Amorestremo
di Maria Martinelli
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a VM18 viaggio nel cinema (semi) invisibile
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un viaggio nel cinema erotico/hard d'autore
Dopo il documentario sul mondo del porno "I
gladiatori", illuminante ma non troppo, Maria
Martinelli affronta il suo primo lungometraggio. E i
risultati sono a dir poco disastrosi. L'inizio - nonostante
ambientazione, uso della luce e psicologie ritagliate pari
pari da un qualsiasi rotocalco trendy-femminile - lascia
sperare in un'indagine sul desiderio e sui limiti delle
pulsioni al di la' di un giudizio morale. Dopo poco, però,
il film prende la piega del giallo di routine: un omicidio,
una ridicola indagine da parte della protagonista e
l'ennesimo psicopatico da smascherare. Ma tutto resta in
superficie, con dialoghi improponibili, divertenti solo per
le reazioni di umorismo involontario che sono in grado di
suscitare. Bandita qualsiasi logica narrativa, non va meglio
sul piano della recitazione. Stefania Bonafede e' molto
bella, ma recitare significa vivere un personaggio e non
assumere espressioni pseudo intense ad ogni inquadratura
(forse e' semplicemente mal diretta). Quanto a Rocco
Siffredi, nome di traino del film, all'inizio sembra voler
deludere le attese: sempre vestito di tutto punto, si mette
a caccia dell'assassino girovagando con aria spaesata e
inanellando dialoghi inutili con un accento tendente al
russo. Quando finalmente ha modo di esibire il suo
innegabile talento (fisico) e' troppo tardi: lo spettatore
e' da un bel po' immerso in un sonno profondo. Si esce
quindi dalla sala senza alcun approfondimento di un mondo
molto vivo come quello degli annunci hard, per nulla
titillati (le sequenze soft-hard arrivano allo spettatore
senza complicità) e soprattutto storditi dalla noia. Come
dire, non bastano un superdotato e qualche buona intenzione
per fare un film.
Luca Baroncini
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