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The triumph of love
di C. Peploe
Clare Peploe, con l'assistenza produttiva e di
sceneggiatura del marito Bernardo Bertolucci, mette in scena l'omonimo testo
teatrale scritto dal drammaturgo francese Marivaux nel diciottesimo secolo: le
trappole d'amore intessute da una giovane principessa per arrivare al
cuore dell'aitante Agis. Ecco quindi travestimenti, tranelli, promesse,
equivoci, ripicche, conquiste, il tutto tra bellissime ville e geometrici
giardini dell'inflazionata campagna toscana.
E' interessante l'idea di rendere attuale un testo teatrale in cui le parole
d'amore contano molto più delle azioni e sono in grado di scatenare passioni e
scaldare il cuore. In realtà, però, le seduzioni ordite dalla protagonista
sembrano divertire e scuotere soltanto lei e le sue vittime e non scalfiscono
mai l'interesse dello spettatore, all'inizio spaesato e poi via via sempre
più
annoiato e distante. Gli attori si calano con partecipazione nel progetto, in
particolare la spiritosa Mira Sorvino che sfoggia un perfetto accento inglese,
ma nonostante il ritmo sostenuto, i giri vorticosi della macchina da presa e i
martellanti dialoghi (o , chissà, forse proprio per questo), la girandola di
parole d'amore non supera i confini dello schermo.
Simpatiche alcune trovate, come l'idea di un teatro filmato con un pubblico che
ogni tanto compare per assistere alla rappresentazione, o come il saluto finale
degli attori in abiti del nostro tempo, che vorrebbe rendere universale l'intima
esplorazione della natura umana e
i suoi trasporti irrazionali. Peccato, però, che la forma prevalga sulla
sostanza.
Luca Baroncini
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