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Sole negli occhi
di Andrea Porporati
Andrea Porporati, sceneggiatore televisivo di parte della
saga mafiosa de "La Piovra", debutta nella regia
cinematografica. E la sua opera prima cerca di raccontare,
in chiave intimista, una vicenda che sembra tratta dalla
cronaca di un qualsiasi quotidiano: il determinato progetto
di un giovane di uccidere il padre, la sua realizzazione e
le tragiche conseguenze. La cosa piu' interessante del film
sono alcune sfumature nei dialoghi, capaci di lasciare
intendere senza spiegare, mentre la sceneggiatura non e'
sempre all'altezza delle situazioni descritte. Il film prova
a scavare nei lati oscuri del protagonista, nel suo
travaglio interiore destabilizzato da eventi che il non
detto trasforma in traumi e la psicologia del giovane
parricida e' resa in modo da imprimersi nella memoria.
Peccato per l'andamento lento da fiction televisiva non
sempre sostenuto dalle immagini, (curata la fotografia ma
piatta l'impaginazione), e nemmeno dalla recitazione.
Fabrizio Gifuni, protagonista assoluto su cui si basa il
film, rende con "maniera" il suo problematico
personaggio e i suoi occhi lasciano sempre trasparire il
misurato calcolo della finzione. Valerio Mastandrea gioca di
sottrazione, ma la sua pacatezza, abbinata ad un personaggio
privo di spessore, non convince. Quanto a Gianni Cavina,
co-protagonista della lunga sequenza iniziale dell'omicidio,
beh, forse la sua recitazione potra' essere rivalutata in
futuro. Di questi tempi la sua immagine e' troppo legata
alla pubblicita' per non aspettarsi, con ovvia caduta
dell'atmosfera di raggelante follia, che
da un momento all'altro sfoderi un costume da antico romano
per offrire a un incredulo Gifuni un piatto di "Quattro
salti in Padella".
Luca Baroncini
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