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Luce dei miei occhi...
abbaglia il festival!
un film di Giuseppe Piccioni

Luce dei miei occhi Come spesso avviene, quanto più è grande l'aspettativa, tanto è più amara la delusione. Luce dei miei occhi ha il sapore acre di un'occasione mancata. Il viaggio intimo all'interno dell'animo dei due protagonisti finisce, infatti, per risolversi in un percorso fastidiosamente deviato da sotto-storie che appesantiscono e alterano l'equilibrio della trama, fino alla noia.
Antonio e Maria sono due personaggi in cerca di un'identità affettiva, diversissimi tra loro e, proprio per questo, destinati ad un'incontro  problematico, ma ricco di spunti narrativi. Se Giuseppe Piccioni avesse deciso di seguire soltanto il loro percorso, Luce dei miei occhi sarebbe stato un gioiello. Peccato che l'intensità del loro lacerante rapporto si perda nei rivoli secondari in cui il regista si inoltra nel tentativo (forzoso) di rendere ancora più universale il dolore di anime alla deriva. Risultato: dopo un'ora il film si perde irrimediabilmente per strada...
Piccioni sceglie poi la soluzione narrativa della voce fuori campo, il silenzio fatto di sguardi e il sottofondo assai suggestivo della splendida musica di Ludovico Einaudi. Ma, in tutto questo, il potenziale emotivo della vicenda fatica a farsi strada come se Piccioni temesse di andare fino in fondo al cinismo di Maria e alla rabbia di Antonio a discapito, soprattutto, di un attore come Lo Cascio che il regista non ha lasciato libero di esprimersi secondo le proprie notevoli capacità, frenandolo in un'espressività fin troppo contenuta.
Alla fine l'impressione è quella di sguardi e silenzi che reclamano un gesto, un'azione, una pulsione...
C.V.

--- Luce dei miei occhi - LUCE DEI MIEI OCCHI di Giuseppe Piccioni-PICCIONI con Lo Cascio - LO CASCIO e Ceccarelli-CECCARELLI

Antonio, che di mestiere fa l'autista, conosce Maria, proprietaria di un negozio di surgelati sommersa dai debiti e in causa per l'affido di sua figlia, e se ne innamora. Per aiutarla nel pagare le rate mensili del suo debito si rivolge allora a Saverio, lo strozzino a cui Maria ha chiesto in prestito i soldi, e comincia a lavorare per lui.
"Luce dei miei occhi" e' il classico esempio di cinema italiano "deteriore", che sfrutta i cliché della pellicola impegnata per attirare il pubblico verso un prodotto malamente realizzato. E il fatto che ricalchi le atmosfere malinconiche del precedente "Fuori dal mondo" (che comunque, al contrario di questo, era un ottimo film) non fa che confermare la mancanza di idee di Piccioni, che mira a ripetere il successo anteponendo il già visto all'innovazione.
La maggior parte del film e' raccontata con voce fuori campo o monologhi, trucco usato solitamente dagli sceneggiatori per semplificarsi il lavoro. Raccontare il mondo interiore di Antonio in questo modo non porta altro che ad un insostenibile rallentamento del ritmo, che si cerca di mascherare con una asfissiante presenza della musica, per restituire alla pellicola una parvenza di ritmo. I personaggi, seppur credibili, diventano a volte fin troppo macchiettistici (l'amore incondizionato di Antonio e' fin troppo esagerato), e il finale nega le premesse della pellicola per arrivare ad una soluzione parzialmente riconciliatrice che accontenti il pubblico di bocca buona.
Rimangono due ottimi attori, vincitori di una meritata "Coppa Volpi", chiarendo però che la loro performance non fa comunque di "Luce dei miei occhi" un film degno di menzione.
Graziano Montanini

--- Luce dei miei occhi - LUCE DEI MIEI OCCHI di Giuseppe Piccioni-PICCIONI con Lo Cascio - LO CASCIO e Ceccarelli-CECCARELLI

