C'era un cinese in coma

Ercole Preziosi è un manager di comicaroli e artisti di serie Z, immerso nel contorno mediocre della provincia e dei suoi falsi vezzi. La svolta - positiva e non - della sua carriera, arriva con la scoperta di un nuovo talento, Nicola Renda, suo autista di fiducia. Tra i due si formerà una grande amicizia, che naturalmente verrà deturpata dall'arrivo del successo, del denaro, delle meschinità.
17° fatica di Carlo Verdone, che potremme inserire - dividendo la sua filmografia in due - nella zona dei film "diversi", quelli cioè privi della forza mimica caricaturale che lo contraddistingue da sempre, dove più che sui personaggi si punta sulla storia e sui temi. A volte è un pregio a volte no. In questo "C'era un cinese in coma", in cui sceglie dei toni leggermente cattivi, la mancanza di personaggi si fa sentire enormemente, e per quasi due ore si vedono parlare unicamente i due principali protagonisti, con figure di secondo piano macchiettistiche e/o scontate. La maggiore vittima di questo difetto è il ritmo narrativo, che cade notevolmente nelle sequenze di intermezzo, quelle cioè che dividono una scena comica dall'altra, e per tenere sveglio e interessato lo spettatore si affida alle tette (e non solo). Nonostante la sguaiataggine però, si respira un'aria di non furbizia, di sincerità e di modestia (incluso l'epilogo), un pò triviale ma mai lasciva.
Perciò, appurato il fatto di trovarsi di fronte a una regia elementare, a una narrazione ingenua e a un cinema al quale non si può chiedere molto, restano il divertimento di alcune sequenze, la simpatia e la bravura di Verdone attore, e un bel finale cattivello da godersi. Da eliminare, da rasare al suolo, l'interpretazione di Beppe Fiorello, ormai sogno masochista degli spettatori più perversi.
Andrea D'Emilio

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