mi assicurano sono le dark lady piu' pericolose) con il suo strano fascino sessualmente asessuato, insieme
alla luce azzurra del lago Tahoe e ai begli occhi del malvivente che l'incrocia, imbastiscono una storia di inquietudini che lascia un po' di
segno.
- Love the Hard way, di Petere Seher
Il faccino stropicciato di Adrien Brody e' perfetto per questa storia di volontaria discesa all'inferno di una brava ragazza che cerca di
redimere il deliquentello fascinoso e senza cuore. Non riesco ad essere obiettiva, deve essere legato a qualcosa che ho mangiato da piccola, ma
a me questo genere di film non piace. Se non fosse per questo mi sarei divertita e
commossa, e tutto lo squallore che passava sullo schermo (niente vi sara' risparmiato) sarebbe stato reso piu' luminoso e catartico dal velo
di lacrime che mi si sarebbe formato davanti alla pupilla. Ma nisba.
- Dong Ci bian Wei, di Emily Tang
Sospetto, e mi secca un po', di non riuscire a rendere giustizia a questo film (ha vinto uno dei premi), visto che non deve essere stato
del tutto privo di rischi girarlo e farlo girare. Un gruppo di quattro amici cinesi si ritrova e si tiene in contatto dopo che uno di loro e'
infine riuscito ad espatriare: ne parlano e leggono le poesie che ha lasciato loro, mentre a cena insieme si sbronzano con metodo. Vivono
cercando di mettere su commerci perlopiu' sfigati, e neanche chi ha un
lavoro fisso se la passa tanto bene. Il sogno e' quello di "andarsene", e l'annuncio che la legge marziale (promulgata dopo i
fatti di
Tien-An-Men) viene infine (nel 1992) revocata e si puo' tornare a girare di notte senza paura suona derisorio per chi
comunque non ha dove andare
e sopratutto il come.
- Tojiru Hi, di Isao Yukusada
Girato in digitale e montato in maniera non proprio impeccabile, e' veramente
cialtronissimo. Cialtrone al punto che dall'inizio
alla fine di una scena, da un tavolo scompaiono computer, monitor, libri e cancelleria varia, per lasciare una superficie immacolata. Chi l'ha
sgomberato, visto che i tre protagonisti erano impegnati in una lotta all'ultimo sangue? A quel punto il cervello se ne va a spasso, come
potete immaginare. E pero' mi rimane un dubbio. Ma perche' in tutte le opere giapponesi, romanzi e film, c'e' sempre questa voglia di suicidio?
Insomma, in cosa consiste l'infelicita' di tutta questa gente?
Dal NG cinema IAC, Spaceman Spiff (a bit censored...)
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