Il cielo cade
di Antonio e Andrea Frazzi
Il cielo cade è un film vero, intenso, tragico e commovente, un documento neorealista e
indispensabile su un periodo della nostra storia che non va dimenticato.
La campagna fiorentina, tra la primavera 1943 e l'estate 1944, fa da
sfondo ad una tragedia familiare del periodo più cupo vissuto in Italia durante il
secondo conflitto mondiale, una tragedia vissuta tra sconforto e speranza, che vede la
vittoria del più forte e più crudele tra
due opposte fazioni parimenti ridotte alla disperazione.
Le atmosfere cupe, con pochissime concessioni a fugaci momenti di speranza, rendono
palpabili sentimenti ed emozioni vissute da chi quel periodo l'ha visto con i propri
occhi, da chi quel periodo è stato costretto a trascorrerlo da ignaro, incolpevole
protagonista.
Una bellissima fotografia, piena di luce e di colore anche nei momenti
più tragici della vicenda, rende splendidamente palese e tangibile il contrasto tra il
confortevole e materno abbraccio di un'era di pace e la soffocante e spietata oppressione
di una guerra, visto alternativamente attraverso gli occhi di adulti poveri e semplici, di
adulti potenti e giusti, di bambini innocenti e spaventati.
Inutile discutere sulla valenza tecnica di una pellicola che non è e non
vuole essere un capolavoro, non vuole essere né innovativa né
tradizionalista, riprende a piene mani il filone del neorealismo italiano in chiave
moderna ed essenziale, meno cinematografica ma comunque adatta a comunicare emozioni,
sensazioni forti e soprattutto ad ammonirci a ricordare, trasferendo questo ricordo alla
nostra progenie, gli errori del passato, per impedirci a tutti i costi di ripeterli.
Chi non riuscirà a commuoversi di fronte a queste immagini, chi non si
sentirà travolto almeno in parte dall'ondata di sentimenti che invade la
platea sgorgando dallo schermo, chi saprà soltanto analizzare la struttura del film senza
penetrarne i profondi ed incisivi significati emozionali, ha fin d'ora tutta la mia
compassione, perché costretto a vivere rinchiuso in una stretta gabbia di cinismo.
Questo film conferma che il cinema italiano sta iniziando a muoversi,
recuperando, come in questo caso, valori che ormai sembravano dimenticati o, come in altri
casi, concedendosi sane digressioni introspettive ed oniriche; attendiamo fiduciosi gli
sviluppi di questa lenta risalita.
Acerbi Sergio
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