Regia: Alexander Payne
Soggetto: Kaui Hart Hemmings (romanzo)
Sceneggiatura: Alexander Payne, Nat Faxon, Jim Rash
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Kevin Tent
Scenografie: Jane Ann Stewart
Costumi: Wendy Chuck
Musiche: Dondi Bastone (supervisore), Eugene Kulikox (compositore aggiuntivo)
USA, 2011 - Commedia - Durata: 115'
Cast: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Patricia Hastie, Grace A. Cruz, Kim Gennaula
Uscita: 17 febbraio 2012
Distribuzione: 20th Century Fox
Il sorriso amaro di Alexander Payne
Payne torna dietro la macchina da presa sette anni dopo essere andato a esplorare i vigneti della California (in compagnia di Paul Giamatti).
Dalla contea di Santa Barbara a Honolulu, il regista sceglie ancora una volta location che tolgono il fiato, perfette nel creare il giusto contrasto con personaggi che devono affrontare un momento particolare della vita. Il momento della resa dei conti con il dolore.
Quando sua moglie entra in coma in seguito ad un incidente in barca, Matt King (George Clooney), padre di due figlie, di cui una adolescente, dovrà riesaminare il proprio passato e affrontare gli imprevisti del futuro. Rimasto solo, cercherà di ricucire il rapporto con le due ragazze, dovendo allo stesso tempo, decidere se vendere o meno la terra di famiglia, una striscia di spiaggia tropicale di inestimabile valore, che la famiglia King ha ereditato dai reali hawaiani e dai missionari. Quando Alexandra rivela al padre che la madre aveva un amante e che voleva chiedere il divorzio, Matt inizia a riflettere sulla sua vita e capisce che ha bisogno di una svolta. Insieme alle due figlie intraprende un viaggio alla ricerca dell’uomo, durante il quale, tra incontri divertenti, inizierà a ricostruire la sua vita e la sua famiglia.
La storia ci viene raccontata visivamente da primi piani, silenzi riflessivi e il solito humour amaro tipico di Payne, regista che riesce sempre ad arrivare in fondo all’animo dei suoi personaggi. A ritmo di ukulele e affidandosi a un set ricco di bizzarre camicie hawaiane, il regista poggia l’intero film sulla bravura comprovata di George Clooney.
Non bastano solo le espressioni, la sua è anche una prova fisica: le sequenze più riuscite sono quelle in cui lo vediamo in preda a una crisi emotiva, pronto a scattare e correre per strada con i sandali o a inseguire il presunto amante della moglie, per poi nascondersi tra i cespugli per spiarlo.
Se già nei panni di Ryan Bingham in Tra le nuvole l’attore aveva liberato la sua vulnerabilità, in questo film da piena conferma della sua agilità emotiva, attraverso lacrime e sorrisi.
Dilatando i tempi e bilanciando impeccabilmente drammaticità e speranza, Payne e il suo protagonista realizzano un’opera piacevole e di notevole impatto in cui i momenti struggenti diventano reali proprio grazie alla visione agrodolce che ci regala.
Voto: * * *½. .
Giada Valente
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Commedia e tragedia si ritrovano sotto l’amaro sole delle Hawaii
Paradiso amaro è la storia di una famiglia che deve fare i conti con un matrimonio ormai al capolinea e due figlie ribelli, il tutto posto sullo sfondo delle paradisiache isole Hawaii. Matt King (George Clooney) si ritrova a dover fare i conti con la vendita di un terreno di famiglia, ferito dal tradimento della moglie, alle prese con due figlie difficili che non conosce ormai più, in un momento drammatico per tutta la famiglia: il coma di Elizabeth King, consorte di Matt, a seguito di un incidente in motoscafo.
Ciò che scaturisce dal film è che il paradiso è degno del titolo, come le inquadrature di Payne ci ricordano in momenti nei quali sembra voglia staccare dalla storia per farcela metabolizzare step by step, e che la sua amarezza è di difficile digestione. La vicenda è ritmata da continui climax drammatici, magistralmente aiutati dalla brillante interpretazione di Clooney, il quale, con grande naturalezza, indossa i panni di un personaggio difficile e, non deludendo le aspettative che sono state riposte in lui già da prima dell'uscita nelle sale, agevolato dalla maestria e classe di Shailene Woodley (nel ruolo di Alexandra King), ci delizia per l'intera durata della pellicola.
Ma quello che lascia più attoniti gli spettatori è la grande libertà di scelta con cui vengono finalmente graziati: al contrario di tanti film drammatici, che decidono a priori la reazione che lo spettatore avrà alla visione di alcune scene, Paradiso amaro lascia al pubblico la scelta di trovare una soluzione emozionale e personale, a ciò che si vede. Infatti, nei momenti di drammaticità più topica, rimane ambiguo se l'intento autoriale è quello di strappare una risata, creando situazioni tendenti al paradossale, o una lacrima, quando però il paradosso si fa insopportabile e provoca dolore.
Una bella sorpresa sono le musiche, la cui supervisione è stata affidata a Dondi Bastone, che nella loro semplicità accompagnano la sceneggiatura nella scelta di lasciare una libera interpretazione agli spettatori: finalmente ci si può accostare alla tragicità del coma, senza avere un'orchestra di ottanta elementi che, prepotentemente, vuole la commozione di chiunque!
Un film da vedere e da godere.
Voto: * * *¾. .
Carlotta Cosolo