Due solitudini si incontrano a Roma: Antonio fa l'autista e Maria gestisce un negozio di surgelati. L'idea di confrontare due persone che si sentono inadeguate rispetto alla realtà che le circonda e' molto attuale e affrontata con sensibilità, soprattutto nella costruzione del personaggio di Maria, vissuto con intensità dalla brava Sandra Ceccarelli. Il film di Giuseppe Piccioni, però, reduce dal riuscito "Fuori dal mondo", sconta più di un difetto che appesantisce la visione sfumando i buoni propositi del progetto. Già dalla prima sequenza dell'incontro casuale tra Antonio e la piccola Lisa (la figlia della protagonista), infatti, ci si imbatte in dialoghi letterari e poco credibili che anziché trasmettere malinconia e verità, comunicano enfasi. La voce fuori campo, poi, con il parallelo tra Antonio e il Morgan protagonista di un romanzo di fantascienza, e' spesso invadente e contribuisce ad alimentare la
gravità del racconto. Altro elemento inquinante, l'onnipresente tema musicale (bello ma sfinente) di Ludovico Einaudi che sembra sempre dover sottolineare una poesia più annunciata che reale.
Ulteriore appesantimento nella narrazione deriva dal personaggio di Saverio, sfruttatore dall'apparenza gentile interpretato da Silvio Orlando, che toglie respiro al taglio intimista del racconto e diventa una parentesi evitabile. Tra l'altro la purezza e l'ingenuità di Antonio nei suoi confronti risultano ben poco credibili. La sensazione e' che si sia voluto volare alto, ambendo a poetiche riflessioni che però arrivano allo spettatore in modo visivamente
suggestivo (bella la fotografia di Arnaldo Catinari e fluido il montaggio di Esmeralda Calabria), ma prolisso e anche un poco affettato.
Luca Baroncini

PatBateman ( dal NG cinema 4/09)
Si consuma lo scandalo: Piccioni

Oggi abbiamo toccato l'apice del disgusto.

Ieri sera si proiettava per la stampa "Luce dei miei occhi" di Piccioni e il Palagalileo straripava di gente, il mainstream della critica ufficiale c'era tutto al gran completo ed in fervente attesa. Comincia il film, lascio alcune indicazioni:

POSSIBILI SPOILER

a) il film è assolutamente orrendo, a tratti imbarazzante per povertà filmica e nello stesso tempo arrogante e supponente con i silenzi e le inespressività di Lo Cascio, attore ben lanciato e quotato per l'opera precedente a questa

b) l'opera ha come filo conduttore alcuni romanzi di science-fiction della Urania che vedono protagonista Morgan. La voce fuori campo riporta in modo insistente e fastidioso alcuni estratti di quei libri (in conferenza stampa Piccioni stesso svelerà che i pezzi narrati sono completamente inventati e non certo tratti dagli Urania come si voleva far credere -cosa che mi era stata già svelata da un fan della serie-). Il filo conduttore del parallelismo tra Morgan e Lo cascio non regge nemmeno un secondo, anzi a volte si ha la netta sensazione che la voce fuori campo non c'entri assolutamente nulla e sia solo un puro manierismo riempitivo

c) a tratti la trama pare veramente demenziale con Lo Cascio che per amore di una ragazza madre perde tutto, si annulla completamente fino a farsi assoldare da un usuraio (un Orlando assolutamente poco credibile e che piazza anche in questo film un balletto -stavolta il cha cha cha n.d.r.-) per pagare i debiti della donna e farla innamorare.

Potrei continuare per altre righe a raccontarvi un film terribile ma è meglio se arrivo immediatamente al punto: alla fine della proiezione dopo i primi timidi applausi il film viene travolto da bordate di fischi, si leva un "vergogna", un "vai a lavorare" e via dicendo, che schiacciano i primi sussulti di approvazione.
Stamane si consuma la disgrazia: in conferenza stampa, molto attesa proprio per i fatti della serata precedente e quindi stracolma, il film viene osannato da palco e platea, si alzano lodi, canti di giubilo e profezie meravigliose per un cinema italiano che ha ritrovato "tutta la sua intensità". Addirittura c'è stato chi ha confessato che "per mantenere le emozioni che mi ha dato luce dei miei occhi, ho saltato la proiezione successiva". Qualcuno sosteneva che mai come in questo periodo, il cinema italiano ha bisogno di -attenzione attenzione- "AMORE".
Ma i giornali? Che gente hanno mandato a Venezia?
E i fischi? E i "vai a lavorare"?...spariti in meno di 12 ore, in nome dell'"amore" naturalmente.
Immediatamente mi sono venute in mente le polemiche sulla "decadenza" nate proprio lo scorso anno dopo i "fatti del Sacher". Impossibile non notarla questa decadenza, decadenza circolare produzione>autore>stampa>autore>produzione. Erano tutti lì, a sbucciarsi le mani applaudendosi.

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