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Il tempo dell'amore
di Giacomo Campiotti

Sono secoli che l’amore s’impossessa degli uomini, e il suo "virus" sembra proprio che travalichi qualsiasi muro del tempo, continuando serialmente a mietere vittime. L’opera del regista di "Corsa di primavera", ma anche di " Come due coccodrilli", è un film visto dalla parte dell’amore, una insistita riflessione cinematografica su questo sentimento che fa agire gli uomini. E’ l’impianto narrativo del film, che mostra l’amore al lavoro, il continuo suo assemblaggio fatto salire, per caso, all’inizio del secolo su una carrozza di un treno che corre tra le distese sterminate dell’Africa del Sud (dove divampa la guerra anglo-boera) e fatto scendere nell’Italia di oggi all’interno di una sala di rianimazione.
Un amore contrastato tra un soldato semplice e la sorella di un ufficiale, lo stato sospeso della vita, il sesso, nella Parigi del 1940 che "accudisce" le passioni amorose di due giovani musicisti (Gabriel e Claire) che superano la difficoltà di non poter comunicare a parole attraverso il linguaggio della musica e dei corpi, e infine una ragazzina impegnata a vivere alcuni giorni d’estate accanto ad un ragazzo entrato in coma in seguito ad un incidente stradale e al quale racconta un po’ della vita che continua il suo percorso fuori, questa la mini "trilogia" del sentimento di quest’opera dove ognuno dei protagonisti porta a termine la propria missione d’amore, non arrivando mai alla consapevolezza di essere attraversati da invisibili energie dalle quali vengono agiti, portati, tras – portati dentro delle stagioni che assomigliano in maniera evidente e scandalosa a quelle dei cicli naturali, che segnano il tempo o i giri di lune.

Gianluca Mattei

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