Almost blue
Non ci siamo!! Un storia di serial killer all' Italiana (nel
senso peggiore del termine...) portava con se il fascino ed il gusto di una grandiosa
sfida: competere finalmente col cinema internazionale.Ebbene, secondo me il film di
Infascelli ne esce assolutamente mal ridotto, ma non completamente devastato.
Thriller dai toni forti e cupi (nelle intenzioni), Almost Blue risulta a tratti limitato,
e a tratti inadeguato. La sceneggiatura sviscera una serie di moventi e situazioni che,
risultando appena tollerabili nel primo tempo, generano indignazione e sconcerto nel
secondo blocco del film (sara' colpa di Lucarelli o dello stesso Infacelli?). Sotto questo
punto di vista il film , nella parte finale, tocca veramente il fondo: i dialoghi si fanno
via via sempre piu' grossolani e assurdi, mentre scene di sesso assolutamente gratuite ed
inutili (con vette che sfiorano il trash come nella "leccata di peli e strusciamento
di tette" tra la protagonista e Claudio Santamaria), oppure assassini che risparmiano
inspiegabilmente vittime sparendo per riapparire dal nulla nelle auto dei *commissari col
pizzetto* di turno, sono solo alcune delle leggerezze di una sceneggiatura che sarebbe
generoso definire quantomeno "indecente" (specialmente per un film di questo
tipo).
Non convince poi, nessuno degli attori all' opera. La protagonista (con 2 belle tette,
bisogna ammetterlo!) risulta incapace nel ruolo assegnatole, rendendo frigida e priva di
fascino la parte dell' investigatrice alle prese con l' irrazionale imprevedibilita' di un
malato di mente. Al contrario ritengo che necessitava pathos e carattere, non la
sciattezza di una donna-commissario che il piu' delle volte sembra fissare un punto nel
vuoto (questo per dare l' idea della sua recitazione...). Quello che invece ha deluso meno
(soprattutto viste le mie scarsissime aspettattive) e' stata la regia. Intendiamoci, il
film e' costellato di vezzi e giochetti, alcuni dei quali molto discutibili e di dubbio
gusto, ma in generale nell' arco di un film cosi' lacunoso strutturalmente, Infascelli
dimostra di conoscere quantomeno i fondamentali, di saper creare taluni, anche se
pochi purtroppo, momenti di vero cinema. Mi riferisco alla scena in strobo-light dove il
serial killer immerge la sua testa nell' acqua autoflagellandosi, o ad alcune scelte di
RealTv con camera a mano (efficace l'urlo continuo di una donna in sottofondo quando la
protagonista arrive sul luogo di un delitto appena avvenuto) dove non si puo' fare a meno
di notare lievissime influenze compositive tipiche dei boschi dove vive la strega di Blair
(devo dire che tutto sommato non da fastidio). Davvero infelici invece, i giochetti
grafici (la protagonista che suona un campanello su fondo sfumato e "vibrante" o
le impressioni auditive del cieco viste come gocce colorate sullo schermo nero in
soggettiva ) e le acrobazie immature ( alla fine del film, per esempio, vi sono rotazioni
su controrotazioni...davvero troppo trendy). Tutto sommato ho approvato (o, piu'
esattamente, non detestato) la cura della composizione cromatica di tutta la pellicola e
l' impostazione estetica di un po' tutti i primi piani - non sembrano i soliti primi piani
*Italiani* e questo e' gia' un immenso passo in avanti... - anche se ho ravvisato un certa
intolleranza ottica nei movimenti stabilizzati (quando si seguono i soggetti con camera
stabilizzata all' inerzia, mi sono sembrati quasi sempre ripresi con focale inadeguata per
la distanza e si vede che l' operatore fatica tantissimo a tenere dentro i soggetti).
Brutta l'idea di dare questo spirito *sensibile e poetico* al cieco di turno , dandogli la
possibilita' di distinguere i suoni tramite i colori (pessima la scena in cui la
protagonista chiede a quale colore somigliasse la sua voce...Claudio Santamaria manda in
play la canzone di Elvis Costello "Almost Blue" motivo ispiratore e omnipresente
nel film), sintomo dell' ennesima bambinata retorica tipicamente Italiana.
Come thriller, il finale non riserva particolari emozioni, ma anzi cerca di disattendere
lo spettatore (e' troppo dire che lo spiazza), espedienti alla Fincher che qui pero'
risultano sviluppati malissimo (per via della lacunosa sceneggiatura e di talune
incapacita' narrative).
Alla fin fine non ho odiato questo film, ma anzi, pur nella sua assoluta
mediocrita', gli riconosco una sorta di dignita', soprattuto per la sensibilita' registica
e la cura nella confezione, cosa che in Italia (per un autore cosi' giovane) puo' davvero
far gridare al miracolo o quantomeno non farci ritrovare tutti qui a piangere, di nuovo,
davanti all' ennesima diarrea Italiota. Piangiamo si' , ma altre volte e' andata peggio,
molto peggio.
Questo perche' -Almost Blue- e' "il meno peggio".
BArrYZ
Cinema
e letteratura: Almost blue: vedere o sentire?
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