Waking Life
di Richard Linklater
Tanto per ripetere l'ovvio: il cinema non
è adatto all'illustrazione di costruzioni intellettuali
complesse - teorie scientifiche, sistemi filosofici etc. Un
dibattito filosofico può essere interessante, appassionante
sulla pagina, diventa mortalmente noioso se recitato da due
attori su uno schermo. Psicologia, morale: sì. Ma già il
freudismo, per esempio, può essere usato ma non spiegato.
Si può fare un film per mostrare che la democrazia è
meglio della dittatura: è già più difficile fare un film
per mostrare che il sistema bipartitico sia meglio di quello
multipartitico. Non vuol dire che non ci sia provato, anche
con risultati interessanti (per citare il Dr. Johnson, è
come un cane che cammina sulle zampe posteriori: it's not
done well, but it's a wonder it's done at all). Ma si tratta
di una galleria minore: Jodorowski, Guy Debord (che appare
nella parte di se stesso), Greenaway (se si riuscisse a
capire cosa sta cercando di spiegare). Richard Linklater,
probabilmente uno dei registi viventi più intelligenti, ci
riesce alla grande. Il compianto (mi riferisco alla sua
assenza da questo NG, beninteso) prof. Carlo Natali, aveva
detto tutto quanto c'era da dire: la filosofia esposta nel
film è solida, aggiornata e puntuale; l'idea del cartoon fa
sì che seguiamo con attenzione discorsi che altrimenti ci
annoierebbero a morte recitati da attori in carne ed ossa.
All'inizio i vari monologhi possono parere slegati, per
quanto interessanti: poi ad un tratto si nota il pattern,
dal linguaggio e dalla percezione si passa al sogno e da
questo alla morte, passando per la società, la
responsabilità, la natura del cinema e l'ontologia
dell'universo. In mezzo ci sono anche storie di ordinaria demenza e Stephen
Soderbergh che racconta un aneddoto su Billy Wilder e Luis Malle.
Alla fine Richard Linklater spiega tutto rifacendosi a
Philip K. Dick (Flow
my Tears, the Policeman Said).
Linklater ha dei limiti: quando ha provato l'epica, nei
Newton Boys, il
risultato, benchè a tratti divertenti, non è stato
positivo. Ma all'interno del suo campo - dove la quotidianità trabocca di
intelligenza e di luce - è grande.
Il talento visivo di Linklater è notevole: rifiutando
generalmente gli
effetti vistosi è capace di illuminare da dentro la vita più
quotidiana. In questo film sperimenta, secondo me con successo. Austin,
Texas, diventa un
luogo mitico, ben più fantastico delle scoppiazzature lucasiane di Blade Runner. In particolare la quantità ed espressività
dei
colori è
impressionante, fa sembrare moderati i cartoni animati normali.
Qualcuno dice di essersi annoiato - beh, probabilmente è annoiato dalla vita ed un buon seppuku potrebbe essere la soluzione
onorevole.
La vita non esaminata non è degna di essere vissuta, disse qualcuno
molto tempo fa.
Altri obbiettarono che anche la vita troppo esaminata può
essere un disastro. Un dibattito serio.
Ma quelli che hanno parlato di 'chiacchiere
pseudo-filosofiche' o hanno
tirato fuori quell'aggettivo tipico dei cervelli ossificati
- 'new age', hanno dimostrato solo la miseria umana. Se non
sono in grado di distinguere fra la filosofia e la
pseudo-filosofia è solo perchè non si sono mai fatti una
domanda seria in tutta la loro inutile vita gonfia di film
visti in tv. Cosa ci siete andati a fare? Non era un film
per voi - come non è per voi correre la maratona, vincere a
Monopoli, combattere su un ring o leggere Proust. Godetevi
la vostra playstation (in cui perdete sempre) e le repliche
di Scooby Doo (in cui non riuscite mai a scoprire il
colpevole prima della fine). Per tutti gli altri, Waking
Life.
Stefano Trucco
--- Waking
Life - WAKING LIFE di richard linklater RICHARD LINKLATER
In "Prima dell'alba" Richard
Linklater ci ha trasportato a Vienna nell'incontro casuale
tra un ragazzo americano e una ragazza francese che, da
perfetti sconosciuti, nel giro di ventiquattro ore diventano
prima amici e poi amanti. In "Waking life" il
regista riprende, in una delle brevi sequenze in cui il film
e' ripartito, gli stessi attori (Ethan Hawke e Julie Delpy)
persi in una filosofica discussione sullo scorrere del tempo
e la reincarnazione. In apparenza i due film sono molto
diversi, perche' "Prima dell'alba" inserisce il
continuo e libero confronto tra i due protagonisti in una
storia che permette immedesimazione e complicita' con i
personaggi. In "Waking life", invece, gli incontri
di un giovane con tanti loquaci personaggi sembrano
succedersi senza una logica particolare in grado di
contenerli e all'inizio la sensazione e' di totale
spaesamento. Sembra di dovere subire la summa del Linklater
pensiero suddivisa in siparietti. Se pero' si ha la pazienza
di superare la prima ostica parte, con graduale progressione
si entra in una dimensione onirica che, anziche' spiazzare
ulteriormente, chiarisce la sofisticata linea narrativa. E
alla confusione si sostituisce la poesia e una
sensazione di chiarezza che appaga e, al contempo, inquieta
e rasserena. Ecco quindi che le tante teorie ascoltati sul
destino dell'uomo, il caos, la comunicazione, il fluire del
tempo, il sogno, l'universo, diventano non piu' gratuiti, ma
necessari e illuminanti. Come anche la forma utilizzata per
esprimerli - film girato con attori trasformato attraverso
un software specifico in cartone animato - che da
vezzo d'autore diventa efficace espediente visivo per
rendere la natura onirica del progetto. Del resto, come
scoprono i due bambini che giocano nella prima sequenza,
"il sogno e' destino".
Luca Baroncini
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